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Questione di clima

Non ci si riferisce al clima atmosferico, a questo tempo bizzarro e variabile. Ma nell’approssimarsi dell’estate e delle vacanze (non per tutti...) può essere utile ripensare un po’ all’importanza del clima “sociale”, ovvero ai rapporti umani.

"Da un ciao detto per caso, può nascere un’amicizia nuova", ci veniva fatto notare di recente, da un genitore che aveva trascorso qualche ora in un “campo-scuola” parrocchiale. Lo diceva in positivo, ma anche sottolineando una carenza che sempre più spesso riscontriamo.

Oggi la cordialità, il calore dei rapporti umani sono merce preziosa, e forse anche merce rara. E’ un altro segnale, preoccupante, di una società che sembra aver perso i fondamenti della fraternità e della solidarietà. Intendiamoci, maldicenze e piccinerie, egoismi e chiusure ci son sempre stati. Ma non vi è dubbio che oggi la sete di rapporti autentici e profondi è senz’altro più sentita e diffusa.

Diciamocelo allora, a cominciare da noi stessi, soprattutto in questo periodo estivo, dove magari vi sono maggiori occasioni di incontri, di iniziative nuove, in grado di diffondere qualche seme per instaurare rapporti più profondi.

Non è affatto semplice e scontato: si tende infatti a correre correre correre, a pensare che “ognuno ha i suoi problemi”. Ci ostruiscono il cuore l’assillo economico, le preoccupazioni quotidiane, legittime e comprensibili, ma che alla fine non consentono di fare spazio ad altro, a qualcosa di positivo, a occasioni che ci rendano un po’ di speranza e ci consentano di ricaricare le batterie.

Occorre però scommettere di più sui rapporti umani, pensar meno per sé, essere disposti a rompere il tran-tran delle consuetudini che tendono a chiudersi nel proprio guscio.

Grazie a Dio queste occasioni esistono. Anche se andrebbero talvolta sfruttate meglio. “Sarebbe bello –ci diceva questo genitore- se gli animatori dei campi scuola approfittassero del pur breve periodo di convivenza con i ragazzi per approfondire e allacciare rapporti stabili. Non sarebbe certo tempo perso. A volte invece noto un distacco un po’ arcigno. O comunque una mancanza di continuità.”

Lo si prenda come un salutare invito all’esame di coscienza. Perché la situazione che viviamo ci chiede senz’altro un impegno esigente e maggiore. E un recupero di uno spirito comunitario e di condivisione che, siamo convinti, può restituire serenità ai cuori stanchi e oppressi, e rispondere a chi talvolta si sente solo e disilluso, a far nascere opere positive. Conviene provarci.

 il filo

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, giugno 2008

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