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CHIESA LOCALE

DON LUCA NICCHERI VA IN MISSIONE

DA SAN PIERO A SALVADOR BAHIA

Don Luca Niccheri, pievano di San Piero a Sieve dal 1996,  lascia il Mugello e vola lontano, fino a Salvador Bahia, dove sarà parroco a “Nossa Senhora da Pietade” nel bairro di Massaranduba.

Quando hai maturato la decisione di andare in missione?  Perché a Salvador? 

La decisione di andare in missione è maturata progressivamente, negli anni. La prima intuizione l’ho avuta appena ordinato, dopo che il rettore del seminario mi aveva fatto la proposta di un’esperienza di un mese proprio a Salvador, che all’epoca ho accettato con entusiasmo.

Poi sono stato condotto varie altre volte in quella città, come ho scritto al vescovo “sempre condotto da un dipanarsi di eventi che non cercavo, sempre volentieri”. Ho cercato la conferma di una mia attitudine interrogando amici missionari e amici bahiani. Da tutti sono stato rassicurato.

Ho atteso di avere una solidità interiore sufficiente, e poi di concludere il mio ciclo in parrocchia. Ora è tempo di partire.

Riflettevo proprio in questi giorni: sui viaggi in autostop quando ero ragazzo, vissuti anche come esperienza spirituale che mi rimandava alla gratuità e alla cura di Dio per me; su come abbia scoperto la mia vocazione durante il periodo di Servizio Civile, una scelta che coniugava pace e nonviolenza con un servizio agli ultimi (lavoravo in un Centro di Igiene Mentale a Firenze); sull’esperienza più forte di Dio che ho provato nel corso di una marcia di pacifisti a Sarajevo quando, inerme, irriso, impaurito, straniero, in balia di armati ostili, ho sperimentato una presenza del Signore tangibile, rassicurante. Ecco penso che la scelta di partire sia in continuità con i tratti fondamentali della mia spiritualità e della mia vocazione.

A questo c’è da aggiungere che mentre maturavano i tempi della mia partenza maturava contemporaneamente la decisione della Diocesi di: Lasciare la parrocchia dove era stata presente con i preti per 40 anni; Mantenere il legame con Salvador riconoscendone il grande valore che in questi anni ha rappresentato proponendo al Vescovo di là l’invio di una nuova équipe missionaria in una nuova parrocchia. Anche la confluenza del percorso diocesano con il mio personale mi è sembrata confermare la mia intuizione. 

A volte si dice che ormai la vera terra di missione è qui, nelle nostre terre: come rispondi a questa osservazione?

Posso dire in tutta franchezza di condividerla. Ma il mio problema è un’altro: non vivo questa scelta come mia, ma come risposta a una chiamata. Posso solo sperare di non sbagliarmi. Le altre valutazioni le lascio a un Altro.

 

Puoi fare un piccolo bilancio della tua presenza a San Piero? Cosa ti ha più colpito? Di cosa sei contento? Hai qualche rimpianto particolare?

 Ancora è presto per fare bilanci, non sono così distaccato! Rimandiamo il discorso tra un anno quando tornerò per le ferie. Auguro solo tutto il bene possibile ai Sampierini e a don Antonio.

 

Come vedi la situazione della Chiesa in Mugello? Quali sono i limiti, gli elementi di maggiore preoccupazione sui quali impegnarsi di più?

Intanto io penso che ormai i tempi siano maturi per fare del basso Mugello un solo vicariato. Purtroppo il numero di preti si è sufficientemente ridotto da poter rispettare la sostanziale unitarietà del territorio senza che le assemblee vicariali diventino ingestibili per l’eccessivo numero. E poi credo che dovremmo crescere, e molto, nella collaborazione.

 

Prima di partire, quale pensiero, quale esortazione vuoi lasciare alla tua gente?

Un testamento del 1017 è il primo documento dal quale risulti l’esistenza della Pieve di San Piero. Il millennio della Pieve cade tra meno di 10 anni. Un tempo appena sufficiente per elaborare e percorrere la preparazione a questa specie di grande Giubileo parrocchiale che ha tutte le carte in regola per portare frutti importanti nelle conversioni individuale, nella comunione ecclesiale, nell’annuncio evangelico anche tramite l’impegno civico e sociale.

 

Dalla lettera di Don Luca all’Arcivescovo di Firenze

Eminenza,

ero stato appena ordinato quando l’allora rettore del Seminario, Mons. Bassetti, mi chiese la disponibilità per fare un’esperienza di un mese a Salvador Bahia dove da molti anni preti fiorentini animavano la Parrocchia di “Nossa Senhora de Guadalupe”. Accettai la proposta con entusiasmo.

Già in quell’occasione ebbi la prima intuizione che la mia strada sarebbe passata anche da lì.

Varie volte ho poi avuto l’occasione di tornare in quella città, sempre condotto da un dipanarsi di circostanze che non cercavo, sempre volentieri.

Già nel 1995, su sollecitazione di don Renzo Rossi, il Card. Piovanelli mi chiese se fossi stato disponibile a partire per Salvador, ma all’epoca rifiutai: avevo 33 anni e l’abbandono del ministero di Lorenzo Lisci e di Rodolfo Tedeschi era un ricordo molto fresco. Motivai il rifiuto con il non sentirmi ancora sufficientemente maturo per un’esperienza del genere, ma aggiunsi che comunque mi sentivo chiamato a una forte esperienza missionaria a Salvador e che nell’arco di 5 anni mi sarei reso disponibile.

L’anno seguente è arrivato l’impegno a San Piero a Sieve. È stata un’esperienza molto bella. Sono stato gratificato da un’accoglienza commovente; ho instaurato rapporti belli anche al di là della stretta cerchia parrocchiale; mi sono assunto la responsabilità, sostenuto da tanti, di salvare il complesso della Pieve dal degrado e di riconfigurarlo secondo le nuove esigenze pastorali; ho cercato, insieme a don Stefano Grossi, di innovare la pastorale; ho sperimentato i miei limiti.

Questo impegno ha richiesto ben più di 5 anni: ne sono passati 11, con in mezzo l’impegno al Centro Missionario Diocesano che ha contribuito a mantenere viva e motivata la chiamata missionaria.

Ora sento che è arrivato il momento.

Sono sempre stato convinto che il ricambio nelle parrocchie sia un bene sia per il prete che per le parrocchie stesse. In 11 anni credo di aver dato quello che potevo dare e aver fatto quel che potevo fare. Ora campo di rendita ed è un male per me e per la parrocchia. C’è bisogno di un altro per offrire nuove visioni, nuovi stimoli, un nuovo stile.

Sono contento che la mia chiamata alla missione vada a dare continuità e nuovo impulso alla grande esperienza della presenza fiorentina in Brasile che ha così arricchito sia Firenze che Salvador e spero che la nostra presenza possa continuare e “acrescentar” il patrimonio di amicizia, comunione e stimolo reciproco a meglio vivere la sequela di Cristo.

                                                                               don Luca Niccheri - prete fiorentino

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2007

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