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La copertina di questo mese
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LA SCOMPARSA 
DEL DOTTOR BRUNO CESARINI

Lo ricordano 
Giuseppe Margheri
Nicoletta Lapi
Riccardo Bartolini

Bruno Cesarini: un umanista 
del nostro tempo

Ho conosciuto il Dr. Bruno Cesarini circa venti anni fa. Lavoravo presso la biblioteca comunale di Borgo San Lorenzo, dove si organizzavano delle escursioni mensili alla scoperta di Firenze: "conosci la tua città" era il titolo dell'iniziativa. Le visite a chiese e musei erano inizialmente condotte dal prof. Alpigini e dal prof. Bini, poi riuscii a portare l'amico Niccolò Niccolai che divenne il cicerone ufficiale. Il Dr. Cesarini era sempre dei nostri e fu durante le gite e gli incontri in biblioteca che nacque una reciproca simpatia. Ricordo con grande piacere le prime discussioni con questo signore mite, gentilissimo, affabile dai modi garbati, dalla pronuncia assai poco mugellana, dalle grandi letture ed affetto da una inguaribile curiosità verso tutto, come lo sono spesso gli uomini di cultura. Una volta eravamo a Firenze per vedere il Frontone di Talamone, si saliva su di un ponteggio per poter ammirare questo importante e maestoso reperto etrusco, si trattava dell'architrave di un tempio rimontato nella sua architettura naturale all'interno del museo archeologico. Stretti su di una specie di balcone avevamo di fronte il bellissimo fregio dorato tramandatoci dall'antichità. Il dottore mi stava accanto con il volto illuminato dalla gioia per la visione, si muoveva con piccoli saltelli come se non riuscisse a contenere il piacere di questa emozione; mi stringeva forte un braccio forse per trasmettermi quello che lui provava. Era insolito vedere una persona ormai adulta, esperta di cose d'arte, provare ancora emozioni così intense di fronte ad un manufatto del mondo antico. Durante queste escursioni fiorentine fotografava tutto e tutti, la fotografia si sa era una delle sue tante passioni.

Poi iniziarono gli inviti a casa. Eravamo un gruppo assai ristretto: Niccolò Niccolai e consorte, David Kessler scultore olandese amico comune, mia moglie ed io con nostro figlio Martino appena nato per il quale il dottore faceva approntare le pappe purché si andasse, forse vi era ancora qualcuno che non ricordo. Erano serate a tema: le incisioni di Rembrandt, Pontormo, il Rosso fiorentino, proiezioni di diapositive tratte dall'enorme raccolta del padrone di casa, capace di esaudire qualsiasi richiesta. Poi la discussione talvolta appassionata dove lui, spesso più preparato di tutti fungeva da stimolo e da vero maestro di maieutica, mai saccente mai pedante, riusciva a tirar fuori quello di buono che gli altri sapevano. Nella sua bella casa accogliente ci mostrava i quadri dei post-macchiaioli da lui acquistati, alcune pitture curiose di Gigi Savi, gli acquerelli di Marco Lukolic, la sua fornitissima biblioteca ricca di pregevoli edizioni, i vasi della manifattura Chini, le sculture di Mario Bini, per non parlare poi della sterminata raccolta di incisioni musicali. Per Natale talvolta è capitato di scambiarci qualche regalo: ebbi in dono una agenda di Franco Maria Ricci, ricambiai con un libro di Federico Zeri che forse il dottore ancora non conosceva.

A distanza di molti anni abbiamo ripreso le escursioni a Firenze, con nuovi amici guidati dal bravissimo Marco Pinelli. Il venerdì sera dotta preparazione a cura di Marco con diapositive nel mio magazzino e la domenica successiva  visita sul campo. E così tre anni fa circa ci siamo visti tutti i grandi monasteri fiorentini: San Marco, Santa Maria Novella, Santo Spirito, Santa Trinita, Santa Croce. Il dottore era sempre dei nostri, puntuale ed attento, prodigo di acute osservazioni e precisi riferimenti, chissà quante volte aveva già visitato quei luoghi da solo! Conservo una belle foto insieme a lui nel chiostro di Santa Croce ed una foto di tutto il gruppo sorridente sempre nello stesso splendido chiostro in una bella mattina di sole primaverile. Mi ha più volte brontolato amichevolmente per aver interrotto questa iniziativa.

