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La copertina di questo mese
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Società - Temi sociali
  • LE ASPETTATIVE DEI GIOVANI

    VEDI ANCHE: " IL COMMENTO DEL PRESIDE DEL LICEO BORGHIGIANO, PROF. CALOGERO BELLAVIA"

    "Dicci la tua speranza..."

    Nei mesi scorsi alcune insegnanti di religione del liceo di Borgo San Lorenzo e della scuola media di Scarperia hanno chiesto agli studenti di scrivere il loro pensiero sulle loro aspettative, hanno chiesto loro di "dire la loro speranza".

    Qui pubblichiamo alcune delle loro risposte, sollecitando riflessione e interventi da parte dei lettori, e un commento di Giampiero Giampieri.

    Quale la mia speranza? Non vorrei dire la pace nel mondo dato che tutti o quasi lo diranno, è la cosa che mi viene in mente subito. Una speranza vera e propria non ce l'ho, a parte personalmente quella di studiare, trovare un lavoro e mettere su famiglia. Con tutto quello che succede non ho dentro di me una vera e propria speranza per questo presente e per un futuro "speriamo" migliore.

    16 anni

    La mia speranza è quella di... non perderla mai. Non so cosa mi aspetterà nella vita, il mio futuro è un grosso punto interrogativo, ma so che se avrò sempre fede, fiducia nel Signore che mi sarà ovunque vicino, ogni situazione, anche la meno felice apparentemente, potrà essere superata. La mia Speranza infatti è una meta, un punto di arrivo, una gioia inimmaginabile ed eterna che sono sicura un giorno ognuno raggiungerà. Basta sperarlo! La Speranza è un miglioramento quotidiano, un progressivo avvicinamento alla felicità più grande, che nessuno però ancora conosce.

    16 anni

    Sono un ragazzo di 15 anni; le mie speranze sono di aiutare la gente che patisce a fargli avere quello che forse non ha, e soprattutto di aiutare i bambini a vedere un mondo nuovo e no di andare in giro a rubare per ricavare dei soldi per comprare la droga. No che la cosa in riguardo no mi dispiace vedere dei bambini che sono malati di aids.

    Anonimo

Per me la speranza è credere che succederà qualcosa di bello che c'è sempre piaciuto anche se non potrebbe accadere. Io spero, anche se so già che non succederà, di non morire mai. Spero di sposarmi e di avere almeno un figlio.

    • 19 anni

      Sono una ragazza di 13 anni e frequento la terza media di Scarperia. Io spero che nel futuro anche i più poveri, con l'aiuto nostro, riescano a trovare la felicità e il benessere perché secondo me non è giusto che nel mondo ci siano delle persone che non sanno nemmeno cos'è la felicità. Poi spero anche che le persone che oggi si interessano ai poveri un giorno capissero come vivono e quanto hanno bisogno di noi.

      Per me la speranza è un sogno che vorresti che si avverasse. Io spero tante cose, ma non se ne avvera neanche una. Per me la speranza è solo un'illusione. Spero tanto di vivere una vita felice con un marito e almeno due figli.

      12 anni

      Ho 13 anni e sono un'alunna della 3^ C di Scarperia. Io spero in un mondo felice, sereno, con molto sole, in cui il maggiore valore di vita, quello che prevale, insomma, sia l'amore e la pace: che c'è di meglio di un mondo in cui non esista né la violenza, né la prepotenza, né la cattiveria, né l'inganno... Un mondo in cui ci sia l'aiuto reciproco, verso i più poveri, in cui ogni opinione diversa non sia messa in discussione tramite la guerra, ma con la pace si può risolvere ugualmente. Un mondo insomma dove splenda il sole, limpido, puro, in tutta la sua bellezza. Ma per tutto questo c'è bisogno della volontà di ogni singolo uomo. Che bella pace!!!

      La speranza è una cosa che chiedi a Dio e che speri che venga realizzata. Io spero di non morire. Io spero che il Mugello non venga sciupato dal progresso. Io spero di non perdere i miei cari. Io spero che la parrocchia di Fagna continui a insegnare ai bambini il cristianesimo.

