Non possiamo
non riflettere, anche in queste pagine del “Filo”, su quanto recentemente
avvenuto a livello nazionale, col cosiddetto caso “Feltri-Boffo”. Non solo
perché ci sentiamo parte, pur ultima ruota del carro, di quella “stampa
cattolica” della quale in Italia “Avvenire” è capofila. Non solo perché mai si
era visto un attacco così virulento e indecoroso da parte di un giornale –“
Quello che
qui ci interessa e ci riguarda da vicino è il senso di indignazione e di
preoccupazione che da questa vicenda, e non solo da questa, deve scaturire.
Perché da una parte non è possibile far finta di niente. Se tollerassimo, o
trovassimo giustificazioni a metodi così distruttivi e vergognosi, se ci
abituassimo al fango e al cattivo odore che quotidianamente la politica e certa
stampa alla politica asservita, ci propinano, finiremmo tutti intossicati. E
chissà se, almeno in parte non lo siamo già. Un dibattito politico che anziché
dedicarsi ai problemi e alle prospettive del Paese altro non sa fare che
ragionar di discutibili frequentazioni a donnine di facili costumi, foto rubate,
sputtanamenti a destra e a sinistra. Davvero uno schifo senza fine. Una
situazione da voltastomaco che davvero richiede che qualcosa cambi, perché
questa politica non è certo stata risanata dalla troppo stimata logica del
bipolarismo e del bipartitismo. Anzi, le contraddizioni si accrescono, lo
scontro è paralizzante, e a rimetterci è il Paese.
E in questa
guerra si vorrebbe coinvolgere anche
Per
contrastare la marea del fango che ci circonda allora è opportuno partir da qui.
“Lavorare per la comunità”. E lavorare per la comunità significa in primo luogo
rendere speranza, dare una prospettiva, ricordare che vale la pena vivere, e
perché ne vale
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, settembre 2009

