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La copertina di questo mese
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Quando ho rivisto Gino ho provato una grande gioia e una grande consolazione. Ci sono impressioni che a raccontarle le parole non bastano: ci vorrebbe il canto! Gli occhi di Gino Checchi nel giorno del suo centesimo compleanno (il 14 febbraio scorso), appartengono a questa specie. Occhi limpidissimi e appassionati, così come limpida e appassionata è stata tutta la sua vita fatta di fedeltà. Fedeltà alla terra, che ha lavorato con passione e intelligenza e per la quale ha ricevuto anche pubblici riconoscimenti; fedeltà gioiosa ai legami familiari; fedeltà alla propria fede e alla Chiesa, vissuta anche attraverso vitali vincoli comunitari e associativi (leghe bianche, azione cattolica, democrazia cristiana); fedeltà ad un senso alto della giustizia, compresa quella sociale, come via maestra per una convivenza pacifica e ordinata. Sono convinto che tante volte Gino si sarà rivolto al Signore per poter costruire con lui una società più umana.

C’è chi viaggia molto e capisce poco, e chi viaggia poco e comprende molto. La vita di Gino e della sua cara Laura (settant'anni di matrimonio il prossimo novembre) si è dipanata nella casa di Luco nella quale ancora vivono. Gino vi ha vissuto fin dalla nascita. Eppure le sue parole, i suoi gesti, i suoi comportamenti, i suoi interessi, hanno di continuo espresso quell’apertura del cuore e della mente verso qualcosa di più grande, di più bello, di più buono.

Alla percezione dell’infinito si arriva attraverso l’immensamente grande, ma anche tramite l’infinitamente piccolo. Vivere il senso delle stagioni e la sua corrispondenza sulla sorte del piccolo seme, della piantina, nelle impercettibili sfumature che mutano un campo di giorno in giorno, sviluppa un’attenzione, una predisposizione a contemplare il mistero della vita che, se assecondata, dischiude la via della saggezza. Non a caso cultura deriva da coltivare.

Oggi abbiamo tanti scolarizzati, tanta cultura accademica, una foresta di professori e dottori, ma pochi uomini saggi. E’ la vera emergenza dei nostri tempi!La vera saggezza non si trasmette con molte parole, si trasmette essenzialmente con la vita. Ecco perché oggi si parla tanto e si dice poco.

Costruire una vita matrimoniale di settant’anni mantenendo il cuore ancor giovane equivale alla costruzione di una cattedrale. E’ una lode a Dio e la dimostrazione che, a chi sa ascoltarlo, indica sempre la strada della gioia e della bellezza. E’, soprattutto ai nostri giorni, un’epifania. Gino e Laura sono lì, testimonianza viva di una cosa dimenticata: la famiglia, l’amore vero tra un uomo e una donna non sono un’emozione, un interesse, sono un campo da coltivare secondo il ritmo delle stagioni con saggezza e dedizione.

“Caro nonno – gli hanno scritto i nipoti – la tua vita fino ad oggi è stata fatta di lavoro nei campi, di sacrifici per tirare su la famiglia, di amore per Laura che ti è sempre stata vicino, ma soprattutto del riconoscimento di Dio Padre, dentro ogni particolare della realtà”. E ancora: “grazie nonno per quello che sei stato fino ad adesso e per essere ancora oggi qui tra noi a testimoniarci la bellezza e la verità della vita".

Ed è questo anche il ringraziamento del Filo.

 © il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio-marzo 2004

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