
“Vivete la vita servendo
Da
Civitanova Marche erano arrivati i suoi familiari, quasi imbarazzati
dell’accoglienza riservata loro. Senz’altro commossi dall’episodio vissuto all’
arrivo a Borgo. Giunti in treno alla stazione ed incerti sulla strada da
percorrere per arrivare al SS. Crocifisso, avevano chiesto indicazioni ad
un’auto di passaggio. Il conducente, che si era offerto per accompagnarli, ha
accennato alla giornata in ricordo di Don Angelo. Quando ha saputo che stava
trasportando il fratello e la cognata, ha accostato la macchina ed in silenzio
si è messo a piangere. Sincere lacrime di gratitudine. Come quelle spuntate
sugli occhi di molti, nella chiesa di San Francesco, al ricordo pronunciato dal
confratello Don Giovanni D’Ercole, venuto da Roma a presiedere l’Eucarestia e
prima a raccontare la scoperta della malattia dell’amico e i giorni della
sofferenza, trasformati in desiderio di “compimento” “A questo punto – scriveva
don Angelo nella sua ultima lettera - sento che il desiderio della salute viene
scavalcato da quello di una rassomiglianza più netta, più definita con nostro
Signore… è certo opera dello Spirito: sia Lui a portare a compimento il tutto!”
Di lì a poco, il 3 aprile 1999, notte del Sabato Santo, don Angelo moriva. Quasi
una parabola del Mistero Pasquale, rivissuta in questo anniversario, per la
coincidenza del Vangelo della Passione, lettura della messa prefestiva della
domenica delle Palme, concelebrata in suffragio del sacerdote.





La stessa mattina, in una trasmissione speciale di Radio Mugello, la voce di un Don Angelo comunicatore della Parola si era riascoltata, nitida sopra i fruscii di una audiocassetta vecchia di venti anni, a commentare, in uno dei soliti interventi radiofonici domenicali, proprio quel testo. Un brano al quale ha fatto riferimento nel pomeriggio anche il suggestivo ricordo dell’altro confratello, don Gianni Paoiletti, che insieme a Don Giovanni D’Ercole, all’Economo Generale Don Firmin Fernadez e a Don Pasquale Careddu, rappresentava l’Opera don Orione. Lontani ma vicini anche don Pasquale Poggiali dall’Africa ed il Generale, don Flavio Simionato, in viaggio in America Centrale, che avevano fatto pervenire due belle lettere di partecipazione alla giornata.
Una giornata nella quale accanto al don Angelo prete, ricordato nel saluto iniziale dal Pievano di Borgo San Lorenzo don Giancarlo Corti, sono state tratteggiate, in varie testimonianze, anche le qualità di amico, educatore e comunicatore di questo sacerdote.

Nei dieci anni che ha vissuto in Mugello, prima dell’ultimo periodo romano, don Angelo ha creato una vera rete di relazioni, ha superato campanili e “distanze” paesane, si è fatto vicino ai bisogni di tante famiglie ed ha compreso, sin dall’esperienza del Liceo, nel quale è stato insegnante di religione, l’importanza di comunicare ai giovani la passione per un’esperienza cristiana non disincarnata, ma disponibile a lasciarsi interrogare dalla cultura e dalla storia, osando risposte non scontate e audaci indicazioni di percorsi, anche esigenti, verso una vita che sia partecipazione alla vita degli altri. Perché “non basta essere nati in un tempo e in un paese, bisogna decidere di appartenere al nostro tempo, al nostro paese.” Questa appartenenza alla nostra terra don Angelo l’ha vissuta in modo significativo. A testimoniarlo anche l’intervento non di circostanza di Giovani Bettarini, suo ex studente, presente in qualità di Sindaco di Borgo San Lorenzo. A significare quanto don Angelo Vallesi ha fatto per il Mugello e per la comunità di Borgo in particolare è stata annunciata l’intenzione dell’amministrazione di dedicargli, come a don Cinelli, una delle nuove vie del paese. Una strada per questo indimenticabile compagno di strada, verrebbe da dire rifacendosi al titolo di una raccolta di testimonianze pubblicata dieci anni fa, all’indomani della morte, a cui c’è l’ambizione di dar seguito. Anche perché in tanti avrebbero voluto avere più tempo lo scorso 4 aprile, per condividere un proprio ricordo, per lasciare una testimonianza o dire un semplice grazie al microfono della chiesa di san Francesco. Ciascuno l’ha fatto sicuramente con la propria presenza partecipe, fatta di silenzio e di preghiera, nel comune ricordo dell’indimenticato compagno di viaggio.
Con il desiderio di continuare il viaggio: in percorsi condivisi o su strade meno battute, avendo nello zaino un bel bagaglio di indicazioni, per farsi compagni di cammino di altri.
Con l’entusiasmo, più forte di tante fatiche, che don Angelo ha trasmesso, quasi spingendoci verso una meta desiderabile: la gioiosa pienezza che deriva dal vivere la fede servendo la vita.
Fabio Berti
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, aprile 2009

