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comuni - SOLIDARIETA'

“Somos Viento” 
UNA FESTA PER IL CHIAPAS

Nei giorni 12, 13 e 14 Settembre si è svolta nell’Area Feste di San Piero a Sieve una manifestazione a sostegno del Municipio Autonomo “Vicente Guerrero” in Chiapas (Messico).

Questo un breve profilo tracciato dal Sindaco di San Piero, dott.sa Alessia Bellini che nell’aprile scorso si è recata in Chiapas per siglare il gemellaggio:

«Il Comune di San Piero a Sieve, a fianco di altri Comuni e della Regione Toscana, ha avviato nel 2001 un rapporto di amicizia con le popolazioni indigene del Chiapas, culminato con la recente sottoscrizione di un atto di gemellaggio e solidarietà con il Municipio Autonomo "Vicente Guerrero".

Gli abitanti indigeni del Chiapas vivono in condizioni di grave miseria, senza i fondamentali servizi di assistenza medica ed educazione, senza il rispetto della dignità e dei diritti umani.  Nel 1994, guidati dall'Esercito di Liberazione Nazionale Zapatista, i popoli indigeni del Chiapas si sono sollevati ed hanno intrapreso un percorso di autonomia in aperto conflitto con il governo centrate. 

Da questo processo sono nati i Municipi Autonomi, organismi di governo locate che, dopo una prima fase di preminenza del ruolo dell’esercito, hanno adesso assunto la guida della lotta indigena zapatista.

Il contatto diretto con il Municipio Autonomo con il quale il Comune di San Piero è gemellato, ha permesso di comprendere appieno le necessità e i bisogni dei suoi abitanti ed a rendere, in questo modo, diretta ed efficace l'attività di sostegno e di cooperazione.

L’impegno del Comune di San Piero e dei suoi cittadini sarà dunque rivolto alle mille difficoltà quotidiane della comunità di Vicente Guerrero, ma anche a dare un piccolo contributo per l'autonomia, la dignità, l'indipendenza di un popolo oppresso da secoli e impegnato in una straordinaria battaglia per la giustizia e la democrazia.»

Nell’arco dei tre giorni si sono alternati momenti di dibattito, spettacolo, documentazione, si è parlato dei problemi di quelle popolazioni e di come poter contribuire a restituire loro una dignità sotto il profilo politico, economico, sociale.

La festa, allietata da musiche, canti e rappresentazioni di vario genere, offriva l’opportunità di acquistare prodotti e degustare cibi e bevande tipici, nei vari stands allestiti.  La partecipazione della cittadinanza è stata notevole specie nelle ore serali.

Il ricavato della manifestazione sarà interamente devoluto al Municipio Autonomo “Vicente Guerrero”.

* “Somos viento...” sono le prime parole di una poesia che celebra per mezzo di simboli le peculiarità del popolo zapatista.

 

PICCOLA CRONACA DI UN VIAGGIO IN CHIAPAS

Il sindaco racconta

Quando si pensa al Messico, in Italia, ci viene alla mente l’immagine di un sonnacchioso e pigro signore con il sombrero che una nota pubblicità televisiva ci induce ad associare ad una celebre marca di te freddo. L’immagine che mi sovviene tutte le volte che ricordo il Chiapas è invece quella di una donna con le gambe e la schiena curve, una camicetta bianca con una gala di fiori colorati, un figlio accovacciato addosso, presa da un movimento, un lavoro, una fatica incessante. Così sono le donne indigene del Chiapas.

Il Chiapas è uno Stato del Messico, situato nel suo estremo sud fino al confine con il Guatemala. E’ un territorio in larga parte selvaggio e incontaminato, di una bellezza naturale incomparabile; un paesaggio nel quale si alternano montagne, fiumi, una vegetazione rigogliosa e tropicale, piantagioni di mais e caffè. Nella Selva Lacandona, territorio sconfinato e abitato solo da popolazioni indigene, discendenti dai Maya, e animali di ogni genere, siamo entrati con un furgoncino bianco, abbracciati da un caldo appiccicoso e asfissiante.

