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La copertina di questo mese
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UN PERSONAGGIO DA RICORDARE

PIETRO DINO MARGHERI

PARROCO DI LUCO DAL 1918 AL 1971

  (Voglio dedicare queste brevi note alla biografia di uno dei tanti parroci della nostra zona, uno di quelli che per forza di carattere, personalità, esemplarità di comportamento, ben rappresenta il motivo del radicamento religioso, ma anche sociale, della chiesa del nostro territorio).

Nato a Scarperia (frazione Cerliano) l’8 settembre del 1885, fu ordinato sacerdote nell’agosto del 1913. Dopo essere stato per diversi anni cappellano, prima a Rossoio nel Comune di Vicchio, poi a San Giovanni Maggiore nel Comune di Borgo San Lorenzo, arriva a Luco nell’estate del 1918 in seguito alla morte di Don Adriano Saccardi.

Si imbatte subito in una situazione difficile: Luco ha subito la perdita di 30 giovani nella “Grande Guerra” e di lì a poco ci sarà il terremoto del giugno 1919 (tanto per ricordare alcuni fatti fra i più gravi); anche la chiesa e la cappellina sono tra le strutture che riportano danni. Incominciano le battaglie politiche che finiranno con l’avvento del fascismo, cosa che Don Margheri ha sempre combattuto con tutte le sue forze.

Il suo temperamento vulcanico lo porta a non arrendersi davanti a nessuna difficoltà.

Organizza subito un comitato per costruire quella che poi sarà la “Cassa Rurale e Artigiana” (oggi divenuta Banca di Credito Cooperativo insieme con quelle di Firenzuola e Piancaldoli). C’è qui un primo aspetto che vorrei sottolineare: la Cassa Rurale e Artigiana nacque in gran parte per suo volere (adunanze ed assemblee si tenevano in canonica!), eppure il suo nome non compare mai nei documenti ufficiali.

Fonda poi quell’Azione Cattolica che diventerà una delle più attive nel Mugello e ancora riesce a mettere insieme una società per la costruzione de un Circolo Cattolico capace di diventare punto di riferimento nel paese per varie attività (bar, pallaio e giochi vari), dotato anche di una sala intitolata a “Silvio Pellico” per proiezioni, balli e ritrovi; insomma, una vera “primizia” per quell’epoca.

Il Circolo, una volta costruito, verrà requisito dal governo fascista con una manovra al limite della legalità, ma Don Margheri riuscirà, nell’immediato dopoguerra (attorno al 1950 circa) a restituirne il possesso alla parrocchia.

Le molteplici attività di questa esemplare figura d’uomo e di prete non si limitano a questo.

Insegna musica e canti a chi ne abbia voglia, organizza la banda musicale per i servizi di processioni e feste varie, un coro per canti liturgici ed anche profani (di questo coro ho un ricordo personale avendovi partecipato fin da bambino).

Don Margheri aveva la tempra dell’uomo di coraggio: non si lasciava intimidire da nessuno, sebbene ce ne sia stato più di un motivo.

Nel 1923 pensa a restaurare la “Cappellina” a costo di grandi sacrifici personali, ma anche con il sostegno di tutto il paese.

Occorre non dimenticare anche il servizio da Lui prestato nell’Ospedale del Mugello, allora ubicato all’interno dell’ex-monastero camaldolese di Luco, una specie di corpo unico con la Chiesa in quest’epoca. Non passava notte che non venisse chiamato per malati e moribondi e per tutti aveva una parola di conforto.

La sua canonica è sempre aperta a tutti; lo aiuta nella gestione la sorella Dina che fa scuola di cucito e di ricamo alle ragazze del paese (molte donne di Luco, fra le quali anche mia moglie, possono testimoniare di quelle ore passate insieme ad imparare quell’arte).

Si arriva così all’inizio degli anni trenta, gli anni della grande crisi mondiale, ma Don Margheri non si perde d’animo e mette mano addirittura al restauro della Chiesa Parrocchiale, con un progetto innovativo e costoso, che solo uno come lui, nelle condizioni in cui versava la popolazione ed il contesto politico del tempo, poteva pensare di realizzare. Va avanti e nel giro di tre anni la Chiesa è rinnovata. Oggi ne possiamo ancora ammirare stupiti, gli aspetti più rilevanti. Ad esempio il soffitto a “cassettoni” realizzato dall’artigiano luchese Paolo Ronconi, oppure la muratura e la carpenteria, opere della Ditta F.lli Ulivi, e ancora il ferro battuto dei Torelli-Sterpos. Non si poteva certo pensare ad un’opera di restauro di questa fatta se la popolazione non avesse avuto (e a ragione) una enorme fiducia in quest’uomo.

Finita la Chiesa Don Margheri mette mano ad un libro che publica nel 1936. E’ quella storia di Luco che ancora oggi serve da riferimento a quanti vogliano fare ricerche sul paese.

E siamo negli anni quaranta con l’inizio della seconda guerra mondiale. Per tutta la durata del conflitto Don Dino è pastore d’anime e luogo d’aiuto per tutti. Ricordo ancora le colazioni e le merende nei giorni della fame, quella “bigia” del ’40-’41 quando fu razionato tutto, soprattutto il pane, che allora era fondamentale per chiunque. Due etti di pane a testa, oggi più che sufficienti in mezzo a tante altre cose, erano per quegli anni l’equivalente di nulla, essendo spesso l’unico cibo esistente in molte case a sfamare innumerevoli bocche, ed ecco allora il mercato nero per chi si poteva permettere il lusso di comprare qualcosa extra; ma per i più naturalmente era la fame.

Don Margheri è sempre pronto e vigile per tutta la durata della guerra, cercando di aiutare chiunque ne avesse bisogno.

Arriva intanto il 1944, gli alleati arrivano anche a Luco. Di questo periodo mi piacerebbe molto poter pubblicare, su questo foglio, il diario di Don Margheri, un diario dove egli descrive i fatti più importanti avvenuti in quel triste frangente. Se i parenti ancora viventi di Don Margheri concedessero il loro assenso, sarebbe sicuramente di grande interesse rendere noti gli appunti scritti dall’allora parroco di Luco su questo difficile periodo per il paese.

Resta ancora qualcosa di molto importante da ricordare sulle attività di quest’uomo infaticabile.

Parlo dell’asilo infantile, una struttura che lui ha sempre sognato e che soltanto dopo la fine della seconda guerra mondiale riesce a concretizzare e ad aprire. Armato soltanto di buona volontà e di una tenacia ferrea, inaugura la scuola direttamente in canonica, servendosi esclusivamente di volontari per l’insegnamento e per tutta la struttura organizzativa. Finalmente dopo qualche anno, grazie anche a qualche donazione ed alla disponibilità di tutto il paese, riesce nel suo progetto di avere una scuola con tutte le regole: è la scuola materna “San Giuseppe” che ancora oggi tutti possono ammirare.

Non poteva mancare alla grande statura di quest’uomo un’opera strettamente, squisitamente religiosa; sotto il suo ministero infatti ben sei ragazzi di Luco sono diventati presbiteri: Emanuele Grazzini, Antonio Lapucci, Giuseppe Tagliaferri, Lino Checchi, Mario Landi e Romano Nencioli. Non temo di sbagliare pensando che questo fu forse per lui il lavoro più importante, per noi certamente, l’ennesimo segno di una vita spesa bene.

                                                                                                                    LUIGI TAGLIAFERRI

il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio 2003
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