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Copertina gennaio 2008
La copertina del mese
GLI ARTICOLI
EDITORIALE

La vita buona

Non ci sono botti, danze e cenoni che tengano: nonostante fumi e distrazioni l’arrivo di un nuovo anno induce, quasi naturalmente alla riflessione. Pensiamo al tempo che trascorre, pensiamo alla nostra vita. E ci sentiamo, forse, in penombra: tante cose che non vanno, mediocrità e incoerenze, la fatica del vivere, la stanchezza nell’anima. Per molti è cosi, e tutto risulta più accentuato da un quotidiano sempre più affrettato e frenetico, pieno di “impegni” e di scadenze.

Ma qualcosa pare mancare. Quasi mancasse l’aria. Manca un senso, manca lo spirito giusto. E si avverte un senso di vuoto.

Lo pensavamo pochi giorni fa, nei giorni delle festività natalizie: noi adulti dovremmo chiedere perdono ai nostri ragazzi, perché abbiamo rubato loro il Natale, Non è più per noi il tempo dell’attesa e della gioia semplice e profonda, non si sperimenta più quella vertigine e quella contentezza interiore di fronte al mistero e al dono di un Dio che si fa uno di noi. Oggi siamo riusciti a soffocare questa esperienza, che da bambini ci veniva donata in modo insieme semplice e profondo. Ora l’esteriorità e le cose materiali hanno preso il sopravvento, e la plastica ha sostituito la carne.

Del resto è quel che capita quando mangiamo troppo. Con lo stomaco troppo pieno –anche di robacce- sparisce ogni sano appetito, ogni capacità di provare gusto e desiderio delle cose. Siamo congestionati, non c’è dubbio. Tanto pieni da essere vuoti. Per questo siamo insoddisfatti e disorientati, perché sappiamo che quello che spesso oggi ci viene offerto non risponde ai bisogni profondi del nostro cuore.

Allora che cosa augurare e augurarci per il nuovo anno appena iniziato? Essenzialmente una cosa. Che possiamo avvertire  nel cuore il desiderio di una vita buona, e che ci possiamo impegnare per rispondere a questo desiderio. Che si possano aprire spazi e occasioni dove poter gustare e sperimentare una “vita buona”. Che cos’è la “vita buona” ce lo spiegò in modo efficace Savino Pezzotta nel suo incontro a Borgo San Lorenzo qualche tempo fa: una vita dove le relazioni con le persone sono importanti, dove negli atti quotidiani come nelle scelte decisive si conosce il valore di ogni vita e di ogni persona. E’ vita buona se riesce a superare il muro della solitudine e dell’individualismo, se è innervata da amicizia e amore, e se questo riesce a dare un senso vero al proprio lavoro, al proprio essere famiglia. E’ vita buona se c’è identità e appartenenza a una comunità. Nella quale si vivono e ci si aiuta a vivere quei valori antichi ma sempre nuovi della gratuità e della solidarietà, della misericordia e del perdono, della responsabilità e del senso del dovere, della speranza e dell’amore.

Solo in una trama del genere, la vita assume un senso. Se non riusciamo a credere e a sentire che siamo creature volute da un Creatore che ci vuol bene, creature che siamo fratelli e sorelle. Se non riusciamo a intravedere la bellezza del creato,  allora diventa dura, e la disperazione è  ben comprensibile. Tanto allora ci sarebbe da dire anche sul Capodanno dei giovani (e non solo dei giovani), sul bere come principale “divertimento”. Tanto ci sarebbe da dire sull’afonia e il silenzio che viene da chi avrebbe il compito di educare.

Ma fissare il vuoto rischia di paralizzare. Rischia di farci dire che niente serve e che tutto è perduto. Non è così. Non può essere così. Occorre cercarla, occorre desiderarla la vita buona. Occorre continuare a bussare e a cercare, occorre non tirarsi indietro e non chiudersi in casa. La penombra è così: voltati da una parte vediamo il buio. Ma se riusciamo a volgere lo sguardo dall’altra parte, ecco la luce. Che questo nuovo anno ci dia il coraggio di voltarci verso la luce, verso il bene, per poter riscoprire e sperimentare una vita degna di essere vissuta. E che ci dia un cuore capace di stupirsi e di sperare. Come quella madre che sulla strada di campagna insieme al figlio, in un mattino di primavera, il cielo terso e un’unica stella che ancora brillava, esclamò “Com’è bello il mondo e com’è grande Dio!” Che ci sia data la grazia di un cuore in grado di poter dire parole simili...

il filo

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio 2008

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