ESCLUSIVO - INTERVISTA A DON FRANCESCO SAVERIO BAZZOFFI
Dai loro frutti li riconoscerete...
E’
stato per molti una sorpresa, e fonte di tristezza, leggere sui giornali che don
Francesco Saverio Bazzoffi, insieme ad alcuni suoi collaboratori, è indagato per
truffa e associazione a delinquere. L’accusa ipotizza nell’attività del
sacerdote, una truffa basata “su
falsi esorcismi”. E con il concorso di alcune persone che “avrebbero finto di
essere indemoniate”, per impressionare i presenti ed ottenere così elargizioni e
offerte; ed altre a fare “opera di proselitismo e a procurare clienti”. Così la
guardia di Finanza –su disposizione della Procura di Firenze- ha compiuto
perquisizioni e sequestrato materiale nella sede dell’associazione Casa Santi
Arcangeli, a Santa Lucia, nel comune di Barberino di Mugello.
Solitamente in un
articolo di cronaca si cerca di scindere i fatti dai giudizi personali. Qui
invece, vorremmo subito dichiarare –per onestà verso i lettori- che non crediamo
alle accuse contro don Francesco. E’ vero, siamo tutti peccatori, tutti si può
sbagliare, talvolta certe iniziative possono deviare dallo spirito originario.
Ma che don Francesco sia un diabolico truffatore non riusciamo proprio a
crederlo. E con questo spirito “Il Filo” è andato alla Casa Santi Arcangeli,
poco prima della Futa, per chiedere al sacerdote fiorentino una testimonianza.
Con il desiderio, che pensiamo comune tra tanta gente mugellana che conosce don
Francesco, cappellano a Borgo San Lorenzo dal 1979 al 1984, e parroco di
Pietramala dal 1984 al 1992, e ha imparato ad apprezzarne la sua bontà e
semplicità, di esprimere vicinanza e solidarietà al sacerdote fiorentino, ora
sessantenne.
L’ANTEFATTO
Fin
dai primi anni ’80, a seguito di contatti con don Serafino Falvo, fondatore del
Rinnovamento Carismatico in Italia, don Francesco Saverio incontra l’esperienza
carismatica, dove larga parte hanno il carisma di guarigione e quello di
“preghiera in lingue”. A Pietramala, fin dal 1987, costituisce
un primo gruppo di preghiera,
“I Cinque pani” e inizia a impartire le benedizioni,
con celebrazioni pubbliche nella chiesa parrocchiale. Avvengono fatti strani e
inquietanti: persone che si agitano e gridano, prima, durante o dopo la
benedizione. Come se fossero indemoniate. Presto a Pietramala cominciano a
venire in tanti, e alle celebrazioni partecipano in centinaia, da tutt’Italia.
C’è chi cerca la guarigione fisica e psichica, che non ha trovato altrove, chi
la pace interiore. E l’attività cresce, diventa più organizzata e strutturata,
anche se don Francesco evita per quanto può “pubblicità” e notizie
sensazionalistiche sui giornali. Quando poi il sacerdote fiorentino lascia
Pietramala, per diventare parroco a Firenze ed essere nominato responsabile
dell’ufficio Matrimoni della Curia, l’attività prosegue nella Casa Santi
Arcangeli, a Santa Lucia-Montecarelli, struttura inaugurata dal Card. Piovanelli
nel 1991. E dove salgono persone famose, come Lucio Dalla e Gianni Morandi.
