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La copertina di questo mese
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ESCLUSIVO: Intervista a don Bensi,
confessore di don Lorenzo Milani

Don Milani
a cuore aperto

A
lcuni anni fa, in occasione di una ricerca universitaria, intervistammo don Raffaele Bensi, a proposito del rapporto tra don Milani e sacerdoti fiorentini. Ora, in occasione dei quinto anniversario della morte di don Bensi, pubblichiamo questa intervista col confessore di don Milani, che ci pare assai interessante per comprendere meglio la figura del prete di Barbiana.

Ci furono occasioni precise in cui cominciarono a nascere attriti con gli altri sacerdoti?

 No, non ci furono occasioni precise, ma posso dire che i dissapori nacquero perché Lorenzo Milani aveva cultura ed idee molto diverse da quelle degli altri sacerdoti e del clero in generale. La sua costruzione mentale era troppo differente da quella degli altri e quindi sul piano dei rapporti umani, succedevano delle discussioni feroci. Noi eravamo abituati ad una certa educazione di seminario nei confronti del vescovo e dei monsignori; lui no, lui rispondeva a tutti ed un vescovo, sentirsi dire certe parole, non le accettava certo volentieri. Diceva certamente cose giuste, ma le diceva in un modo così prepotente e autoritario da non poter essere accettato dagli altri. Una volta ad esempio, uno dei suoi ragazzi si era fatto male ad un ginocchio e don Milani lo portò all'ospedale di Pontassieve; c'era molta gente ad aspettare e tutti erano quindi avanti a lui. Allora cominciò ad urlare: "Prima tocca a lui! E' un povero ragazzo; lui è IL POVERO, è il rappresentante della classe dei poveri".

 

Ci può parlare del rapporto con i suoi ragazzí?

Il suo metodo d'insegnamento era veramente interessante: durante l'estate mandava i ragazzi a studiare lingue in Francia, in Inghilterra, in Germania, pagando loro ogni cosa; si preoccupava come una mamma mentre loro erano all'estero. Ecco, anche tutte queste cose, ai preti che le vedevano dal di fuori, sembravano esagerate. Ma per Lorenzo i suoi ragazzi erano i più belli dei mondo anche se molte volte hanno ricevuto da lui molti schiaffi; guai però se un altro li avesse toccati, lo ammazzava.

Egli diceva che durante i secoli a questi ragazzi era stata negata la cosa più grande dei mondo: la cultura. Per questo si arrabbiava e quindi noi preti, i medici, tutte le persone, dovevano mettersi in ginocchio davanti a questa povera gente della montagna che era stata trattata male per tanto tempo. II suo scopo era quello di difendere il povero, di difendere il debole, ma tutte queste cose le faceva in un modo che non si faceva intendere. lo l'adoravo e lui adorava me, c'era tra noi un bene infinito, ma noi preti molte volte si faceva una fatica enorme per capirlo, perché faceva ogni cosa a modo suo. Era un tesoro, ma un tesoro nascosto. Bisogna però capirlo e volergli bene.

 

Don Milani sosteneva di essere stato mandato a Barbiana per punizione. E' vero questo?

E' vero che don Milani diceva di essere stato mandato lì per punizione, ma questo non è affatto vero; è che non c'erano altre parrocchie libere. Prima non era come ora, vale a dire anche i piccoli paesi che contavano appena qualche decina di anime, avevano il parroco e perciò la disponibilità e la scelta era davvero limitata. Per quanto riguarda poi il caso di Lorenzo, la scelta fu tra due parrocchie: una sull'Appennino e una a Barbiana. Lui accettò di stare a Barbiana, ma certamente a malincuore. Prima di tutto perché credeva di aver diritto di rimanere a San Donato dopo la morte dei proposto don Pugi e poi perché gli sarebbe piaciuto che il cardinale lo avesse chiamato a tenere delle conferenze in seminario. Ma il cardinale Dalla Costa dette questa motivazione per non farlo restare a Calenzano: "Ha diviso il popolo". Lo considerava infatti un settario, un prepotente, un violento, ma Lorenzo lo era davvero. Nonostante tutto però il cardinale lo stimava molto, anche se avrebbe preferito che tra loro ci fosse stata un po' più di comprensione.

"A levarmi da San Donato e portandomi via i miei ragazzi, mi hanno strappato il cuore". Questo era quello che diceva Lorenzo dopo il suo trasferimento. Lui comunque continuò, anche dopo che era a Barbiana, a fare certe cose come, per esempio, andare a parlare al vecchio San Donato e, si sa, la cosa non a tutti faceva piacere anzi, cominciarono proprio qui a nascere i primi dissapori.

"Se non vogliono che io faccia più scuola, me lo devono dire, ma non mi si mandi chiuso in un convento!" La casa però si risolse quando comincio ad affezionarsi e a voler bene a quei ragazzi di Barbiana.

  • Intervista di Paolo Guidotti, Laura Innocenti, Marco Pinelli

© il filo, idee e notizie dal Mugello, aprile 1990

 

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