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La copertina di questo mese
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UN PROBLEMA SOTTOVALUTATO, MA SEMPRE PIU' GRAVE

La droga “normale”?

Puntare sulla prevenzione: se ne discute a Borgo San Lorenzo

Non vi è dubbio: quello della droga appare tema assai meno sentito. Vi contribuisce –per fortuna- la cronaca nera, che non racconta quasi più episodi di morte per overdose. Sono cambiate le abitudini, e la categoria del “tossico” sembra in via di scomparsa o comunque relegata nel recinto di una cronicità d’annata. Se ne parla assai meno sui giornali, non si fanno più assemblee pubbliche che un tempo erano affollatissime di genitori preoccupati.

Tutto bene dunque?

Lo abbiamo chiesto agli operatori del Servizio Tossicodipendenze (Ser.T.) del Mugello. Questo servizio, dell’Azienda Sanitaria, è il miglior osservatorio del fenomeno a livello locale.

“Non tutte le persone che fanno uso di sostanze passano attraverso il SerT –premette la responsabile, Angela Guidi-. In questo senso il sommerso è molto elevato. Solitamente stimiamo che per una persona che si presenta al SerT con problemi di tossicodipendenza, ve ne siano altre tre o quattro che hanno i medesimi problemi e che qui non mettono piede.”

Tanto più che si viene a bussare alle porte del SerT quando si avverte che il problema sta diventando pesante, che la droga è diventato un laccio pericoloso. La novità è proprio questa: “Da tempo assistiamo a un notevole cambiamento nell’utilizzo delle sostanze. Per questo diciamo che ormai i numeri sono poco significativi: potevano avere un senso quando era predominante l’uso dell’eroina. Ora invece le sostanze sono diverse, e cresce in particolare l’uso di cocaina, che coinvolge sempre più le fasce giovanili. E chi la usa non si sente tossicodipendente: lo fa nei fine settimana, a scopo ricreativo. Non si rivolge certo a noi”.

Alcuni dati

I numeri comunque ci sono: e dicono di 200 utenti mugellani in cura presso il Ser.T che ha in carico anche un consistente numero di persone –l’anno scorso 152- che non abitano qui, ma che vengono “appoggiate” al servizio mugellano, anche per la presenza in loco di comunità terapeutiche. In questo il Mugello “vanta” una sorta di record: le strutture di recupero per tossicodipendenti –con la presenza di tre realtà, la Comes di Marradi, l’associazione Insieme con sedi a Borgo, Vicchio e Barberino, e l’associazione Arcobaleno con sedi a Faltona e Vicchio, per un totale di 126 posti, copre il 10% dei posti disponibili in comunità dell’intera regione Toscana. E questo qualche problema lo crea: nelle comunità arrivano, anche da aree e regioni diverse casi sempre più difficili; molti poi, usciti di comunità, diventano residenti, e non mancano ricadute, situazioni problematiche e di sradicmento.

 I dati più recenti del Sert Mugello mostrano che dei 200 mugellani che si rivolgono al servizio, il maggior numero, 76 su 200 sono oltre i quarant’anni, mentre nella fascia tra i 15 e i 19 anni gli utenti sono solo sette.

Nuove sostanze

Circa gli usi delle sostanze, su 200 persone, 136 sono quelle che fanno uso primario di eroina, 36 di cannabinoidi, 23 di cocaina. Come uso secondario, 60 assumono cannabinoidi, 39 cocaina, 12 eroina, 11 ecstasy. Nessuno usa morfina, crack, inalanti, barbiturici, pochissimi le anfetamine, benzodiazepine, allucinogeni.

Sfugge così alle statistiche il crescente uso di sostanze nuove e senza cronicità. E qui in Mugello ad esempio non pare essersi ancora manifestato quello che Stefano Piovanelli, assistente sociale che lavora nel Ser.T. mugellano chiama il “ritorno dell’eroina”, registrato invece in area fiorentina e ancor più in Romagna: con modalità diverse di assunzione, attraverso il fumo. “Sicuramente –dice Piovanelli- anche questo fenomeno è legato a situazioni di disagio, presenti anche in piccoli paesi: lo si fa un gruppo, come in gruppo si fuma o ci si ubriaca”.

