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La copertina di questo mese
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RICORDO DON RODOLFO CINELLI, 
PARROCO A CASETTA DI TIARA (FIRENZUOLA) 
E BORGO SAN LORENZO

Un grazie lungo trent’anni  

Ricordi: l'anno della "Valanga Verde" di Nicoletta Lapi
Il testo integrale del suo testamento
Testimonianze

“Il filo” non poteva non dedicare largo spazio alla figura di don Rodolfo Cinelli, per trent’anni pievano di Borgo San Lorenzo. Non solo perché anche “Il filo” è stato uno dei frutti della sua azione pastorale nella parrocchia borghigiana, e gli ha dato sostegno, incoraggiamento e accoglienza. Non solo perché le edizioni “Il filo” contano nel loro piccolo catalogo, quel libro scritto da don Cinelli sulla sua straordinaria esperienza di giovane parroco negli anni della guerra a Casetta di Tiara (Firenzuola). Ma soprattutto perché molti di coloro che “Il filo” realizzano hanno condiviso molti anni della loro vita, e gli anni più belli della giovinezza, con questo prete. E da lui tanto hanno ricevuto.

Per questo il ricordo non è certo di circostanza. E vorremmo non mettere presto in archivio l’esperienza pastorale di don Rodolfo. Per coglierne invece gli aspetti più peculiari, e ancor più quelli che varrebbe davvero la pena non perdere, e magari rinvigorire e ravvivare. Così, in queste pagine, pubblichiamo alcuni interventi che ci sono pervenuti. Con l’invito, rivolto a tutti coloro che hanno incrociato la loro strada e la loro anima con quella di don Cinelli, a scriverci e a inviarci le loro riflessioni. E pure ci piacerebbe assumere qualche iniziativa specifica per ricordare nei prossimi mesi la figura, il pensiero, l’azione del vecchio pievano borghigiano: anche su questo l’invito rivolto ai nostri lettori è di far pervenire suggerimenti e proposte di collaborazione.

ALCUNE TAPPE BORGHIGIANE DELLA PRESENZA DI DON CINELLI

1976: l’anno della “Valanga verde”.

“Valanga verde, della speranza – corri,
Valanga verde che cambi il mondo – vola…”

Chi ha mai sentito parlare della Valanga verde? Chi se la ricorda? Forse solo i ragazzi che furono i protagonisti di quell’avventura e resero viva una delle tante idee che don Rodolfo sfornava a getto continuo.

“Fare valanga “ diceva “ significa essere linfa viva e credibile della parrocchia, significa vivere insieme con ideali comuni e nobili, essere contro il gregarismo conformista, il pensare solo a se stessi, la discriminazione tra ragazzi, il fanatismo di campanile o di scuola…”

Era il 1976 e la Valanga verde, aspettando di “cambiare il mondo”, inaugurò un nuovo tipo di catechismo. I ragazzi che avevano finito le medie (e l’anno dopo, altri, via via , a valanga) intrapresero un cammino di catechesi con i bambini di terza elementare: un catechismo che non voleva essere la “lezione” ma piuttosto un incontro tra amici; giravano a turno nelle case per coinvolgere le famiglie e spesso la merenda, preparata da una mamma, chiudeva allegramente la riunione.

Certo, non ci voleva fretta, quella fretta che gli adulti hanno sempre addosso a causa dei troppi impegni.

Ci furono perplessità ed obbiezioni – che non mancano mai ad ogni accenno di novità – ma i ragazzi erano entusiasti e le idee- iniziative spuntavano come funghi.

“Trascina i sassi indifferenti – scuoti
travolgi il sonno di chi non spera – niente…”

Cantavano alle messe della Domenica e componevano canzoni, facevano insieme delle camminate, discutevano nelle riunioni, pregavano negli incontri di preghiera, e insieme a don Rodolfo – tra un ospedale e l’altro – costruivano la comunità nei lunghi soggiorni di Cavallico.

Il 25 Aprile 1976 a Cavallico ci fu per loro la prima esperienza del “Deserto”: soli, a tu per tu con Dio,avendo soltanto la Bibbia in mano e la vastità dei prati e del cielo intorno a sé.

In quell’anno nacque la “Barca”, il giornalino dei ragazzi delle medie, fatto da loro e per loro: la prima pagina era riservata a don Rodolfo, “il Nostromo”.

Ancora in quell’anno ci fu la “Settimana dedicata alla Vita”, un successo che invogliò a proseguire nel 1978 con la “Settimana su Gesù Cristo”. Per quest’ultima, in S.Omobono, parlarono Mons. Staccioli, mons. Franceschi arcivescovo di Ferrara,  Carlo Carretto, don Corso Guicciardini e il Card. Benelli, Arcivescovo di Firenze.

