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La copertina di questo mese
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GLI ARTICOLI
GRANDI OPERE / AMBIENTE

DANNI DELL’ALTA VELOCITA’

Si vuol “fregare” il Mugello?

I conti non tornano. E son conti grossi.

Parliamo della quantificazione dei danni ambientali causati dai lavori dell’alta velocità. C’è da anni un processo in corso contro i realizzatori dell’opera, ci sono le parti civili –Ministero dell’Ambiente, Regione Toscana, comuni mugellani e associazioni ambientaliste-. E di recente su tutti i giornali si è letta la notizia che per il danno ambientale il Ministero dell’Ambiente avrebbe chiesto 53 milioni e mezzo di euro.

Tanto? Poco? Di certo c’è che la cifra non collima affatto con quanto è contenuto nelle consulenze tecniche commissionate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze. Ed è una differenza enorme. 53 milioni sono meno di un decimo del danno stimato dai tecnici della Procura. E meno della metà dei soli danni alla risorse idriche.

Altro che 53 milioni . Nella valutazione economica del danno alle risorse idriche, redatta dal prof. Benedetto Rocchi, dell’Università di Firenze, con uno studio che stima in termini economici la diminuzione della risorsa idrica “con particolare riferimento al danno emergente, specificando il valore della risorsa idrica andata dispersa”  e “la perdita di valore dell’intera area territoriale sotto il profilo della futura perdita di attività economiche e imprenditoriali e di redditività delle aree agricole e boscate”, si calcola un danno pari a 113 milioni e 303 mila euro. La cifra si riferisce alla risorsa idrica dispersa (più di 28 milioni e mezzo di euro) alle misure di mitigazione (circa 75 milioni e mezzo), alla perdita di reddito agricolo, ai maggiori costi della rete idrica e alla perdita di valore dell’area (calcolata in 20 milioni). Totale del danno, più di 113 milioni.

La “valutazione economica del danno ambientale per la società”, nella consulenza tecnica per la Procura, redatta dai prof. Donato Romano e Gianluca Stefani, è ancor più pesante. La procura chiede di valutare “a quanto è stimabile la diminuzione definitiva di valore economico attribuito dalla collettività alle risorse ambientali interessate. Ebbene, con complessi calcoli e complessi metodi di stima (che prendono a riferimento valore di mercato, costi di ripristino e surrogazione, valutazione monetaria) si giunge, nelle considerazioni finali ad indicare un valore compreso del danno –a seconda dei diversi parametri considerati- tra un minimo di 623 milioni e un massimo di mille e mille e 174 milioni di euro, indicando come “valore più attendibile, 741 milioni di euro”, e specificando che “anche se si considera la DAP (ovvero la massima disponibilità a pagare per conservare o ripristinare una risorsa), che in questo caso non rappresenta la misura corretta, il valore ammonta a 257 milioni di euro”. E si sottolinea che si tratta comunque di valori estremamente prudenziali.

Sono cifre enormi. E una cosa non la si capisce. Perché il Ministero dell’Ambiente, che pure è parte civile e dovrebbe difendere il territorio e la sua popolazione, ha avanzato una richiesta così al ribasso -53 milioni invece di 741 milioni? E’ paradossale: di solito una parte civile chiede “al rialzo”, e non certo al ribasso.

Occorrerà che enti locali, associazioni ambientaliste e Mugello tutto tengano gli occhi ben aperti (a meno che qualcuno non voglia tenerli chiusi per convenienza o per fare gli interessi di altri...): dopo il danno causato all’ambiente, la beffa degli indennizzi super-ridotti sarebbe una gigantesca, intollerabile fregatura.

 

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, aprile 2007

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