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IL PIEVANO DI BORGO SAN LORENZO

Al Don Bosco, quali film?

Non è la prima volta che capita. Di tanto in tanto c'è chi si lamenta, apertamente o sottovoce, per la programmazione cinematografica al Cinema Teatro Don Bosco. Anno scorso capitò perfino di dover bloccare la proiezione di un film, che vietato ai minori di 14 anni, per il suo contenuto, appariva sconveniente per un cinema parrocchiale. Se un anno fa il film che dette problemi fu il Pinocchio di Ceccherini, certo una pellicola né impegnata né troppo intelligente, stavolta a suscitare dibattito e polemiche è stato "Tutto su mia madre" del regista spagnolo Aldomovar.

Anche "Il filo" ha riportato una lettera di uno spettatore, che si diceva di attendersi "qualcosa di diverso da una sala parrocchiale, rispetto a un cinema 'commerciale'. Andandoci tranquillamente con la famiglia -continuava nella lettera- mi aspettavo di trovare un film che potesse essere divertente o impegnativo, non certo diseducativo ed in netta contrapposizione con i valori cristiani".

Così, per approfondire l'argomento, abbiamo chiesto un parere al pievano di Borgo San Lorenzo, mons. Giancarlo Corti. "Tra l'altro -esordisce- a mio parere il film che ha suscitato scalpore è un bellissimo film, fatto da un regista di valore. Certo è un film duro, ma dura è la realtà della vita, che il film mostra con efficacia. E da queste situazioni di degrado vengono fuori messaggi positivi, sulla solidarietà e il senso della vita: dalla desolazione nascono fiori di umanità. E' la complessità e la drammaticità della vita di oggi. Detto questo, non credo che il film di Aldomovar fosse adatto ai ragazzi. Per questo se apprezzo il tono della lettera, invito colui che scrive a esercitare bene il suo ruolo di padre, a discernere gli spettacoli che offre ai suoi ragazzi. Lui si dice deluso perché si era fidato del cinema parrocchiale. Ma vorrei dire che un cinema parrocchiale non è soltanto un cinema da ragazzi, ed ha invece una dimensione più ampia, nel contesto della vita di questo territorio".

E Don Giancarlo enumera e spiega: "E' un cinema che deve tutelare una prospettiva morale: non tutti i film sono adatti, anche se la scelta non è facile. Perché cos'è immorale? Soltanto lo sconcio sessuale o la parola oscena, o non anche scene di violenza gratuita, che spesso si vedono, a tutte le ore, anche in TV, dove si trasmette di tutto, anche cose che fanno voltar lo stomaco. Da parte nostra siamo tenuti a reperire la valutazione che dei film dà un'apposita commissione: e, si badi, per il film di Aldomovar, la valutazione era 'accettabile'. Ancora: un cinema come il nostro deve aver presenti varie considerazioni: la necessità di proporre certe tematiche, l'importanza di tener conto dei ragazzi e delle famiglie. Ed anche tener conto di un territorio: stare al passo con le prime visioni consente di dare un servizio importante, evitando che i mugellani debbano per vedere un film andare a Firenze".

Il pievano però riconosce le difficoltà: "Siamo sul filo del rasoio. Tra l'altro le case di distribuzione ti condizionano, oltre a imporre costi davvero esosi. Ad esempio se volessimo mettere, sui cartelloni del cinema, una scritta tipo, "Film consigliato a un pubblico adulto", le distribuzioni insorgerebbero e romperebbero il rapporto con il cinema. Forse comunque, per tornare al caso sollevato, sarebbe stato più opportuno, per lo spettacolo delle 15, programmare un altro film".

E' uno sforzo, comunque, che si sta facendo, e Don Giancarlo invita a considerare anche gli aspetti positivi: "Non si dimentichi che intorno al Don Bosco girano una trantina di giovani volontari. E le iniziative non mancano. Come quella, già avviata, dello spettacolo per bambini e famiglie a 1000 lire ogni mese. Ed è in programma un primo corso di educazione all'immagine, aperto a tutti. A questi incontri inviterò caldamente i catechisti a partecipare, e i giovani. Chissà che non possa maturare qualcuno in grado di stilare una scheda per i film che ne necessitano, da offrire all'ingresso agli spettatori. L'era dei cineforum è passata, ma forse una scheda potrebbe essere d'aiuto". Il parroco ricorda altre importanti funzioni del cinema parrocchiale: "E' uno spazio aperto alla beneficienza: spettacoli per beneficienza non mancano. Così come non manca l'apertura ai gruppi teatrali amatoriali: anche questa è un'occasione significativa di incontro, che aiuta la gente a stare insieme. Non lo teniamo aperto certo per ragioni economiche. Anzi, si arriva appena ad assicurare il mantenimento dell'ambiente, e l'adeguamento alle norme".

Conclusione: "Si sbaglierebbe a pensare al Don Bosco come un appendice tout court della sacrestia. E' un servizio, che certo non potrà andare contro ai principi della fede e della morale; ma neppure si potrà pretendere di proiettare solo la vita di Santa Teresa d'Avila o di Santa Maria Goretti".

il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 1999
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