IL LIBRO DEL MESE
a cura di Gabriele Raveggi
Il mio amico don Milani
di David Maria Turoldo
Meravigliose capacità, possiede il libro. Tra cui anche quella di far sentire vicino a noi amici da tempo scomparsi. E' il caso di un piccolo volume uscito da poco: autore: David Maria Turoldo; titolo: Il mio amico don Milani; editore: Servitium di Sotto il Monte, il paese di papa Giovanni. E leggendo tutto di un fiato le ottanta pagine, autore e "amico" sopraffatti dalla stessa malattia sono per una volta di nuovo presenti in mezzo a noi.
Una memoria di Abramo Levi introduce i tre saggi che compongono la breve opera, e qui ricorda il viaggio a Barbiana in compagnia di padre David, con don Lorenzo già malato che distribuisce la bozza di "Lettera a una professoressa", divisa equamente in tre parti con padre David ed il loro autista.
Il primo saggio riporta il titolo "Appunti su don Lorenzo Milani" e ricorda le tappe dell'amicizia, che risalgono al 1954 quando padre David avrebbe voluto stampare "Esperienze pastorali", non riuscendoci per problemi di imprimatur. E così avanti nel tempo fino a pensare alla sua santità ("ho quasi paura a continuare, paura che mi dica precisamente dal paradiso 'Smettila, bischero!' ") da vero, solo e autentico rivoluzionario, oltre la rivoluzione liberale o quella russa, ma una "santità secondo la tradizioneÁl'uomo contro il tempio, contro la legge e contro il potere".
Il secondo saggio è "Il mio amico don Milani non è come dite voi", e scritto nel 1977 è una difesa del priore di Barbiana da tutti quelli che dopo la morte volevano mettergli addosso questo o quel vestito, e che sicuramente gli sarebbe stato troppo stretto. Veramente piacevole è qui il ritratto di sant'Antonio: "guarda cosa ti hanno fattoÁun santo per fidanzate, una specie di efebo che se la gioca con quel Gesù bambino tra le mani".
Nella terza parte, appunti per un'intervista a Neera Fallaci, ricorda ancora la genesi di Esperienze pastorali e racconta come fossero ancora radicate in lui le origini ebraiche, come si fosse formato sul vecchio testamento, e le pressioni per convincerlo che sì la "giustizia andava salvaguardata, ma occorreva stare attenti, perché la giustizia può anche diventare crudeltà, disumanità. Occorre che la giustizia diventi amore e che l'amore sia giustizia".
© il filo, ottobre 1998

