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Copertina  il filo gennaio-febbraio 2009
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il filo del paradiso

LA SCOMPARSA DI DON FISSI

Don Renato, un prete giovane

La prima immagine che mi si accende al pensiero di Don Renato lo vede alla guida di una qualche macchina,sempre più di là che di qua, che pareva muoversi esclusivamente per la grande volontà dell’autista. Se poi passassimo dalla volontà alla passione, scopriremmo anche il segreto del suo fare il prete nel periodo che è stato con noi, dopo essere stato parroco ad Antella.

Che fosse un appassionato di Gesù lo si capiva subito, specialmente dal modo con cui si rapportava coi bambini. Anche lui aveva un cuore di bambino e, come tutti i bambini, aveva esperienza diretta che le gioie sono vere solo quando si condividono. Ed in lui era evidente che la gioia più grande da condividere è l’amicizia con Gesù. Lo ha testimoniato anche nella malattia a causa della quale era stato inviato tra noi. Questa sua attitudine era così trasparente che i fedeli di Sagginale, di San Cresci, di Olmi, di Santa Maria a Vezzano e di Ronta  non hanno avuto nemmeno un attimo di esitazione a volergli bene.

Io l’ho conosciuto al G.R.I.M.., l’oratorio del sabato sera per i bambini che lo ha visto splendido ispiratore e protagonista. A volte aveva i toni di una vera e propria mamma nel presentare la via giusta e i rischi, di cui aveva una lucida consapevolezza, insiti negli stili di vita del nostro tempo. Si rivolgeva ai bambini, ma si capiva che parlava anche e soprattutto ai genitori, così restii ad insegnare ai propri figli che all’occorrenza occorre saper andare controcorrente. L’oratorio che aveva in mente era la realizzazione esatta dell’etimologia della parola: luogo dove si prega. E si prega giocando, lavorando, facendo una gita, scoprendo cose nuove.

Io penso che se non riusciamo a testimoniare che la preghiera non si pone in opposizione alla gioia e al bello, ci sarà da essere parecchio preoccupati. E’ una vera e propria emergenza! Si è cristiani non per rattrappirsi, ma per espandersi. Conservo ancora un libriccino con dedica dell’autore - il Cardinale Florit - sulla gioia cristiana.

Nel corso del funerale, nella Chiesa di Olmi, pensavo a Don Renato come ad un esperto agricoltore del cuore, impegnato ad estirpare le gioie finte rimpiazzandole con quelle vere. Quest’operazione non è facile perché la gioia vera per trattarla bisogna averla provata. La gioia non si presta ad essere descritta, si può solo trasmettere, ma non si trasmette ciò che non si ha! Si capiva lontano che per lui essere prete era una grande gioia!

La Comunione dei Santi è una realtà che, se la comprendiamo bene, fa venire le vertigini. Chi cammina e chi ha raggiunto la meta, uniti in un unico abbraccio. Ed è in virtù di questo che mi piace condividere un pensiero con Don Renato.

Caro Don Renato, ci sarà qualcuno nelle nostre comunità che con chiarezza sappia scuotere il cuore e la mente dei giovani, dei genitori, dei politici etc. etc, sulla strage morale e fisica che, per fini esclusivamente di profitto, viene perpetrata attraverso gli orari innaturali e le modalità di fruizione delle discoteche? Morte e rimbambimento si moltiplicano in maniera esponenziale e tutti a dire che il fenomeno è ineluttabile. So che tu non la pensavi così! Aiutaci tutti a pensarla come te!

Giampiero Giampieri

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio-febbraio 2009

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