Dopo molte ore di viaggio abbiamo raggiunto la comunità di Francisco Gomez, nel Municipio Autonomo di Vicente Guerrero, meta del nostro cammino perché sede della comunità con la quale il Comune di San Piero a Sieve si è gemellato.  I Municipi Autonomi sono delle forme di governo locale autonomo che gli indigeni hanno costituito, dopo la rivolta zapatista del 1 gennaio 1994; non sono legalmente riconosciuti dallo Stato messicano ma, possiamo dire, sono di fatto tollerati; un atteggiamento che è sintomo evidente di un problema, quello della questione indigena, che esiste, permane e segna la coscienza del popolo messicano. Alla guida di questi Municipi si trova un Consiglio, eletto da tutti i componenti della comunità, bambini compresi, ma larga parte delle scelte riguardanti la collettività vengono assunte in lunghi e gravosi percorsi assembleari.

Difatti, al momento del nostro arrivo, non abbiamo trovato ad accoglierci le autorità ed i rappresentanti del Municipio, ma l’intera comunità stava in piedi, in fila, ad aspettarci lungo il sentiero che porta tra i pochi edifici “istituzionali”. I vecchi davanti, le donne e i bambini subito dopo che tiravano in aria petali di fiori colorati e gli uomini poi con i fazzoletti sul viso.

L’emozione di quei primi momenti non ci ha abbandonati mai nei cinque giorni successivi, lunghissimi, faticosi, eppure volati via e scomparsi, ma solo apparentemente. Abbiamo visto le loro scuole, baracche di legno, con pochi banchi, sedie e lavagne e molta buona volontà; gli unici libri, la Bibbia e, non a caso, il Don Chisciotte, poiché alle lotte con i mulini a vento è giusto si preparino fin da piccini.

Abbiamo visitato le loro cliniche, baracche di legno senza medici e senza medicine. Molti infusi, erbe, decotti e qualche confezione di medicinali lasciate da un’associazione di medici francesi. Abbiamo fatto visita alle loro abitazioni, baracche di legno, senza pavimento, con maiali e galline che vi scorrazzano insieme ai numerosissimi bambini (sette e mezzo per madre), senza spazi privati, camere, cucine, gabinetti e cose varie ed un odore di fumo incancellabile. Abbiamo visto le loro cooperative di produzione (gli indigeni sono tutti contadini) e quelle di commercio, gestite dalle donne delle comunità. Non posso dirvi tutte le cose che abbiamo visto, sebbene in cinque giorni non si scopra un mondo nascosto e inimmaginabile come quello. Tuttavia, ne abbiamo viste a sufficienza per sentire l’impellenza di aiutarli.

Come? Il nostro gemellaggio, o patto di fratellanza come lo chiamano loro, è già una mano tesa. E’ un gesto per dire loro che non sono soli, che qualcuno segue le loro vicende da lontano e si impegna perché le loro richieste così minime, banali siano ascoltate e accolte: ospedali e medici, diritto a saper leggere e scrivere, ad essere informati, ad avere una casa, la luce, acqua potabile, strade, fognature, mezzi di trasporto, il riconoscimento delle lingue indigene, il rispetto della cultura e delle tradizioni indigene, il lavoro, la terra, prezzi giusti per i prodotti agricoli, la dignità di ogni essere umano.

Dunque, c’è una dimensione concreta ed immediata nella quale la nostra amicizia si può manifestare: grazie alla sensibilità di imprenditori locali, associazioni e alla Festa organizzata lo scorso settembre dalla Pro-Loco di San Piero, abbiamo consegnato alle autorità locali 18.000 Euro per la costruzione del primo ospedale della Selva Lacandona e per supportare la rete di cooperative di donne maja, dal cui lavoro proviene larga parte delle risorse per le attività educative, sociali, sanitarie delle comunità. Adesso l’obiettivo è di coinvolgere la nostra comunità in questo rapporto, sicura come sono che in questo impegno anche noi possiamo trovare un arricchimento, una crescita, un nuovo impulso per il nostro agire quotidiano individuale e collettivo. Non abbiamo bisogno anche noi di loro?

Alessia Ballini

 © il filo, Idee e notizie dal Mugello, novembre 2003

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