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INTERVISTA AL NEO-ASSESSORE REGIONALE ALLA CULTURA, IL BARBERINESE PAOLO COCCHI

REGIONE, LA CULTURA A UN MUGELLANO 

Paolo CocchiIl “rimpasto” nel governo regionale, causato dall’ingresso di Rifondazione Comunista in maggioranza, e la nascita del gruppo del Partito Democratico, con la fusione dei gruppi dei Ds e della Margherita, ha portato il Mugello ad avere il suo primo assessore regionale: è Paolo Cocchi, che ha lasciato la presidenza del gruppo regionale Ds per diventare assessore alla cultura. Cocchi, già sindaco di Barberino di Mugello dal 1990 al 1999, è attualmente l’esponente politico mugellano di maggior rilievo, e gli abbiamo rivolto alcune domande circa il suo nuovo incarico.

 

1 -        Una prima domanda personale: qual è lo stato d’animo quando si assume un rilevante impegno come quello di assessore regionale?

La nomina ad Assessore da parte del Presidente della Giunta Regionale Claudio Martini mi riempie di entusiasmo. Ho una gran voglia di fare, non lo nascondo, e dovrò mitigarla con il giusto grado di umiltà per affrontare nel migliore dei modi le tante questioni aperte.

 

2 -        Il settore cultura in Toscana non è certo settore di poco conto. Ma negli ultimi anni è parso un po’ “snobbato”: per anni siamo rimasti, contemporaneamente, senza assessore provinciale alla cultura - la Cassi è brava attrice, ma è stata unanimente giudicata l’assessore più inesistente degli ultimi... cento anni -,  senza assessore regionale - con la delega a Martini, nella lunga attesa si risolvesse il rebus dell’accordo con Rifondazione - ed anche senza assessore alla cultura al comune di Firenze. Ne conviene, almeno un po’? 

La fase preparatoria che ha portato all’accordo politico con Rifondazione Comunista in Regione Toscana è stata senza dubbio troppo lunga. Tuttavia, ho già potuto constatare che la gestione dell’Assessorato alla Cultura assunta dal Presidente Martini nel corso di quest’ultimo anno è stata estremamente proficua. Chiaramente, i suoi impegni istituzionali non potevano consentirgli di tenere assidui contatti con le tantissime istituzioni culturali del nostro territorio. Il suo lavoro, infatti, si è rivolto prevalentemente alla riorganizzazione complessiva degli interventi in questo settore e gli indirizzi contenuti nel Piano Integrato della Cultura 2008-2010, sintesi di questa approfondita riflessione di ordine politico e strategico, ne sono il frutto. Il documento aggiorna i nostri obiettivi, ne pone di nuovi, traccia i percorsi che seguiremo nei prossimi anni.

 

3 -        Parliamo di cultura in Mugello. Vi sono luci, vi sono opportunità, ma anche limiti e insufficienze (basti pensare alla grave sofferenza del sistema museale mugellano). Che lettura dà, franca, dello stato di salute delle varie attività culturali in Mugello?

Questi anni in Regione hanno molto allargato i miei orizzonti conoscitivi della Toscana e, almeno in parte, anche dell’Italia. Ne ho ricavato un amore ancora più profondo per la mia terra ed una visione ancora più chiara dei suoi punti di forza: la qualità del paesaggio, l’operosità manifatturiera, una saggezza “rurale” particolarissima, direi unica, iscritta in un alto grado di civiltà. Aggiungerei anche un elevato grado di progettazione comune e di sistema (oggi più che mai fatti decisivi) che caratterizzano il Mugello. Mi piacerebbe invece liquidare in fretta ogni tentazione di piangersi addosso e di invocare vecchie forme di assistenzialismo che non hanno più alcuna ragion d’essere, perché dobbiamo accettare, con il nostro coraggio e con le nostre idee, le sfide della modernizzazione e di una sostenibilità non conservativa. Sulla cultura direi che già ora nel Mugello possiamo disporre di un sistema bibliotecario ottimo. Il sistema museale, già strutturato, richiede invece di essere rafforzato, lavorando soprattutto per renderlo più sinergico. Noto però una certa povertà di eventi di qualità fondamentali anche sotto il profilo turistico.

 

4 -        Sembra che qualche amministratore locale mugellano, alla notizia della nomina di Paolo Cocchi assessore alla cultura abbia detto: “Se fa come l’assessore regionale all’agricoltura Cenni per Siena, a noi basta”. C’è da attendersi un occhio di riguardo - e magari anche qualche euro in più dalla Regione - per il settore culturale in Mugello?

Il mio impegno per il Mugello è scritto nella mia storia politica, nelle mie relazioni personali e persino, se questo può interessare a qualcuno, nella mia concezione della vita. Detto questo, nello svolgere il mio mandato di Assessore rifuggirò, come ho sempre fatto, da una visione clientelare, grettamente municipalistica, della politica. L’Italia ha già troppi “notabili” in circolazione.

 

5 -        Quali sono le prime cose scritte sull’agenda del neo-assessore, quali le priorità, cosa ti piacerebbe portare di innovativo o comunque di significativo? E per il Mugello c’è qualche idea in ponte?

Sono abbottonatissimo e devo ancora vedere bene, approfondire le mie conoscenze riguardo a problemi che mi appaiono di una certa complessità. Ho chiara tuttavia l’idea di sviluppare ogni connessione possibile tra cultura ed innovazione dell’offerta turistica, e tra cultura, patrimonio artistico ed economia reale in modo da contribuire alla penetrazione delle esperienze più avanzate della cultura contemporanea nel tessuto sociale toscano.

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, settembre 2007

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