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GLI ARTICOLI
POLITICA - ENTI LOCALI

INTERVISTA AL PRESIDENTE

STEFANO TAGLIAFERRI

Comunità Montana Mugello: nuova, ma a rischio scomparsa

Stefano TagliaferriLa giunta nuova è fatta, è entrato anche il Comune di DIcomano - portando a dieci i comuni che formano la Comunità montana del Mugello, ma gli scenari che si presentano all’ente non sono facili, e neppure certi. Cominciamo dalle principali difficoltà…

Proprio in questo momento di difficoltà economica e politica degli enti locali, soprattutto i più piccoli, dobbiamo essere un riferimento credibile e efficace per i Comuni sia nel gestire attività, che, soprattutto, nel tenere insieme i destini di un territorio che si deve relazionare in modo autorevole con i contesti urbani e metropolitani che circondano questo nostro pezzo Appennino. Proprio in un momento in cui vengono a mancare le risorse per tutti dobbiamo “fare e rappresentare” insieme il Mugello. La Giunta che ho scelto ha l’obiettivo di sostenere una immediata operatività in questi mesi di passaggio, consapevoli che potremmo a breve passare il testimone direttamente nelle mani dei Sindaci se prevarrà (come purtroppo sembra emergere) un approdo alla forma associata tipo “Unione dei Comuni”.

E le incertezze? La Comunità montana continuerà, sarà archiviata?

Aver superato l’esame del riordino regionale nel 2008 non è bastato, siamo infatti di nuovo in un periodo di ulteriore turbolenza per il destino delle Comunità Montane. Nonostante che in recenti valutazioni nazionali e regionali, la Comunità Montana Mugello sia stata giudicata ente “utile e efficace” per la programmazione e attività amministrativa della nostra zona, le proposte del Governo sul riordino istituzionale prevedono comunque la scomparsa di tutte le Comunità Montane, quindi anche la nostra, come enti riconosciuti dallo Stato e viene lasciata una residua facoltà alle Regioni di sostenerle in un formato diverso. Si tratta di un disegno di riforma secondo il mio parere punitivo soprattutto nei confronti di contesti piccoli e decentrati, nel quale non riesco francamente a vedere attenzione alle autonomie locali. È quindi molto probabile che si debba assistere o alla scomparsa o alla radicale riformulazione di quel che resterà di questo ente.

E con quali conseguenze?

Proprio in un momento in cui tutti invocano di tenere insieme gli interessi di un territorio, togliere all’improvviso la Comunità Montana senza costruire bene una nuova aggregazione di territorio produrrebbe il concreto rischio di interrompere il difficile cammino per uno sviluppo fatto di politiche e iniziative ad alta coesione locale. La volontarietà della aggregazione nelle cosiddette “unioni di comuni” che viene richiamata nella riforma, avrà il difficile compito, sicuramente con minori mezzi finanziari, di consolidare il lavoro di unificazione fino ad oggi bene o male coltivato attraverso la Comunità Montana. Un altro motivo di forte preoccupazione è constatare che l’ipotesi di riforma di ispirazione diciamo “nordica” privilegerebbe solo la montagna alpina e proporrebbe obblighi di associazionismo ai comuni sotto i 3.000 abitanti con il possibile risultato che da noi nessun comune potrà avvalersi del titolo montano (con la perdita da parte dei comuni e della cittadinanza tutti benefici connessi) e solo 1 comune avrà l’obbligo di associarsi sulle materie fondamentali (mi domando: con chi?). Mi sembra con non vi sia neanche l’ombra di un ragionamento concreto sulle conseguenze di questa ipotesi di riforma che rischiamo di vedere passare addirittura nelle pieghe della Finanziaria 2010.

Come stanno vivendo i comuni questa fase? Hanno compreso che molti compiti potrebbero ricadere sulle loro spalle, ed anche sui loro bilanci?

La riduzione del fondo ordinario ha imposto già da questo anno un crescente carico di spesa da parte dei comuni per le attività delegate e le iniziative di zona. Il contraccolpo sui bilanci comunali, per l’effetto dell’azzeramento dei fondi statali sarà sempre più evidente nei prossimi mesi. Infatti deve essere chiaro a tutti che il taglio finanziario alle Comunità Montane è una riduzione indiretta, ma effettiva ai finanziamenti dei Comuni, soprattutto in quelle Comunità Montane che, come la nostra, sono operative. Solo due dati per intendersi: nel 2007 la Comunità Montana riceveva dallo Stato per funzionare (struttura e dipendenti) circa € 600.000, il centro di costo delle gestioni associate comunali a carico diretto del Bilancio della Comunità Montana è stato stimato in circa € 450.000. Nel 2009 il fondo statale è stato ridotto a circa € 180.000. Nel 2010 probabilmente non ci sarà alcuna risorsa dallo Stato. Non è necessario essere ragionieri per capire l’impatto diretto sui Comuni al quale si aggiungono tutti gli effetti indiretti del rischio di frammentazione e ricollocazione delle funzioni, comprese quelle delegate dalla Regione. Spero in una mobilitazione dei nostri comuni su questi argomenti.