      12 anni

      Speranza, è facile a dire speranza, di speranze dentro di me ne ho molte, ma quasi tutte irrealizzabili. Ne potrei elencare a centinaia di speranze, ma poi una volta scritte, rimangono impresse sulla carta, non vengono realizzate. Per esempio se io spero che la situazione nel mondo migliori, si realizzerà questo mio desiderio? Allora, invece di pensare, desiderare grandi cose, preferisco sperare piccole cose, tipo "Spero di andare al mare", oppure "Spero di passare a scuola"...Tutte speranze semplici, talvolta insignificanti, ma che aiutano a vivere meglio la vita quotidiana.

      P.S. La realtà è che spero di vivere una vita normale, senza troppa felicità, ma anche senza troppa tristezza.

      17 anni

      Per me la speranza è credere nel mio futuro e infatti, tramite la speranza io creo la mia vita. Ad esempio io spero che, un giorno, trovi il ragazzo giusto per me e con lui costruire una famiglia con due figli e con un cane, spero di avere la stessa volontà di affrontare i problemi della vita come mia madre che riesce quasi sempre a trasformare un grosso problema in una sciocchezza. Io spero di trovare un lavoro con un guadagno sufficiente al fabbisogno mio e della mia famiglia. Ed infine spero tanto di vivere a lungo e di godermi la vita al meglio possibile. Chissà se tutte queste speranze si avverino sul serio; in fondo la speranza è l'ultima a morire.

      13 anni

      Speranza per me significa tante cose, e tutte le volte che ci penso è come se mi proiettassi in un mondo tranquillo, di pace, non solo per me, ma per tutti. La mia speranza più grande è quella di non vedere più persone soffrire per le guerre, per le malattie, ma anche per quell'indifferenza e l'ingiustizia che molte volte le autorità hanno verso queste persone che vivono nel dolore. Dico questo perché non mi piace vedere tutte le volte al telegiornale, bambini, adulti e giovani che non possono avere almeno un po' di pace e che devono "vivere" con il pensiero della fame oppure, ancora più grave, della perdita dei propri cari. Tutti quei bambini, che non hanno più genitori e una famiglia, una casa, non hanno più niente, in fondo vengono trattati e considerati da alcuni, non come persone, ma come animali. La mia speranza è che tutto ciò finisca e che i bambini e i giovani che oggi hanno sofferto, domani possano ricevere dalla società un posto anche per loro nel mondo e che gli adulti possano vivere e avere una casa nella pace. Un'altra mia speranza è quella di vedere le famiglie di questo mondo più unite e felici. Non posso crederci, tutte le volte che leggo o vedo in televisione notizie di omicidi avvenuti all'interno delle famiglie (la mamma che ammazza il suo bambino, il padre che violenta i propri figli) mi sembra che il mondo sia impazzito. Forse è stato sempre così ed io me ne sto accorgendo solo ora, però non mi piace e il mio desiderio sarebbe quello di sentire che le famiglie vivono nella tranquillità. In fondo molti problemi come quelli adolescenziali, nascono perché in famiglia ci sono problemi grandi. Sono tante le cose che potrei dire sulla mia speranza perché sono tante le cose che mi sembrano ingiuste in questo mondo e dovrebbero cambiare. Forse queste speranze sono troppo alte, ma se uno parte da grandi idee, molto probabilmente qualcosa di piccolo cambierà se ci si mette d'impegno.

      17 anni

      Quando parlo o sento parlare di speranza mi viene in mente il mio futuro, i sogni, gli scopi per cui ci devo arrivare. Un futuro, che, forse non mi so ancora rappresentare; l'unica cosa che "spero" è che possa realizzare i miei sogni. Oltre a questo pensiero vorrei sperare anche in un mondo migliore con tanta pace, senza invidie, rivalità e guerre! Ritornando a parlare della mia speranza posso dire che finita la scuola vorrei poter far parte di un corpo statale, se fosse possibile nella polizia di stato per poter aiutare in qualche modo le persone più deboli che mi circondano e di conseguenza come ho già detto dare una piccola mano a ripristinare il mondo.

      20 anni

      UNA PRIMA RIFLESSIONE

      SULLE SPERANZE DEI GIOVANI

      Se mancano esperienze forti...

