Occhio al virus!

E’ il virus della litigiosità, della critica preconcetta, del “malevolo” ad ogni costo. Non azzardiamo diagnosi, perché non sappiamo da cosa dipenda. Ne vediamo però gli effetti. Gli esempi potrebbero essere tantissimi: basta guardare il comportamento degli automobilisti, sempre più irritanti e irritabili; basta andare sugli spalti di qualche partita di calcio giovanile, per assistere alla scena di genitori letteralmente trasformati, in peggio. Ma qui ci interessa, e ci addolora, anche quanto accade a livello ecclesiale. Negli ultimi periodi abbiamo assistito a un montare di critiche, di odii, di rabbia nei confronti della Chiesa –e di Benedetto XVI- francamente incredibile. E se qualche facile esca è stata lanciata da qualche inesperto o poco prudente suo membro, non vi è dubbio che si respiri un clima bruttissimo e avvelenato.
Che i giornali laicisti (che ahimé continuiamo a sostenere comprandoli ogni giorno) facciano il loro gioco ci sta; che figure che hanno basato la loro notorietà sull’attaccare in modo cattivo e pretestuoso la Chiesa facciano il loro mestiere ci sta. Quello che preoccupa è la reazione del corpo ecclesiale, spesso disorientato, che si comporta come se fosse cosa che non lo riguarda, o perfino propenso ad aderire volentieri al quotidiano “crucifige”, guidato da un malinteso spirito di tolleranza a senso unico piuttosto che dalla ricerca della verità e dal desiderio di rafforzare la comunione e la solidarietà tra fratelli di una medesima fede. Qui non è questione di libertà di coscienza, ma di un comune sentire, di un vivere le ragioni profonde dell’appartenenza alla Chiesa. O meglio, può anche venir meno, ma allora tutto salta per aria: non si sarebbe più comunità ecclesiale, ma uno dei tanti partiti o gruppi, con le proprie lotte intestine, le guerre tra bande che si guardano in cagnesco. Il Papa nella recente lettera ai Vescovi, proprio originata da questo clima del tutto abnorme, lo ha denunciato con le parole della Scrittura, con il grido di San Paolo a una delle nuove comunità cristiane:
“Ma
se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del
tutto gli uni gli altri!"
Fermiamoci
allora. Rendiamoci conto che l’interpretazione sempre critica, sempre negativa,
sempre tendenziosa, della presenza e dell’azione della Chiesa sono una china che
fa soltanto del male. A tutti, a tutta
Il senso è chiaro: un cristiano non può essere solo, ha bisogno,
ha desiderio di una compagnia, di una comunità. E rispondere alla solitudine
dell’uomo, proporre la compagnia di Cristo, indirizzare verso Dio, è compito e
missione della Chiesa. A cominciare dalle nostre realtà locali. Sparlare e
dissentire, mettere gli occhi soltanto sulle macchie e gli errori può essere più
facile, ed è tentazione ricorrente. Ma alla fine lascia soltanto un grande vuoto
dentro e una grande tristezza. Sarà bene pensarci...
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2009

