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SCARPERIA SI INTERROGA SULLE SUE FESTE

RISCOPRIRE O INVENTARE IL PASSATO?

“[…] poiché i popoli quanto più si fanno consapevoli del passato, tanto più son pronti al loro avvenire.”

(da una locandina pubblicata in occasione del “Sesto Centenario della fondazione di Scarperia ed onoranze al Clasio”, 8 settembre 1906)

È sotto gli occhi di tutti il proliferare di feste e sagre paesane: soprattutto nei mesi estivi, anche nelle più piccole frazioni, fioriscono, anno dopo anno, nuove ricorrenze, all’insegna di tradizioni delle quali, si dice, si era persa memoria. Ed è così che anche nelle nostre zone (ma il fenomeno è presente almeno in tutta la Toscana, se non in Italia) abbiamo feste medievali, rinascimentali, pali, cortei storici, rievocazioni che, se da un lato animano piacevolmente i fine settimana di turisti e residenti, dall’altro fanno sembrare il passato al servizio più di un marketing territoriale fine a se stesso che di una ricerca di identità dei vari paesi. E in tempi di “vacche magre” per gli enti locali, può sorgere qualche dubbio sulla effettiva autenticità della tradizione in nome della quale si organizzano feste di ogni tipo. Tanto più che la ricorrenza si accompagna, spesso, con eventi gastronomici, altrettanto “tipici”, come le sagre del pesce dove a malapena c’è un fiume.

Abbiamo posto i nostri interrogativi al presidente della Pro-Loco di Scarperia, Luca Parrini, che da anni è impegnato nell’organizzazione e nella gestione del Palio del Diotto e dei festeggiamenti ad esso collegati che hanno luogo nel paese nel mese di settembre.

 

Cosa ne pensa di questo emergere in tutta la regione di feste paesane?

Credo che il passato non si possa inventare. Lo si può riscoprire, magari grazie ad uno studio specifico o ad un testo storico che viene analizzato dopo tanti anni. Ma neanche questo di per sé basta per far nascere una festa sentita da tutti e, soprattutto, farla durare nel tempo.

La tradizione del Diotto nasce con la fondazione di Scarperia, nel 1306. Si è tramandata nei secoli e arricchita grazie alle persone che ne hanno avuto cura; nel nostro paese, ad esempio, Silvio Milani ha dato una svolta decisiva: a metà anni ’50 ha unito i giochi di gagliardia ai festeggiamenti religiosi, in anni in cui le rievocazioni storiche erano ancora poche e si aveva voglia di condividere occasioni come queste. In più ha avuto una grande intuizione: ha saputo trasmettere l’entusiasmo del Palio ad alcuni ragazzi più giovani, tra cui il sottoscritto. Non siamo, oggi, solo gli organizzatori del Diotto; prima di tutto siamo un gruppo di amici, cresciuti insieme, persone che di anno in anno si ritrovano, si confrontano e pensano a come migliorare la festa.

Al di là di questo spirito di condivisione e di continuità con il passato, oggi il Diotto rappresenta anche un’entrata importante per il Comune…

Non più di tanto! Se consideriamo i festeggiamenti che avvengono dall’ultima domenica di agosto alla terza di settembre, si ottiene solo il 30% delle entrate annuali della Pro-Loco che gestisce, per conto del Comune, alcuni servizi, tra cui il Diotto, appunto, e il Museo dei Ferri Taglienti. Spesso, per garantire novità e una qualità migliore, queste feste costano tanto. E gli utili, spesso, non crescono proporzionalmente. Per andare avanti ci vuole anche una certa volontà politica e, al contempo, una buona dose di autonomia organizzativa.

In tempi in cui le occasioni per festeggiare non mancano, cosa rappresenta il Diotto per un abitante di Scarperia e cosa invece potrebbe rappresentare per una persona non scarperiese?

Per chi è sempre vissuto qui, il Diotto è la sua festa. È un momento atteso: il Palazzo dei Vicari è al centro dell’attenzione e la maggior parte degli abitanti è orgogliosa di questo. In più cerchiamo, ogni anno, di inserire dei cambiamenti e di coinvolgere persone diverse: il corteo storico si è ampliato, i costumi si sono rinnovati, sono nati i “Bandierai e i Musici di Castel San Barnaba” e così via.

Chi si trova, per la prima volta, l’8 settembre a Scarperia, può non essere colpito più di tanto: in giro ci sono tante alternative valide; vissuto dall’esterno, senza essere coinvolti nel paese, credo che il Diotto sia un’attrattiva carina, ma sicuramente da migliorare. D’altronde anche il Palio di Siena per alcuni è una corsa di cavalli che dura poco, per la quale l’attesa e la ressa non valgono la pena!

Dunque, per andare avanti, è necessario contare sull’entusiasmo degli abitanti?

Il problema è proprio questo: come coinvolgere i nuovi residenti? I flussi migratori, da altre zone italiane e dall’estero, ci stanno portando ad una riflessione. Abbiamo visto che il fare festa è un’attività che esiste in tutte le culture, perciò, se c’è da dare una mano in attività pratiche (come in occasione dell’Infiorata) o partecipare come visitatori (come per la Giornata Rinascimentale), anche alcuni nuovi arrivati si sono avvicinati. Anche se, purtroppo, senza continuità.

Ma ci sono zone del paese, in cui i nuovi insediamenti abitativi sono vissuti come dormitori: circa il 40% degli abitanti non “vive” il paese, non fa la spesa, non utilizza i servizi, non cammina per il centro storico. E come possiamo “far sentire” loro il bello della festa e della tradizione? Al momento non abbiamo risposte efficaci.

Credo che allora si debbano aprire nuovi scenari, per attrarre nuovi pubblici: una maggiore internazionalizzazione, farsi conoscere anche nelle regioni limitrofe oppure inserire la festa in circuiti più ampi, come parte di un’offerta complessiva, in cui tradizione, svago e capacità ricettiva possano allargare il bacino di utenza.

Letizia Materassi

 

TAPPE IMPORTANTI DEL DIOTTO

  • 7 SETTEMBRE 1306: fondazione di Scarperia.

  • 8 SETTEMBRE 1906: i festeggiamenti per la fondazione vengono spostati di un giorno, per farli coincidere con la Festa della Natività della Madonna.

  • Tra la I e la II guerra mondiale si uniscono i giochi di gagliardia tra rioni.

  • 8 SETTEMBE 1957: nascono i giochi così come si svolgono tutt’oggi. Concorrono 4 squadre per l’assegnazione del Palio del Diotto, sfidandosi nelle prove: lancio dei coltelli, corsa nelle bigonce, tiro alla fune, corsa sui mattoni e palo della cuccagna.

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, novembre 2007

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