 In Mugello a volte sembrano esservi paesi più a rischio, dove di droga ne gira parecchia: “Diciamo piuttosto –nota Angela Guidi- che non vi sono più oasi. Ma non direi che ci sono paesi che si distinguono rispetto ad altri in negativo. Magari questa percezione dipende dal fatto che vi sono state operazioni di polizia e arresti. Ma la situazione è piuttosto omogenea”.

Quanto alla crescente diffusione della cocaina, anche tra i giovani, Guidi mette in guardia. “Non è affatto vero che non crea dipendenza: anzi, si mantiene per anni, con il soggetto che resta a rischio di ricadute. E’ una malattia cronica e recidivante, e non esiste una riabilitazione veloce. Con conseguenze sul fisico: non è raro che anche al pronto soccorso di Borgo San Lorenzo capitino persone ricoverate per overdose di cocaina. Con problemi cardiaci e cardiovascolari”.

E lo spinello? “E’ una sostanza illegale, anche se la sua diffusione è grande. Tempo fa ho saputo di una festa di giovani per Capodanno che prevedeva tariffe di partecipazione differenziate: 10 euro per chi non fuma, 20 euro per chi fuma... Il suo uso non va né drammatizzato né sottovalutato.” “Anche perché –aggiunge Piovanelli- l’uso dell’hashish ha effetti distorsivi della realtà: il mondo ti sembra a colori, vivi in un’altra dimensione, e la vita quotidiana, tutto il resto diventa grigio”.

 

Prima di tutto, prevenzione

Che fare dunque? C’è sufficiente prevenzione? Quali gli atteggiamenti più opportuni da parte di una famiglia?  Marisa Artioli, psicologa dell’Asl, non nasconde la preoccupazione: “C’è poca cultura della prevenzione, in tutti gli ambiti. Si pensa troppo all’emergenza, e ben poco alle azioni di prevenzione. Qual è la cosa più importante? A mio giudizio occorre ricordare sempre che ogni adolescente ha bisogno di un adulto significativo a fianco. E’ il percorso evolutivo dell’adolescenza. C’è bisogno di arrabbiature, di scontro, di dissenso. Ma l’adulto deve esserci, deve essere lì, a fianco del ragazzo, per dare regole, anche se questo comporta critica e tensione. La presenza dei genitori, degli insegnanti, degli educatori è indispensabile. Purtroppo però oggi assistiamo a una mancanza degli adulti che è impressionante. gli adolescenti trovano, troppo spesso, non adulti accanto a loro, ma “compagni alla pari”. E questo quando va bene”. Artioli continua: “Anche le regole sono fondamentali, ed oggi anche le regole sono in crisi. Certo, è assai più facile non darle, le regole. Fissare regole significa contrattare con il ragazzo orari, permessi, uscite. Una cosa faticosa, ma indispensabile”.

E gli operatori del SerT invitano le famiglia a non sottovalutare: “E’ importante –dicono Guidi e Piovanelli- cercare di cogliere i segnali prima possibile. Poi consigliamo di mettersi in contatto con noi. Il SerT non va considerata come ultima spiaggia, e può offrire consigli e consulenza, circa il giusto approccio e gli atteggiamenti più opportuni. E’ un errore se il genitore pensa che il problema sia capitato soltanto a lui. O se ritiene di essere immune da ogni rischio. Oggi l’uso di sostanze è trasversale, e nessuno può considerarsi al riparo, non ci sono ‘classi’ più a rischio di altre”. Anche Guidi e Piovanelli riconoscono che le “difese” sono basse e il rischio è più forte di ieri: “C’è povertà di relazioni e rapporti, si vive per conto proprio, anche in casa. Ed è vero, cresce il problema del ruolo che ognuno ha in famiglia, con i genitori che troppo spesso vogliono fare gli amici dei loro figli, piuttosto che i genitori. Con il risultato che non ci sono più modelli e punti di riferimento forti e stabili”.

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello,  giugno 2006

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