La vita buona
Ma qualcosa
pare mancare. Quasi mancasse l’aria. Manca un senso, manca lo spirito
giusto. E si avverte un senso di vuoto.
Lo pensavamo
pochi giorni fa, nei giorni delle festività natalizie: noi adulti
dovremmo chiedere perdono ai nostri ragazzi, perché abbiamo rubato loro
il Natale, Non è più per noi il tempo dell’attesa e della gioia semplice
e profonda, non si sperimenta più quella vertigine e quella contentezza
interiore di fronte al mistero e al dono di un Dio che si fa uno di noi.
Oggi siamo riusciti a soffocare questa esperienza, che da bambini ci
veniva donata in modo insieme semplice e profondo. Ora l’esteriorità e
le cose materiali hanno preso il sopravvento, e la plastica ha
sostituito la carne.
Del resto è quel che capita quando mangiamo troppo.
Con lo stomaco troppo pieno –anche di robacce- sparisce ogni sano
appetito, ogni capacità di provare gusto e desiderio delle cose. Siamo
congestionati, non c’è dubbio. Tanto pieni da essere vuoti. Per questo
siamo insoddisfatti e disorientati, perché sappiamo che quello che
spesso oggi ci viene offerto non risponde ai bisogni profondi del nostro
cuore.
Allora che cosa augurare e augurarci per il nuovo
anno appena iniziato? Essenzialmente una cosa. Che possiamo avvertire
nel cuore
Solo in una trama del genere, la vita assume un
senso. Se non riusciamo a credere e a sentire che siamo creature volute
da un Creatore che ci vuol bene, creature che siamo fratelli e sorelle.
Se non riusciamo a intravedere la bellezza del creato,
allora diventa dura, e la disperazione è
ben comprensibile. Tanto allora ci sarebbe da dire anche sul
Capodanno dei giovani (e non solo dei giovani), sul bere come principale
“divertimento”. Tanto ci sarebbe da dire sull’afonia e il silenzio che
viene da chi avrebbe il compito di educare.
Ma fissare il vuoto rischia di paralizzare. Rischia
di farci dire che niente serve e che tutto è perduto. Non è così. Non
può essere così. Occorre cercarla, occorre desiderarla la vita buona.
Occorre continuare a bussare e a cercare, occorre non tirarsi indietro e
non chiudersi in casa. La penombra è così: voltati da una parte vediamo
il buio. Ma se riusciamo a volgere lo sguardo dall’altra parte, ecco
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio 2008