In quell’occasione, Benelli commentò: “La parrocchia della Pieve è una parrocchia che non sta mai ferma.”

“Se ti dividi, valanga verde muori
senza l’amore – tu non sei nulla, ama…”

Ai ragazzi della Valanga, che oggi sono uomini e donne con responsabilità di lavoro e di famiglia, ma anche a tutti coloro che leggono queste righe – giovani e vecchi – vorrei consegnare queste raccomandazioni del “Nostromo”:

Nella fede forti

nella speranza sereni

nel servizio pronti

nella preghiera assidui

nella carità seri e sinceri

incominciando dagli ultimi.

  Nicoletta Martiri Lapi

  IL TESTAMENTO DI DON RODOLFO CINELLI

Avevo pensato prima di ora a stilare le mie ultime volontà, ma non l’avevo mai fatto. Stando vicino al letto del mio amico fraterno Don Otello Puccetti, mentre soffriva quasi in agonia, assente ormai da tutto ciò che accadeva intorno a lui, ho riflettuto seriamente a me stesso, pensando a quando mi troverò nelle sue stesse condizioni. Tre giorni fa, don Otello mi aveva confidato che non avrebbe lasciato la parrocchia prima del 75° anno di età e invece penso proprio che dovrà lasciarla prima per un bene maggiore, la convivenza cioè col Signore, piena e totale. Mi ha fatto bene la sua dolce remissività alla volontà di Dio.

Mi sono trovato prima di adesso, vicinissimo alla morte tante volte e non me ne sono accorto. Oggi, che sto bene, sento la morte proprio alla porta di casa. Non devo averne paura perché dietro ad essa c’è l’amore di Dio che si sforza di mostrarsi all’anima mia.

L’amore divino che è misericordia e perdono è capace di arricchire la debolezza della mia fede che è grande, ma non quanto il Signore si sarebbe aspettato. Ho avuto fede ed anche amore al Signore, ma meno opere in risposta: del male non ne ho fatto intenzionalmente: meno bene, sì: dovevo farne di più e meglio. Ma queste cose il Signore le sa meglio di me.

Avevo molti obblighi verso la Diocesi: sono stato accolto in seminario gratuitamente: ho inteso ricompensare la Diocesi con diverse opere (la Casetta, la grande casa di Porto di Mezzo; la nuova canonica di S. Andrea a Brozzi; Cavallico, l’organo della Pieve e le aule del catechismo, il Centro di aiuto alla Vita a Borgo ecc.) e moralmente obbedendo ciecamente agli ordini del Vescovo: così sono stato sempre destinato a parrocchie che io non avrei mai scelto di mia iniziativa.

Sono stato sorretto ed incoraggiato da due grandi amori: Dio-Cristo-la Chiesa da una parte e dall’altra le parrocchie comunque si chiamassero. Tra queste la preferenza è per quelle che mi hanno impegnato maggiormente. Mi permettano le altre parrocchie che ho avuto ed amato intensamente di affermare: il mio più grande amore va a Casetta di Tiara che mi ha concesso di fare veramente il prete.

La morte non l’affronto con disinvoltura: dispiace morire, ma più che il morire fa tremare il patire.

Tuttavia, se penso a tutte le operazioni chirurgiche, così complicate, che ho subìto, mi fo coraggio: non ricordo la sofferenza . Mi consola invece la speranza di incontrare tante persone che ho accompagnato all’ultimo passo con fede e con amore: in particolare il mio amatissimo Card. Dalla Costa, che mi è stato sempre tanto vicino con affetto paterno, mi ha ordinato sacerdote, mi ha assegnato i compiti parrocchiali  dandomi tanto aiuto morale e materiale, come pure incontrerò il Card. Florit ed il Card. Benelli che ha dimostrato tanto affetto ed amicizia a me ed ai miei ragazzi.

Sono certo che tanti sacerdoti, cari amici, partiti prima di me, assieme al Padre Bogani, il mio confessore, mi aiuteranno a compiere con serenità il passaggio dal tempo all’eternità.

Il più doloroso distacco l’ho già fatto: lasciare la parrocchia. Ho subìto 12 operazioni chirurgiche ma l’operazione di rompere con la parrocchia è stata la più dolorosa. Ho sofferto tanto!

Dovrei chiedere perdono a tutti quelli ai quali ho causato qualche dispiacere: se il Signore mi perdona, è sufficiente, sono contento.

