Omissioni
“Ne
hanno parlato, nell’omelia?” Un nostro amico, l’altro ieri, chiedeva di sapere
se alla Messa il celebrante avesse affrontato il tema del giorno, il dramma
della povera Eluana Englaro che una sentenza dei giudici vorrebbe (e al momento
in cui queste righe si leggeranno potrebbe già essere, Dio non voglia, accaduto)
lasciar morire di fame e di sete.
Non è questa la sede per approfondire
C’è un’altra cosa, pur più marginale, che di questa vicenda ci
turba, in chiave mugellana. Ovvero il grado di consapevolezza, di “comune
sentire” che le nostre comunità sono in grado di esprimere. Noi non sappiamo in
quante Messe domenicali, nelle nostre parrocchie, sia stata sollecitata una
riflessione su questo fondamentale tema. In altre zone d’Italia la vicenda ha
suscitato non solo dolore e sconcerto personali: vi è stata una reazione, si
sono manifestati segni, sul sagrato di tante chiese sono apparse bottiglie
d’acqua per dire che Eluana non può esser fatta morire di sete. Vi sono stati
incontri, manifesti. Noi tutti –anche noi che scriviamo-, nella nostra realtà
locale non siamo riusciti ad uscire dal nostro privato. Non ci siamo detti
pensieri, non abbiamo condiviso, non abbiamo esercitato un comune sentire, o una
manifestazione pubblica. Per dire e dirci che il diritto alla vita è il
fondamento di una società umana degna di questo nome. Che l’idea utilitarista
che la vita vale solo quando si produce, quando si sta bene, quando ci si
guadagna qualcosa, è pericolosissima.
Ci siamo staccati la spina, la nostra spina. Ed è una brutta
cosa. Abbiamo avuto le parole giuste per dire a noi stessi, per dire ai nostri
ragazzi che una società che toglie spazio alla pietà, alla condivisione,
all’accettazione della sofferenza, alla carità è una società in un vicolo cieco,
che rischia di scivolare nell’orrore e nell’annullamento di ogni diritto?
Il nostro silenzio ci turba. Indifferenza? Timore di
manifestare un giudizio e una visione della vita? O addirittura una scelta,
un’afasia legata a un’insicurezza circa i principi fondamentali, circa le
proprie ragioni, laiche, antropologiche e di cultura, nel confronto con il mondo
moderno?
Non sappiamo dire con esattezza. Certo,
il sintomo è preoccupante, e va preso in considerazione. Vorremmo che nascesse
su questo una riflessione comune, mirata a recuperare una giusta attenzione, una
giusta sensibilità. Lo chiediamo e ce lo chiediamo: laici e sacerdoti è lo
stesso. Ognuno di noi ha il dovere di un esame di coscienza, e, se necessario,
di correggere
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, luglio-agosto 2008

