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Società - Politica
DI PIETRO HA STRAVINTO,O NO?

FACCIA RIFLETTERE L'ALTO ASTENSIONISMO

-Tabella tratta dalla Nazione dell'11/11/97-

Le percentuali non lasciano dubbi. Di Pietro ha sbancato il Mugello, Ferrara ha registrato un clamoroso -ma non del tutto inatteso- flop, Curzi non ha fatto breccia nel cuore dei compagni.
Ma i risultati elettorali possono essere letti anche in un modo piuttosto diverso. Arlacchi, un anno fa, ottenne infatti 106 mila voti, votato da Ulivo e Rifondazione; ora Di Pietro di voti ne ottiene 89 mila e Curzi 17 mila. Questo dimostra che l'alta percentuale ottenuta dall'ex-magistrato è frutto anche della fortissima flessione dei votanti. Ed è questo il primo dato che deve far riflettere. A un anno di distanza, hanno rinunciato ad andare a votare su meno di 190 mila elettori, ben 32 mila persone, e a questi si devono aggiungere più di 6 mila che hanno votato scheda bianca o hanno annullato la scheda. Segno di un disagio molto forte, che ha colpito soprattutto l'elettorato moderato. Sempre dando un'occhiata non alle percentuali ma ai voti ottenuti, il candidato del Polo ha letteralmente dimezzato i voti: 42 mila ne aveva ottenuto il cristiano-democratico Pietro Cappugi nell'aprile 1996, 21 mila sono stati oggi i voti del forzista Ferrara, segno evidente che la malandrinata è stata alla fine un maldestro hara-kiri, che ha finito per far stare a casa molti cattolici e moderati, i quali non potevano aver dimenticato il Ferrara di qualche anno fa, col risultato opposto di compattare il fronte pro-Di Pietro, con una campagna impostata tutta sul tiro al bersagio.
Si aggiunga a questo forte disagio nel centro-destra l'attrattiva esercitata dall'eroe di Mani Pulite, e si spiega il cappotto fatto da Di Pietro, che evidentemente deve aver rosicchiato consensi anche tra i sostenitori di Curzi.
Un altro elemento spicca chiaro: la grande compattezza dell'elettorato del Pds. Nonostante la candidatura di Curzi, nonostante gli autorevoli appelli di padri nobili come Ingrao, nonostante i dubbi sul Di Pietro politico gli elettori pidiessini in larghissima parte hanno seguito le indicazioni di voto del partito. E questa "fedeltà" di voto evidente nello schieramento del centro-sinistra, finisce per fare ancor più la differenza nella competizione con il centro-destra, dove invece la presenza di un candidato non gradito o non convincente crea facilmente emorragie di consensi. E così, ultimo dato di fatto che farà riflettere soprattutto chi non ama né regimi né plebisciti, la maggioranza di governo di sinistra/centro -divisa quanto si vuole al suo interno-, conta comunque in Mugello, su maggioranze inattaccabili, raggiungendo e superando l'80%: un tempo le si chiamavano maggioranze bulgare.

Paolo Guidotti

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, novembre 1997
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