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PROBLEMI SOCIALI

UNA RIFLESSIONE

Droga a Firenzuola

A Firenzuola è arrivato il momento di riflettere. Una riflessione calma, ragionata e possibilmente corale, fatta da persone che condividono l’importanza di certi valori come la famiglia, la solidarietà, una seria e corretta educazione per i giovani.

Dopo i recenti avvenimenti di cronaca locale che hanno evidenziato come, anche in un paese isolato come il nostro, alcuni malesseri tipici dei centri urbani più frenetici e popolati possano attecchire e radicarsi, il mondo associazionistico cattolico si propone di capire i motivi di questi fenomeni.

Fenomeni la cui sommità è caratterizzata dall’uso ed abuso di sostanze stupefacenti, ma che alla base è chiara la presenza di un disagio più o meno evidente che investe soprattutto le giovani generazioni.

La Parrocchia di Firenzuola e il circolo del Movimento Cristiano Lavoratori hanno voluto trovare spazi per la riflessione, con l’intento primario di comunicare ai cittadini ed alle istituzioni che certi eventi devono essere analizzati per attutire e smorzare gli effetti negativi sui singoli e sulla collettività.

Il cammino è iniziato Venerdì 12 Dicembre con un incontro presso la Sala Cinema parrocchiale in cui ospite e saggia guida è stato Don Giacomo Stinghi, Presidente del Centro di Solidarietà di Firenze e personaggio di indiscussa esperienza in tema di droga.

Fu proprio don Stinghi, in un colloquio preliminare con gli organizzatori, a suggerire di iniziare un percorso di analisi e riflessione partendo dagli adolescenti. Il titolo della serata è appunto “Questi Nostri Figli…..”che esprime uno stato d’animo più che un argomento ben delineato.

E’ noto, infatti, che per, loro natura, i giovani ( i giovani di ogni tempo – vorrei aggiungere – non solo quelli di oggi) sono curiosi, impazienti nel sperimentare emozioni e nuove sensazioni, non inclini ad un giudizio a priori sulle situazioni in cui si imbattono. Il giovane, lo sappiamo tutti, deve costruirsi una esperienza e questo processo avviene con varie modalità: 1) mettersi direttamente e personalmente alla prova   2) accettare i consigli e la guida di persone di loro fiducia  3) ispirarsi a modelli proposti a vari livelli di informazione e divulgazione.

Ecco perché di fronte alle insidie più subdole della nostra società il giovane è fragile e sicura vittima.

Dunque, non a caso, in un piano di analisi del “Pianeta Droga” , il mondo cattolico deve focalizzare la sua attenzione principalmente  sulla parte più debole e più indifesa.

In definitiva, inutile dirlo, i giovani sono sempre gli stessi, sono sempre l’enorme ricchezza della società. Cambiano i pericoli e cambia l’ambiente: nuove culture di massa (la cultura dello “sballo”, la cultura dell’essere sempre in forma, l’idea estetica della bellezza, la sicurezza e la protezione del “branco”, il divertimento ad ogni costo)   sommate ad una crisi diffusa dell’istituto familiare rendono il giovane più vulnerabile e facile preda di illeciti appetiti.

Don Stinghi, nella affollata assemblea (il cinema parrocchiale era pieno di genitori, rappresentanti del mondo associazionistico –SS. Sportiva, Misericordia, Scuola di Musica –  dell’istruzione - insegnanti, la Direttrice del plesso didattico - del mondo politico ed istituzionale – Vicesindaco, esponenti dei partiti locali) ci ha parlato semplicemente, con “parabole” avvincenti e comprensibili, con storie di vita sconvolgenti e cariche di provocazioni. Don Stinghi non ha parlato alla nostra intelligenza, si è rivolto soprattutto ai nostri cuori, come ha confermato un intervento commosso e preoccupato di un genitore.

La popolazione ha mostrato di aver apprezzato l’iniziativa, tanto che in numerosi interventi  si è sottolineato come sia importante non fermarsi, ma continuare a parlare, a “mettere a nudo” le nostre paure, a sentirci comunità. Anche don Giacomo ci dice che il problema della droga deve essere affrontato partendo da noi stessi,  dai comportamenti dei genitori, degli insegnanti, degli educatori, dei preti. Dobbiamo mettere in discussione la nostra società partendo dalla critica anche della parte apparentemente sana.     

Sono pensieri che non si formano solamente dalla analisi di un piccolo centro di montagna, ormai sono comuni ad ogni luogo in questo nostro Paese.

A Firenzuola, cosa che forse è già stata fatta altrove, dal pensiero deve scaturire l’azione, l’intervento costante e sereno delle istituzioni e di quei cittadini animati da un autentico spirito di servizio. 

Marco Zini

 

 © il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2003

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