Sempre a proposito dei nostri comuni, non ti sono parsi un po’ assenti e poco “solidali” quando si è messo sotto attacco l’ente, bollato come inutile, dispendioso, ecc ecc.

Ad essere sincero quando oltre due anni fa iniziò la messa in discussione delle Comunità Montane, anche nel nostro ente Mugellano non si è assistito a una immediata, chiara e convinta difesa da parte dei Comuni, quasi si trattasse di un ente terzo, con un proprio destino. Devo dire che onestamente in quel momento gli amministratori della Comunità Montana sono stati lasciati un po’ soli, una incertezza che ha reso difficile in quel momento il confronto di merito sul nostro lavoro. Oggi le vere caratteristiche dell’ente sono conosciute in modo più diffuso dai Comuni e gli effetti sociali del ridimensionamento o scomparsa dell’ente sono decisamente più percepiti.  Comunque l’effetto annuncio rischia di produrre ulteriori danni in termine di immagine, proprio in un momento in cui stavamo lavorando per rendere l’ente ancora più sobrio e aderente agli obiettivi di servizio ai comuni e al territorio. Ora, di fronte alle ipotesi del Disegno di Legge e Finanziaria avanzati dal Governo mi aspetto un atteggiamento più consapevole e convinto da parte dei comuni nel difendere e valorizzare l’ente. Per valorizzazione dell’ente montano intendo non solo “il contenitore istituzionale”, ma anche tutta la risorsa umana coinvolta, i dipendenti e i collaboratori che rappresentano una ricchezza per il territorio da tutelare e non disperdere: assicuro che non è stato facile tenere “alto il morale” della struttura proprio in un momento di grande incertezza per il futuro. Sono contento di constatare che tutti hanno continuato a svolgere il loro compito con professionalità e responsabilità. Alla fine però va messo un punto fermo per tutti, non si può procedere nell’incertezza. Una nota soltanto sulle spese politiche che si vanno ad eliminare: la Comunità Montana Mugello genera oggi un costo annuale complessivo della politica (Presidente, Giunta, Assemblea, Conferenza dei Sindaci) pari al costo di un responsabile di ufficio di un comune medio. La necessità di rappresentanza della montagna può consentire questa spesa?

Quale il limite, il difetto maggiore che riconosci alla Comunità Montana Mugello?

Essere stata per troppo tempo conosciuto esclusivamente dagli utenti che accedono direttamente ai servizi, essere stati percepiti come un ente “terzo” rispetto ai Comuni. Quando abbiamo impostato il Piano di Sviluppo o il Bilancio Sociale si è tentato di superare definitivamente questo limite.  Gli effetti dell’impegno della struttura (amministratori e dipendenti) non vengono ancora percepiti nella loro interezza dalle istituzioni e dalla cittadinanza mugellana: ci sarebbe ancora molto da fare in questo senso.

E il maggiore merito?

Avere coltivato la coesione gestionale dei Comuni e alimentato per quanto possibile la proposta unitaria di sviluppo del territorio. Questo impegno siamo riusciti a mantenerlo anche durante questi anni in cui si è assistito a continui attacchi alla istituzione montana. Il nostro compito infatti non è difendere la Comunità Montana “in se”, ma esigere che qualsiasi forma si pensi di proporre al territorio non vanifichi il difficile cammino della coesione territoriale di un territorio ampio, articolato ed eterogeneo come il nostro tratto di Appennino. Ho l’impressione che l’attacco indiscriminato alle Comunità Montana, nasconde forse la voglia di “esporre uno scalpo” facile da ottenere sull’altare delle riforme e al contempo, senza distingui, eliminare una forma istituzionale che potrebbe contrastare nel merito i “desiderata” dei contesti urbani. Perché mortificare esclusivamente la rappresentanza di comuni rurali e montani quando ancora non è chiaro il nuovo disegno istituzionale, ad esempio su cosa si intende per Città o Area Metropolitana? Io ho un solo desiderio: essere giudicati per quello che si è fatto o meno, per l’efficacia delle nostre azioni, essere analizzati sugli effettivi costi (finanziari e sociali) sostenuti per svolgere i nostri compiti comparandoli con altre istituzioni. Solo di fronte ai numeri veri si può scegliere nell’interesse della cittadinanza che abita il nostro territorio. Sono consapevole che nei prossimi mesi (o settimane!) saremo chiamati a preparare nuove forme di associazione dei nostri comuni. Il destino della Comunità Montana credo sia segnato. Speriamo che in questo difficile passaggio non si perda quanto coltivato insieme, perché al solito ci si accorge che una cosa aveva valore solo quando viene a mancare. Noi comunque lavoreremo fino a che ci sarà consentito, senza distrazioni e indugi per difendere gli interessi del nostro territorio.

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio2010

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