Ho amato tutti, piccoli e adulti, donne e uomini: ringrazio il Signore che mi ha messo nel cuore tanto amore alla Chiesa ed alla parrocchia.

Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato a rimanere fedele al mio sacerdozio, hanno lavorato con me e con me hanno creduto, amato e pregato. Con coloro con i quali ho lavorato per la gloria di Dio, vivrò presso il Signore sempre in gioiosa comunione.

Alle parrocchie di S.Felice in Piazza, di Casetta, di Porto di Mezzo, di S. Andrea a Brozzi e soprattutto di Borgo San Lorenzo, provvidenziali trampolini per salire al Signore, invio il mio paterno saluto, le mie preghiere e benedizioni.

                                                                                 Sac. Rodolfo Cinelli

13/1/1995

  Mi ha insegnato la serenità della fede

Caro, carissimo il mio vecchio Pievano Don Rodolfo!

Lo ricorderò per le parole di S. Paolo che spesso ci ripeteva: “Ho combattuto una buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede!” e lui spesso per tanti anni ha dovuto lottare contro la malattia, e non l’ho mai visto ribelle ma accettava la sua situazione con pacatezza e con fiducia in Dio.

Così il suo esempio e la sua fede  mi hanno sostenuto quando ho dovuto affrontare le mie personalissime battaglie, quando il mare della mia vita si è fatto improvvisamente molto, molto grosso ho saputo lasciarmi andare alla corrente, nell’attesa che il sereno ritornasse. Mai disperata,  con dolore,  ma con la speranza che il Signore era sempre e comunque vicino a me e alla mia famiglia!   

Voglio con tanto affetto e riconoscenza salutare e ringraziare tutti coloro che hanno frequentato il coro parrocchiale dei ragazzi, negli anni della mia adolescenza (‘70-’80), sono infatti “cresciuta” in Parrocchia ed ero “di casa” a Cavallico, e grazie al nostro stare insieme sono diventata forte e a quel periodo speciale devo la mia serenità di oggi!

Pertanto non dimenticherò mai chi ha creato quel gruppo, dove si seminava il canto nel cuore  di ognuno di noi: il mio caro vecchio Pievano!

Maria Rosa Santelli Rosi                                       Firenze, 10/01/2002

 

Le parabole del Piev

Quando ripenso a te, caro vecchio Piev, non posso fare a meno di collegarti a tanti bei personaggi delle parabole di quel "Gesù-grande amico" che tu tanto amavi e che ci hai insegnato, con parole, iniziative e l'esempio, ad amare.Sei stato anche tu come l'uomo che vende la sua casa per acquistare il campo dove è nascosto il Vero Tesoro: pur provenendo da una famiglia povera (o forse proprio per quello) ci hai sempre insegnato a non essere attaccati al denaro e a confidare nella Provvidenza. Sei stato come il Buon Pastore, che conosce bene le sue pecore e che va a cercare quelle smarrite: quante chiacchierate, da te stimolate, per farci riflettere a come andava il nostro rapporto col Signore e per invitarci ad aver Fede, a non mollare! Sei stato, infine, come il Padre Buono del Figliol Prodigo: anche quando venivamo a trovarti a casa o all'ospedale dopo tanto -troppo- tempo ci accoglievi sempre con il tuo sguardo felice, pieno d'amore e pronto a perdonarci le nostre mancanze nei tuoi confronti. Per tutto questo e per tanto altro... Grazie Piev!

ANDREA LAPI

 

Caro Don Rodolfo, 

sei stato importantissimo per la mia formazione di fede,

ma anche di vita, un grande aiuto per la mia crescita.

Qualche volta ti ho offerto il mio braccio per appoggiarti,

oggi ti sorreggono gli Angeli del Signore.

Gesù, accoglilo alla Tua mensa,

perché ha trascorso la sua vita,

raccontandoci di Te.

                                Francesco Tarchi

UN RICORDO DALL’ASSOCIAZIONE INSIEME

Si è spento Don Rodolfo Cinelli, per molti anni Parroco di Borgo S. Lorenzo.
Noi lo vogliamo ricordare come uno dei primi Presidenti dell'Associazione
Insieme nel 1985 e, ancor prima che Presidente, come il Parroco che credette
nella attività di giovani che intendevano aprire una comunità dell'
Associazione, cioè San Martino a Scopeto.
A noi piace ricordarlo così, pieno di impegno per i ragazzi ospitati e per
risolvere i problemi che l'attività iniziale comportava.
Oggi l'Associazione Insieme è cresciuta e credi, Don Rodolfo, grazie anche a
te.


Associazione Insieme
Il Presidente
Luigi Coppini

il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio 2002
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