“Sono due giornate di preghiera –spiega lo stesso don Francesco-, sabato e
domenica. Vengono per pregare, per cercare il Signore. C’è il momento del
Rosario, delle Lodi, della Messa, delle Benedizioni. Cerco sempre di evitare
ogni clima di fanatismo, ogni attesa del miracolo, ogni rischio di
superstizione. Si cerca cioè di stare ancorati alla preghiera, in un clima di
fede. Il centro della giornata è sempre Gesù, e la caratteristica delle
celebrazioni è che esse si svolgono sempre in forma comunitaria. E l’esorcismo,
che è individuale, non c’entra. ”
DOPO LE ACCUSE
Ora,
dopo l’improvvisa tempesta giudiziaria, gli incontri di preghiera sono stati
sospesi. “Mi dispiace -dice il sacerdote – ma in questa situazione si perde la
spontaneità. Eppoi –aggiunge sorridendo- se davvero fossi un truffatore, farei
una reiterazione del reato”. Anche negli ultimi tempi arrivavano a Santa Lucia
350 persone il sabato, 400 la domenica, tanto che per partecipare era necessario
prenotarsi.
Qual è lo stato d’animo del sacerdote sotto accusa? “Sono sereno, nel senso che
sento l’accusa davvero infondata. Sono cioè convinto che si potrà dimostrare che
gli elementi raccolti possono essere letti come un’esperienza religiosa, pur
atipica. E poi ho migliaia di testimoni a mio favore. Ho sempre fatto tutto
sotto gli occhi di tutti... Dicono che sei persone avrebbero fatto i figuranti,
fingendo di essere guariti. Ma la cosa andrebbe bene se avessi nella cappella
sempre persone diverse. Invece delle 400 persone presenti, 350 sono le stesse: e
allora come può uno far finta di essere malato e poi di guarire, e poi la
settimana dopo la gente se lo ritrova davanti a far la stessa scena? Via, non è
credibile. L’accusa è come un panchetto a tre gambe: prima gamba, i figuranti,
poi le persone pagano, poi ancora mi sono ingiustamente arricchito. Ma se una
gamba cede, cede tutto il panchetto delle accuse. E posso benissimo dimostrare
di non essermi arricchito perché tutto è andato per il Terzo Mondo”.
Soldi,
intorno a don Francesco ne sono girati tanti. Le offerte sono una consuetudine,
in ambienti del genere. Anche offerte generose. Non richieste, non sollecitate,
ma che arrivano ovunque. Dalla Casa Santi Arcangeli almeno un milione e 750 mila
euro sono stati raccolti e destinati per la carità e la cooperazione
internazionale: ambulatori, strutture sanitarie, arredi per case di riposo,
contributi, nelle Filippine, in India, Eritrea, Etiopia, Congo. Poi la
costruzione della casa Santi Arcangeli, l’attività dei gruppi per l’adozione
internazionale. Da qui a ipotizzare arricchimenti personali ce ne corre. “Faccio
un esempio –nota don Francesco-: come parroco di San Remigio se mi arriva
un’offerta la verso sul conto della parrocchia.
Come spiega allora Don Francesco queste accuse? “Forse qualcuno che ci ha voluto
danneggiare, qualche rivendicazione personale che ha portato a inventarsi delle
storie inventate”. E i confratelli che dicono? “Ho sentito una grande
solidarietà. E penso che nessuno possa avere dubbi. Anche perché –qui don
Francesco torna a sorridere- con questa storia va a finire che se un prete
confessa una persona, e poi riceve un’offerta rischia di essere accusato... di
estorsione o di chissacché. Non vorrei che si togliesse libertà alla Chiesa”.
E
per il futuro? “Ora aspetto, con pazienza. Anche perché l’accusa è pesante,
associazione a delinquere. Riaprire la casa potrebbe essere letto come un voler
continuare la truffa...” Ma don Francesco vuol riprendere il contatto con la sua
gente: “Ho voglia di ricominciare. Lo Stato non può mica impedirmi una funzione
religiosa! Se pensano che faccia una truffa, mandino pure due finanzieri ad ogni
celebrazione, per controllarmi... Prima però vorrei che si spegnessero i
riflettori. Riprendere subito le Benedizioni vorrebbe dire avere i giornalisti
in cappella. E credo che le persone che vengono quassù vadano tutelate. E’ gente
che soffre, e che non vuole trovarsi fotografata su un giornale”.
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, aprile-maggio 2008

