Non è facile fare o ritornare a far politica. Apprezzo molto l'iniziativa del "Filo" e cercherò nei limiti dei possibile dello spazio assegnatomi, di fare alcune considerazioni, nello sforzo di fare chiarezza, senza accenti polemici. Nelle società moderne (e democratiche) esiste un potere di delega, che viene assegnato, di volta in volta, a quei candidati che riscuotono il consenso popolare. Sorge spontanea una considerazione. Come mai alcuni istituti, come la legge sulla trasparenza o i meccanismi di controllo, quali i referendum o petizioni popolari, sono scarsamente praticati o dimenticati? Perché un'amministrazione comunale (faccio per provocare, mica lo dico sul serio!) ogni tanto non tira a sorte una delibera adottata e ne illustra l'iter burocratico, affiggendo in bacheca tutte le carte che hanno accompagnato il provvedimento, dall'inizio alla fine? Sarebbe una buona cosa. Dimostrerebbe concretamente che non c'è la volontà di nascondere niente, che tutto è alla luce del sole. Come mai ciò non avviene? Come mai la cosa principale che manca nel fare politica, in chi si occupa della cosa pubblica è la fantasia e l'inventiva? Presumibilmente avviene tutto ciò perché la catena di relazioni intessute dal potere politico ha, piano piano, eroso il potere contrattuale del singolo cittadino. Oggigiorno contano solo, o prevalentemente, le associazioni, gli enti, gli studi professionali, le cordate d'impresa. E il resto da chi viene salvaguardato? Alcuni esempi, se non vogliamo restare sul generico. Piani regolatori: quando si' è ascoltata la voce dei cittadini di San Piero a Sieve e Borgo San Lorenzo in relazione all'approvazione dei rispettivi PRG? In tutti e due c'è un forte coinvolgimento delle fasce fluviali, suscitando per questo forti perplessità. Direttissima ferroviaria, Variante di valico autostradale e Bilancino: e non esprimo giudizi nel merito, anche se penso fermamente che, su grandi opere infrastrutturali, non possa prevalere il "campanile". Devo ritenere, tuttavia, che la divaricazione tra realismo politico e sensibilità collettiva sia stata molto ampia.Per ultimo, come non ricordare le difficoltà, da parte dei partiti presenti in Parlamento, nel recepire il messaggio dato dal popolo italiano quando con il voto ha espresso il suo parere sulla riforma elettorale nel referendum di Mario Segni: via il sistema proporzionale, sì al maggioritario, spazio al bipolarismo e no alla frammentazione. Messaggi chiari, decisi, ma purtroppo disattesi.Quale indicazione dare alle nuove generazioni per districarsi nel groviglio della politica? Non cadere mai nel conformismo, nell'accettazione pura e semplice di quello che ci viene dato. Come ha affermato Alessandro Borsotti, assessore alla cultura di Barberino Mugello in un recente convegno, incentiviamo la ricerca critica, 'l'eresia intellettuale". Meglio cento critici che mille bocche cucite.Stimoliamo, invitiamo nella stanza dei bottoni chi ha, comunque, qualcosa da proporre. Non pacifichiamoci sul buon rapporto con l'associazionismo delle sagre. Importanti, ma non necessariamente cartina di tornasole di un buon rapporto con i cittadini. Questo è il vero conformismo che ci attanaglia, anche se devo dire grazie al mio amico Paolo Cocchi, per le parole che ha detto in merito. Comunque non gioisco quando vedo la "passione" con la quale si è accolta la candidatura del dott. Antonio Di Pietro. Una proposta non da rifiutare sdegnosamente, ma perlomeno da mettere sul piatto della bilancia e pesare insieme ad altre, almeno, per dare la parvenza di digerirla non con il bicarbonato, ma in maniera naturale.
SAURO BANI
Ci voleva Di Pietro, per far
parlare del Mugello il telegiornale e il giornale radio. Quando mai il Mugello era apparso
per giorni e giorni a titoli cubitali sulle prime pagine dei quotidiani nazionali? Altro
che stand allestiti con tanta buona volontà e denaro alle fiere del turismo nazionale o
internazionale: la candidatura di Di Pietro al Senato ci ha scaraventati all'improvviso in
prima pagina sotto i riflettori della tv senza neanche il tempo di una rassettata. E lo si
è visto e sentito infatti. Il Mugello come Lady Diana, lo stato sociale, il tre per cento
ciel PIL per entrare in Europa. Un esercito di inviati ha scorrazzato per la valle a
sentire il parere della gente sull'ex magistrato, il sapore genuino dei prugnoli e dei
tortelli di patate. Dei Mugello gli Italiani hanno ora una visione sicuramente più ampia
di quella di un casello autostradale o di una pista per campioni di motociclismo e di
Formula l.
Definire un ciclone ciò che è
successo questa estate è banale e ingiusto. Il sottile buon gusto dei film di
Pieraccioni, la cui definizione si riferiva più che altro all'evento meteorologico, non
ha nulla a che vedere con la sguaiata gazzarra che si è scatenata su questo episodio. Il
Mugello ha perso un'altra occasione per essere l'oggetto di un serio e approfondito
dibattito, di un nuovo modo di intendere la politica. La caciara di questi giorni non ha
che confermato l'infima qualità dei protagonisti della nuova stagione politica, nata
dalle ceneri di quel palazzo marcio e putrefatto che anche grazie a Di Pietro si
era riusciti a demolire.Colti di sorpresa dall'abile mossa di D'Alema via tutti a
sgomitare, paladini improvvisati degli interessi calpestati dei Mugello. La candidatura di
Di Pietro fa paura perché aggiunge alla solidissima fedeltà dell'elettorato locale di
sinistra la personalità e la fama dei candidato che attira consensi nell'area moderata.
