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INSEGNIAMO AI NOSTRI RAGAZZI LA COSA CHE VERAMENTE VALE?

Cresima, sacramento dell'abbandono?

Caro Luca,
siccome quando mi scrivi non manchi mai di ricordarmi che sono il tuo padrino di Cresima, è con piacere che l'altra domenica ho visto te fare il padrino a tuo nipote Niccolò. Non so se usa dire così, ma ora siamo colleghi. E tra colleghi di questo particolare mestiere, non è fuori luogo scambiarci qualche opinione. Vedi, io sono fortunato perché tu frequenti la Chiesa da protagonista, ma pensa a quanti padrini di Cresima possono dire altrettanto! Purtroppo, la Cresima più che il sacramento della maturità del cristiano, sembra diventato quello dell'abbandono. Dopo la Cresima, infatti, un gran numero di giovani da quel momento smette, speriamo non definitivamente, di frequentare. E noi abbiamo il dovere di interrogarci sul perché di questo fenomeno. Penso anche che non serva darsi delle risposte in astratto, ma che per prima cosa sia necessario riflettere con sincerità sull'esperienza di ciascuno di noi.

La Cresima io l'ho ricevuta in terza elementare: prima ancora dell'Eucarestia! Devo dire anche che di quell'epoca non mi ricordo un gran che, a parte il terrore del "chiodo" che ci avrebbero piantato in fronte, a giustificazione della fascia che dovevamo portare per qualche giorno dopo aver ricevuto l'unzione crismale. Eppure son qui, peccatore certamente, ma con una certa passione per la "mia" Chiesa che non lascerei per nessun motivo.

Della mia prima infanzia, riguardo alla religione, ricordo che i sacerdoti, i catechisti, i nonni, i genitori le persone che incontravo nell'ambiente, sono riuscite a trasmettermi un'idea fissa che sta seguendomi per tutta la vita: l'amicizia con Gesù è la cosa più importante perché da questa dipende la gioia per l'eternità. Più importante del benessere, della scienza, della cultura, dell'arte, della stessa vita. Probabilmente non erano esperti biblisti, fini teologi, liturgisti di grido, ma quell'idea me l'hanno ben fissata nella testa e nel cuore. E quando ho dubbi, quando tradisco con il comportamento la mia fede, quando sono tentato da altre "ricette", è proprio quell'idea, rudimentale quanto si vuole, ma per la mia esperienza tanto, tanto efficace a rimettermi in carreggiata.

Carissimo Luca, ritengo anche che questa sia l'idea maestra per affrontare il futuro. Tempo fa mi scriveva Don Poggiali, richiamando la mia attenzione sul fatto che ogni giorno che passa è un giorno in meno d'attesa per l'incontro con il Signore. E' in questa prospettiva che l'amicizia con Gesù diventa una proposta decisiva, allettante, capace di rimuovere preconcetti, di suscitare, soprattutto con l'aiuto dello Spirito, una vera e propria conversione. Mi domando e ti domando: parliamo di questo con la franchezza necessaria? Oppure, nella sfregola postconciliare di porre attenzione - che di per sé non è male - alla forma dell'annuncio, abbiamo finito per dimenticare il contenuto? Abbiamo moltiplicato consigli, commissioni, convegni, piani pastorali, sinodi, riunioni, tecniche comunicative etc, eppure non riusciamo a sfondare. Siamo più attenti al mondo, ci sentiamo pacifisti, solidali, moderni, aperti al dialogo, magari "politicamente corretti", ma dei ragazzi che insieme a tuo nipote hanno ricevuto la Cresima - e spero tanto di sbagliarmi - non vedremo a Messa che un manipolo di reduci. Perché?

Caro Luca, mi affascina il cristianesimo perché mi promette la Verità. Non già il suo possesso, ma la sua ricerca è fin da ora appassionante e motivo di Speranza. Oggi in tanti hanno paura di evocare la Verità: lo scetticismo è il marchio della modernità. Anche per noi?

C'è poi, amico mio, la vita di tutti i giorni con ogni genere di incontri (casuali o opera della Provvidenza?), dove con un comportamento, con uno sguardo, con un sorriso, con il silenzio, possiamo venir interrogati riguardo alla strada per la ricerca della verità. Guai a noi se rispondessimo come il personaggio di una novella di Kafka: "E' da me che vuoi sapere la strada? Rinuncia, rinuncia - disse lui voltandosi d'un tratto, come quelli che vogliono ridere da soli".

Con affetto

Giampiero Giampieri

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