      Forse nella nebbia dei nostri giorni confusi, noi adulti, e adulti che pur nella loro indegnità si dicono cristiani, stiamo consumando uno scippo di notevole proporzioni nei confronti dei nostri figli, nipoti, e giovani in generale. Lo si capisce dall'approccio che essi dimostrano nei confronti della speranza che viene, di volta in volta, definita come sogno, illusione, felice casualità degli eventi, atteggiamento psicologico, ultimo tentativo di resistenza prima della disperazione. Insomma, la colonna portante di un'esperienza di vita si sbriciola fino a diventare impalpabile, evanescente, una convenzione intellettuale, un'astrazione. E se fosse proprio questa la ragione di una sempre più frequente fuga dalla realtà e dalla gioia? E se fosse ancora questa la causa di una verticale caduta di fascino di un certo cristianesimo dei nostri tempi, costituito perlopiù da vaniloqui sui valori, da una solidarietà più vicina alla sociologia che alla tenerezza, da un accademico ragionare su Dio assai lontano dal racconto di un'esperienza? Brutta fine per coloro che dicono di fondare la loro fede sulla realtà dell'incarnazione! E' per questo che siamo tristi e nervosi, offuscando così la religione della gioia, anche se di una gioia fondata sulla purezza folle della croce. Inevitabilmente il nostro atteggiamento ha poco da dire e da dare a chi sente crescere dentro di sé aspirazioni, presentimenti d'amore, desiderio d'avventura.

      C'è poi il fatto che la vecchiaia sta diventando sempre più la condizione prevalente. E quando dico vecchiaia non penso alla provvista di anni accumulata, ma a quel ripiegarsi su se stessi che porta a non conoscere altro che le proprie ragioni e necessità, a quel non voler mollare l'osso che rende acidi e che dà una terribile controtestimonianza rispetto alla speranza. Gli anziani, quelli veri, invece sono una risorsa formidabile, un invito a guardare in avanti con fiducia, sono - e penso a persone che conosco - l'esito di un mirabile lavoro che la sapienza del creatore rende sempre più bello. In effetti queste persone sono anziani anagraficamente, ma evangelicamente stanno ringiovanendo. Che regalo stupendo fanno a se stessi e agli altri!

      Per il credente, anche se peccatore, la vera speranza non è un concetto, è una persona: Gesù! Non siamo chiamati a seguire delle norme, ma a maturare l'amicizia con una persona, con la Persona. La scoperta di un'amicizia veramente per sempre è una scarica così grande di energia vitale da trasformare un'esistenza, da darle senso, da illuminare i passaggi critici, da rendere un motivo di crescita l'esperienza del dolore, da presagire una gioia che non muore. Oggi, nei nostri paesi, dove sono i "centri di aiuto" per avventurarsi ad una sequela di Gesù che non sia nominalistica, ma che si fondi sulla trasmissione di un'esperienza? Dove i giovani, in libertà, possono parlare tra loro di Dio? nutrire le loro amicizie con esperienze vere di condivisione? A volte penso che noi "vecchi" occupiamo davvero tutti gli spazi, sia fisici che culturali, di possibilità organizzativa come di interpretazione della realtà. Magari siamo impegnatissimi a fare del bene, ma, come dice un poeta, ci scordiamo di essere buoni.

      Non è di tecniche pastorali che abbiamo bisogno, ma dell'umiltà necessaria per metterci in discussione. L'umiltà, come la verità, ci rende liberi davvero. L'annuncio della Speranza, l'annuncio di Gesù, non richiede sofisticate elucubrazioni, richiede che noi, in qualche modo, ne abbiamo fatta esperienza. Beninteso, l'annuncio può certamente rimanere inascoltato, ma questo riguarda la libertà di ogni persona. Di una cosa sono certo: ogni persona vera, e i giovani in maniera particolare, distinguono al volo la recita dalla testimonianza. Auguriamoci che qualche puro folle, un Parsifal dei tempi dell'informatica, esca dalla selva aggrovigliata di suoni e immagini nella quale viviamo per parlarci di Dio, magari sedendo sull'erba e guardando le stelle.

      Giampiero Giampieri

      © il filo, idee e notizie dal Mugello, gennaio 1998

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