Tutti hanno messo bocca, il più delle volte a sproposito. A casa nostra ancora una volta
tutti a fare il verso al battibecco scomposto dei politici nazionali, tanto ricco di
personalismi, di insulti e di meschinità quanto vuoto di idee e di programmi. Si è
parlato di trasformismo, di cervello all'ammasso, frasi una volta di effetto ma ormai
puzzolenti di muffa e di naftalina. Si è parlato di pecore, di struzzi, di sudditi e
tiranni. Si può essere favorevoli o contrari ai metodi seguiti per la scelta dei
candidati ma sarà poi l'elettore a scegliere no?! E' giusto parlare dei branco di
pecoroni alla maggioranza dei mugellani pr'ima ancora di sapere l'esito delle urne? Dopo
cinquant'anni in cui nessuno si è mai preoccupato delle cose che regolarmente ci facevano
passare sulla testa, candidati compresi, all'improvviso è successo il finimondo per
questo seggio al Senato. Alla camera alta dei Parlamento nazionale dovrebbe andare una
persona che rappresenti con prestigio e qualità di idee il contributo dei Mugelio per il
bene dei paese non un faccendiere scelto per curare, da quella sede privilegiata,
interessi particolari e di bottega.
Di Pietro è stato scelto probabilmente per la sua notorietà, vezzo deprecabile, già
diffuso durante la prima repubblica, che riempì il Parlamento di calciatori invecchiati,
cantanti in pensione, arbitri a riposo, presentatori smessi, disk jockey e spogliarelliste
da balera che esercitavano il potere legislativo mostrando le tette con aria melensa e
risolini striduli. Certe candidature alternative hanno però lo stesso sapore e non hanno
nemmeno il pregio dell'originalità; sembra davvero di giocare alla meno. Marco
Pannella, Vittorio Sgarbi, Giuliano Ferrara e giù chi più ne ha più ne metta. Bossi
voleva presentare Pacini Battaglia. In Parlamento ha portato anche di peggio.
Zeffirelli non voleva candidare nessuno, meno male.
Rifondazione comunista candida Sandro Curzi che Rparte in quarta con il suo
programma elettorale. Primo punto cominciare a offendere, secondo far ritirare Di Pietro,
poi si vede. Come impegno per il Senato non c'è male. Ma lo scopo della contromossa
comunista è solo quello di rompere le uova nel paniere a D'Alema e spaccare la sinistra
per guadagnarvi spazio e peso politico. Il Mugello è solo un palcoscenico, la commedia
non cambia.
Il Polo accoglie con favore la scelta dell'odiato direttore, lo voterebbe addirittura alla
faccia dei trasformismo. Le sue credenziali? Dettagli marginali tanto se si ritira Di
Pietro si ritira anche lui.
Gino Bartali ha risposto da solo e per le rime a chi lo proponeva al posto di Di Pietro.
La sua frase famosa, pronunciata con la schietta sincerità di una persona che unisce la
saggezza alla modestia ci sta proprio bene. Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da
rifare.
Rocco Buttiglione, con l'astuzia sottile e lo stile diRmesso di antico democristiano, fa
il nome dei suo vice Paolo Bartolozzi, mugellano e politico di professione. Gli
ingredienti sembrano buoni ma l'idea, forse troppo scontata, non fa punto rumore.
Beriusconi, spiazzato ancora una volta, non sa che pesci pigliare e, fruga fruga, tira
fuori il nome di un altro mugellano, il marradese Rodolfo Ridolfi.
Le candidature alternative, anziché tra gli schieramenti contrapposti, nascono
all'interno di ognuno di essi. Curioso vero?
L'onorevole Riccardo Nencini, spara da Bruxelles le sue feroci bordate contro Di Pietro ma
se la carriera politicoistituzionale dell'ex magistrato risulta improvvisata e altalenante
la sua assomiglia più al primo premio di una lotteria che a un lungo e faticoso percorso
politico. Chi è senza peccato.
Il senatore uscente Pino Ariacchi lascia la carica per un altissimo riconoscimento che a
livello internazionale gli ha aperto le porte dei vertice dell'ONU nonostante il parere
contrario di alcuni mugellani. Per la sua successione sarebbe importante avere un
candidato di altrettanto prestigio e piccarsi a tutti i costi per un mugellano a Palazzo
Madama sarebbe solo retorica superbia. Eleggere per il Senato una persona seria, onesta e
capace, dovunque essa sia nata, sarebbe già un onore anche se, con questi pretendenti
sarà come cercare un ago in un pagliaio. Poi, una volta finito il polverone elettorale,
il candidato eletto dovrà contribuire, in nome dei Mugello, al bene dell'italia. Lo farà
coprendo d'insulti gli avversari politici, sputando veleno e sentenze di comodo o portando
idee generose e intelligenti per il bene di tutti?
GUIDO MOLINELLI

