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editoriale

Un voto fuori dagli schemi

(ma non come l’intendevamo noi...)

Alla vigilia delle elezioni politiche , con l’editoriale del numero scorso, suggerivamo un voto fuori dagli schemi. Ovvero si evidenziavano i rischi di privilegiare i partiti “contenitore”, di ragionare con lo schema “o di qua o di là”. Il risultato, per molti aspetti, ci ha dato torto, e dalle urne è venuto fuori un risultato che ben pochi prevedevano in tutti i suoi esiti: una disfatta della sinistra come mai prima, la scomparsa dal Parlamento di gruppi storici –i socialisti, i comunisti, i verdi, la destra estrema-, il deludente risultato della novità del PD.

Per la verità, il voto delle elezioni del 13 aprile fuori dagli schemi in qualche modo è andato. Gli schemi tradizionali sono saltati, e in molte parti d’Italia, a urne chiuse, si è scoperto che quelli di sinistra avevano votato destra e Lega, e che gruppi con forti identità –almeno in teoria- quali quelli di sinistra, non si erano trattenuti di votare il PD di Veltroni sperando che questo servisse a non far vincere Berlusconi.

Ora gli effetti di questo sconquasso sono in larga parte da verificare. E certo un voto più libero da schematismi ideologici  potrebbe –dobbiamo sottolineare il condizionale potrebbe- apportare un nuovo dinamismo alle vicende politiche, sollecitando scelte più concrete e vicine ai bisogni della gente.  Tra gli sconquassi poi va annoverato anche quello che potrà riservare il futuro a una presenza politica di ispirazione cristiana nel nostro Paese. Da una parte infatti si può constatare che questa, nella sua forma autonoma dai due blocchi, è stata l’unica presenza ad essersi mantenuta, pur con qualche vistosa ammaccatura. Dall’altra però non è scontato che tale presenza riesca ad essere incisiva e in grado di non farsi risucchiare da logiche di schieramento o dall’urgenza comunque di “contare”. Quando invece l’esigenza di una presenza “altra”, specie in una situazione così fluida e che potrebbe manifestare forti contraddizioni nelle due coalizioni più grandi, improvvisamente diventate “tout court” la “destra” e la “sinistra” con l’obbligo quindi a rappresentare e dare voce anche alle posizioni politiche più estreme, esiste ancora, ed esiste ancora di più.  Un tema questo che andrà approfondito, anche in chiave locale, e che certo richiederebbe una lungimiranza e una profondità di pensiero che spesso non è dato rintracciare.

Ma le rilevanti novità dell’urna, a proposito di chiave locale, pongono anche interessanti interrogativi in vista delle ormai imminenti elezioni amministrative.

Il rosso Mugello, la cui vischiosità elettorale è addirittura proverbiale, sarà almeno in parte investito da questa propensione degli elettori a “rompere gli schemi”, magari favorita e incoraggiata da iniziative politiche  nuove, coraggiose e innovative? I notevoli risultati del PD nei comuni mugellani sembrerebbero garantire conferme poco faticose per tutte le amministrazioni locali  (anche se non è oro tutto quello che luccica e permangono logiche di apparato ben lungi da essere scalfite) . Paiono far eccezione l’Alto Mugello e l’Alta Val di Sieve, dove il sorprendente risultato di Marradi, con l’inattesa elezione a sindaco dell’udc Paolo Bassetti sostenuto da tutto il centro-destra, potrebbe non far dormire sonni tranquilli alla sinistra, in particolare nei comuni di Firenzuola, Londa e San Godenzo. Staremo a vedere...

 

il filo

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, aprile-maggio 2008

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