Ci siamo visti tutti insieme a casa sua, un'ultima volta, per una serata su Donatello.

Negli ultimi tempi ci incontravamo ogni tanto dal giornalaio, era sempre il primo a porgere il saluto con la consueta cordialità e conservava ancora quel suo modo quasi poetico di togliersi il cappello. La sua scomparsa lascia un grande vuoto in questo paese! Ha detto qualcuno: "è scomparso l'ultimo medico dell'ottocento", riferendosi al luogo comune che faceva del prete, del medico e del farmacista le uniche persone colte di ogni paese di campagna, si frequentavano e davano vita a salotti ristretti a pochi amici. Credo invece che il dr. Bruno Cesarini fosse molto più di questo: un uomo di grande cultura di grande umanità, un divulgatore, una sorta di apostolo delle belle lettere, delle arti, della musica, dotato di quella umiltà che solo le grandi anime possiedono. Chi ama la letteratura, la pittura, la musica, chi ama il sapere e ne possiede in abbondanza e non fa di questo un elemento di distinzione sociale, ma lo mette a disposizione degli altri e fa della propria casa un centro culturale e quando vai a trovarlo non manca mai di metterti un libro in mano, ebbene, chi fa tutto questo appartiene a quella ristrettissima categoria di persone che nel 400' a Firenze si chiamavano umanisti e si chiamano così ancora oggi. Il dottor Cesarini non era affatto un medico dell'ottocento, era un piccolo grande umanista del nostro tempo e per certi aspetti ricorda Niccolò Niccoli personaggio dell'umanesimo fiorentino creatore della biblioteca di San Marco, amico e consigliere di Cosimo e Lorenzo dei Medici. E poi per capire fino in fondo da dove viene questo nostro medico forse occorre guardare il busto in terracotta che lo ritrae (nella foto sopra), opera dell'amico Mario Bini: qui il dr Bruno ci appare sorridente, calmo, sereno, i suoi occhi si spingono lontano, lo sguardo è intelligente e arguto. A me sembra il ritratto di un antico saggio del mondo classico, forse un filosofo del mondo romano del secondo secolo dopo Cristo, l'età d'oro dell'impero. Un filosofo del mondo antico prestato, chissà per quale destino, al nostro Mugello. Peccato, veramente peccato, che tale prestito sia giunto a termine.

Giuseppe Margheri

Ricordo dell'amico dottore

 

"La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini".

Questo è il consiglio che San Paolo dà ai Filippesi.

"Affabili" si nasce, così come si nasce "signori" indipendentemente da ciò che si possiede. Posso dire di aver conosciuto un uomo così: un vero signore, "affabile", un medico di quelli di una volta, "a tempo pieno", che sapeva bene che la cura più efficace per un malato è l'accoglienza premurosa, l'ascolto attento, l'incoraggiamento che infonde fiducia.

Questo medico- amico si chiamava Bruno Cesarini.

Se pesco, col filo della nostalgia, nel pozzo della mia memoria, riesco soltanto a far venire a galla un'espressione del volto o una frase.

Altri hanno ricordi nitidi e precisi: io ho soltanto macchie di ricordi.

Siamo negli anni '50 ed ho poco più di vent'anni. Il mio dottore "dell'estate" (perché sono una villeggiante che sta a Borgo soltanto d'estate, anche se qui ci sono le mie radici) ha capito che, oltre al mal di gola, può curare la mia solitudine. E mi ha invitato a casa sua ad ascoltare dei dischi: musica classica, naturalmente.

