Don Renato, un prete giovane
La prima immagine che mi si accende al pensiero di Don Renato lo vede alla guida di una qualche macchina,sempre più di là che di qua, che pareva muoversi esclusivamente per la grande volontà dell’autista. Se poi passassimo dalla volontà alla passione, scopriremmo anche il segreto del suo fare il prete nel periodo che è stato con noi, dopo essere stato parroco ad Antella.
Che fosse un appassionato di Gesù lo si capiva subito, specialmente dal modo con cui si rapportava coi bambini. Anche lui aveva un cuore di bambino e, come tutti i bambini, aveva esperienza diretta che le gioie sono vere solo quando si condividono. Ed in lui era evidente che la gioia più grande da condividere è l’amicizia con Gesù. Lo ha testimoniato anche nella malattia a causa della quale era stato inviato tra noi. Questa sua attitudine era così trasparente che i fedeli di Sagginale, di San Cresci, di Olmi, di Santa Maria a Vezzano e di Ronta non hanno avuto nemmeno un attimo di esitazione a volergli bene.
Io
l’ho conosciuto al G.R.I.M.., l’oratorio del sabato sera per i bambini che lo ha
visto splendido ispiratore e protagonista. A volte aveva i toni di una vera e
propria mamma nel presentare la via giusta e i rischi, di cui aveva una lucida
consapevolezza, insiti negli stili di vita del nostro tempo. Si rivolgeva ai
bambini, ma si capiva che parlava anche e soprattutto ai genitori, così restii
ad insegnare ai propri figli che all’occorrenza occorre saper andare
controcorrente. L’oratorio che aveva in mente era la realizzazione esatta
dell’etimologia della parola: luogo dove si prega. E si prega giocando,
lavorando, facendo una gita, scoprendo cose nuove.
Io penso che se non riusciamo a testimoniare che la preghiera non si pone in opposizione alla gioia e al bello, ci sarà da essere parecchio preoccupati. E’ una vera e propria emergenza! Si è cristiani non per rattrappirsi, ma per espandersi. Conservo ancora un libriccino con dedica dell’autore - il Cardinale Florit - sulla gioia cristiana.
Nel
corso del funerale, nella Chiesa di Olmi, pensavo a Don Renato come ad un
esperto agricoltore del cuore, impegnato ad estirpare le gioie finte
rimpiazzandole con quelle vere. Quest’operazione non è facile perché la gioia
vera per trattarla bisogna averla provata. La gioia non si presta ad essere
descritta, si può solo trasmettere, ma non si trasmette ciò che non si ha! Si
capiva lontano che per lui essere prete era una grande gioia!
Caro Don Renato, ci sarà qualcuno nelle nostre comunità che con chiarezza sappia scuotere il cuore e la mente dei giovani, dei genitori, dei politici etc. etc, sulla strage morale e fisica che, per fini esclusivamente di profitto, viene perpetrata attraverso gli orari innaturali e le modalità di fruizione delle discoteche? Morte e rimbambimento si moltiplicano in maniera esponenziale e tutti a dire che il fenomeno è ineluttabile. So che tu non la pensavi così! Aiutaci tutti a pensarla come te!
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio-febbraio 2009

