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GLI ARTICOLI

EDITORIALE…

Preoccupati…

C’è da essere preoccupati, anzi preoccupatissimi, per lo stato di salute della politica italiana –e non solo-. E’ una stagione, una lunga stagione di crisi, e di crescente degrado etico e civile. Per la quale nessuno può dirsi esente da colpe. Merita risparmiare, a chi si accinge ad andare sotto un ombrellone, e anche ai tanti che le ferie le faranno a casa, un elenco dei sintomi di questo giudizio, perfino banale nella sua evidenza. Ma certo il senso di smarrimento con la perdita di ogni punto di riferimento ci fa capire quanto abbiamo tutti sottovalutato l’amaro commento di Giovanni Paolo II dopo caduta del muro di Berlino che metteva in guardia la sua Polonia ed il mondo intero: la fine del comunismo svela il vuoto dell’Occidente capitalista.

Non c’è da stupirsi dunque se anche la politica è diventata un luogo vuoto, dove non c’è più il contenuto ma solo la logica di schieramento, dove non c’è più la fatica dello studio e dell’elaborazione, ma solo il ricorso agli slogan, senza obiettivi e strategie di lungo periodo, sostituiti da tatticismi personalistici.

Eppure, questa la riflessione che vorremmo offrire per i prossimi mesi, la politica è necessaria e importante. Anzi, insostituibile. La grave crisi economica dimostra che il mercato da solo non dà soluzioni, ma c’è bisogno di scelte che solo la politica può individuare e fare.

Ma l’attività politica non si improvvisa. E affidarsi alle scorciatoie di esperti di marketing e dei sondaggi è fallace e illusorio. La politica, invece  richiede impegno, fatica, cultura, passione, pazienza. Merce rara, sui mercati di oggi.

Ma se si concorda sul fatto che la politica “ci vuole”, allora occorre correre ai ripari, lavorare perché il vuoto torni pieno, operare perché passione e impegno non siano “parolacce”. E’ questione di sopravvivenza, per evitare alla vita imbarbarimento e svilimento, per creare quei “sostegni” che prima o poi si rendono necessari, di fronte alle difficoltà e alle turbolenze, più o meno gravi.

E’ un tema, quello della politica, per il quale, per troppo tempo, la stessa comunità cristiana è sembrata in imbarazzo, quasi paralizzata da divisioni e contrasti sicuramente dolorosi. Ora ci si sta domandando se non sia l’ora di superare imbarazzi e divisioni, per riprendere a costruire. Anche perché ce n’è un gran bisogno. Per superare la delusione e non cadere nell’indignazione vuota. E non solo per reagire al degrado civile ed etico che sta minando il senso profondo della politica che per un cristiano – non lo si dimentichi mai – è una delle forme più alte di carità, ma anche per tornare a pensare ai contenuti, a elaborare proposte e progetti, basati sulla centralità e il primato della persona e della famiglia, a riprendere e concretizzare la dottrina dell’economia sociale

di mercato che è un orizzonte di speranza per il mondo intero, specie dopo il clamoroso fallimento delle dottrine ultraliberiste e dell’egemonia della finanza sull’economia.

Sarà bene cominciare a pensarci, a pensare al da farsi. Anche qui in Mugello.

 il filo

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, luglio-agosto 2011

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