Non riesco più a mettere a fuoco quel salotto: è rimasta soltanto l'atmosfera.

Nella penombra, alcune persone se ne stanno in religioso silenzio, mentre la cattedrale sonora della Passione secondo Matteo cresce, riempiendo ogni angolo della stanza.

E sul volto del dottore si riflette l'armonia e la gioia di poterla gustare, assaporare insieme ai suoi amici.

Il secondo ricordo è più recente e quindi più chiaro. Il giradischi ha ceduto il posto al televisore. Il nuovo "salotto" si riveste così di esotici paesaggi, di scavi archeologici e soprattutto degli splendidi colori e delle linee armoniose delle pitture degli antichi Maestri.

C'è più brio, più animazione nel gruppo che ammira e commenta, ma non è cambiata la calda gioia dell'accoglienza che brilla negli occhi del Dottore ed è nuova ogni Sabato.

E lo rivedo aprire la porta di casa con la lieta espressione di un bambino che riceve un regalo , poi annunciare a tutti, con soddisfazione, il programma della serata ed infine sprofondare nella sua vecchia poltrona col telecomando in mano, sempre pronto però a balzare in piedi per accogliere i ritardatari o per fare il "tecnico" quando la proiezione non va per il verso giusto.

L'ultimo ricordo è una piccola busta bianca, sulla quale la sua minuta calligrafia ha segnato il nome della persona che desidera aiutare. Quella piccola busta bianca l'ha infilata lui, nella cassetta del Centro di Aiuto alla Vita.

"La tua elemosina resti nel segreto" ammonisce il Vangelo.

Caro Dottore, io so che in quella bara, al cimitero, c'è solo il tuo vestito di carne che, per la verità, ti ha servito bene fino alla fine.

Ma tu, tu sei sprofondato in una poltrona ad ascoltare la musica degli angeli. S'intende, di quei teneri, leggeri angeli che il Beato Angelico ti aveva già fatto conoscere.

Nicoletta Martiri Lapi

Un esempio di vita

La scomparsa del dottor Bruno Cesarini è stata veramente una grande perdita per Borgo San Lorenzo, e non soltanto per quanto concerne la sua attività di medico, espletata con passione e competenza per tanti anni. Crediamo che sarebbe riduttivo considerare la figura del dottore solo sotto questo aspetto. Vi sono tanti altri lati, tante "sfaccettature" della sua figura che meritano un ricordo.

Altri, ed in altre sedi hanno illustrato alcune di queste caratteristiche del dott. Cesarini, come ad esempio il suo grande amore per l'arte nelle varie forme.

Vogliamo ricordare anche il suo impegno nel sociale, per il quale aveva meritato il titolo di "Capo di Guardia" onorario alla Misericordia di Borgo San Lorenzo, verso la quale era stato prodigo di preziosi consigli e di consulenze mediche nei lunghi anni della sua professione. Ecco spiegato il motivo di quel cappello nero che - durante il funerale - era posto sulla bara, e del quale molti si chiedevano il significato.

E vogliamo pure evidenziare la sua entusiastica adesione all'Associazione turistica "Non solo giovani", della quale era stato fra i primi soci, partecipando a numerose gite, specialmente quando esse avevano come meta delle città d'arte, o comunque musei, pinacoteche, monumenti. Anche in queste iniziative aveva l'entusiasmo di un giovane, che univa alla competenza ed esperienza di anziano, facendone parte a coloro che nelle gite si trovavano ad essergli vicini, come accadeva ad esempio nelle "visite guidate" a Firenze.

Crediamo che, anche in queste cose, il dott. Cesarini ci abbia lasciato un esempio di come affrontare la vita, evidenziandone gli aspetti migliori per avere così un aiuto nel superare quelli peggiori. Così amiamo ricordarlo!

Riccardo Bartolini

il filo, Idee e notizie dal Mugello, luglio 2000
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