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FOLKLORE - SCARPERIA

Per me

il Diotto è...

 

Girando per le strade di Scarperia nei giorni che hanno seguito i festeggiamenti, abbiamo raccolto alcune impressioni di chi vive la tradizione come spettatore, come organizzatore o, semplicemente, come turista di passaggio.

 

 “Un momento di unione con gli amici: allegria, divertimento, occasione di ritrovo. Quando non ho potuto partecipare ne ho sentito veramente la mancanza!” (Claudia, 32 anni)

“Uno spettacolo! E da quest’anno che ho partecipato ai giochi del Palio, è stata anche una competizione vera e propria. Il Diotto è l’8 settembre, gli altri festeggiamenti fanno da cornice. Il bello è che è una festa mia, ma anche di tutti quelli che sono veramente scarperiesi. Se si è nati qui non è possibile non amarla! Se la togliessero, ci sarebbe da arrabbiarsi!” (Dario, 20 anni)

“Secondo me ultimamente ci siamo montati un po’ troppo la testa con questi festeggiamenti! Il Diotto, prima si riduceva all’8 settembre e aveva un senso, perché era una data ben precisa per il paese; poi è stata fatta la festa rinascimentale e i primi anni sono venute tante persone. Ora, s’è capito come fare, si comincia a festeggiare da agosto e si finisce alla fine di settembre. Non la ritengo neanche più una festa del paese. E’ un business!” (Carlo, 45 anni)

“La festa in sé per sé, secondo me, è sentita meno negli ultimi tempi. Ho assistito quest’anno ai giochi in piazza dopo un po’ che non ci andavo ed ho notato che l’età media dei partecipanti si è abbassata. Molti di quelli che prima giocavano nelle squadre ora non si vedono neanche sulle tribune tra il pubblico; lì ci sono soprattutto famiglie e ragazzini giovani!” (Francesca, 32 anni)

“Non so cosa significhi il Diotto per chi vive qui, magari dopo tanti anni viene anche a noia, se è sempre uguale! Ma per me che ci sono venuto solo un paio di volte è divertente e, soprattutto, si vede che è sentito dalla gente. In certi posti le feste se le devono inventare per attirare i turisti, invece qui sono gli stessi ragazzi del paese che si allenano per i giochi, fanno gli sbandieratori e che suonano i tamburi. Mi dà l’idea di un qualcosa di vero, e non d’inventato solo perché qualcosa si deve pur fare!” (Giacomo, 28 anni)

“E’ un momento dell’anno in cui il paese si anima. Ultimamente vengono organizzate tante iniziative, oltre a quelle che ci sono da sempre e che non vedo neanche più. Ci sono i concerti musicali, la sfilata di moda, i tornei di carte in piazza. Si torna più volentieri anche dalle vacanze se si sa che poi c’è qualcosa da fare la sera in paese!” (Maria, 59 anni)

“L’8 settembre per me?…La fine dell’estate! No, via, è anche la festa del mio paese ed è bene che ci sia!” (Roberto, 34 anni)

“Era la prima volta che partecipavo. Io non sono di qui, ma vedo da anni questi manifesti con scritto sempre: “sagra di…a Scarperia”, “Giornata dei fiori (“Infiorata, ndr), a Scarperia”, “Giornata rinascimentale a Scarperia”…non sapevo sinceramente neanche dove fosse di preciso, ma ero curiosa di vedere questo paese dove si fa sempre festa! Sono venuta con alcune amiche a vedere la giornata in costume rinascimentale e mi è piaciuta. Bella l’idea della moneta, il fiorino scarperiese, coniato per l’occasione; poi le vie del centro, le piazze piccole si prestano a questo tipo di festa…avevo visto altre ricostruzioni simili, ma questa mi sembra ben fatta!” (Silvia, 39 anni – Prato)

 

 © il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2004

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