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editoriale

Il bello del fare. Insieme

Quando troviamo un po’ di energie e qualche idea discreta non ci dispiace, ogni tanto, proporre qualche piccola iniziativa. E’ il caso del “mercatino dell’usato” che nel mese di novembre proporremo, in collaborazione con altre realtà amiche, a Borgo San Lorenzo, all’ex-cinema Martinelli . In sé l’iniziativa non è niente di particolare –anche se alla fine, e non è poco, porterà aiuto concreto a bambini e famiglie in stato di bisogno-, ma ci dà spunto per una riflessione più generale.
Forse c’è da riscoprire la cultura del fare. La scuola dell’impegno concreto. Il gusto del rimboccarsi le maniche. E di lavorare insieme. Certo, l’attivismo non basta e può perfino essere pericoloso, se resta fine a se stesso, se non impegna anche la mente e il cuore. Ma oggi non è questo il rischio prevalente. La tendenza più perniciosa è piuttosto quella del chiacchierificio, della parola vuota, dell’essere bravi a dire quello che dovrebbero fare gli altri, senza mai assumersi compiti e responsabilità personali, dello sparare giudizi e sentenze, ma sempre tirandosi fuori.
E più ancora è brutto l’andazzo di chiudersi in casa, di rinunciare progressivamente ad ogni forma di relazione e di collaborazione. Forse più comodo, forse con meno rischi, ma anche tremendamente più povero e triste.
Per questo, e già lo scrivevamo qualche mese fa (a proposito dei campi estivi delle parrocchie e dei loro animatori), non dovremmo finire di essere grati a tutti coloro, e sono tanti che ancora dimostrano di non aver perso questo gusto dell’impegno personale, del dedicarsi ad attività sociali, sportive, culturali, politiche, ecclesiali. Gli esempi positivi, anche nelle nostre realtà locali, grazie a Dio, non mancano. Ma il virus del “privato”, del pensare che “ognuno ha i propri problemi”, del pensare ai “fatti nostri”, la minaccia del cuore chiuso e sbarrato, della paura dell’altro, talvolta sembra far breccia. E nessuno può sentirsi immune. Anche l’egoismo è parte della nostra esistenza. E a volte può sembrare perfino più conveniente e meno faticoso. E forse lo è, perché è più comodo pensare a noi stessi. Ma gli “effetti” di questa malattia dell’anima sono facili da riconoscere: quando ci facciamo vincere dalla tentazione dell’individualismo, ci ritroviamo più soli e più tristi.
Ecco allora che vale la pena sforzarsi di uscire di casa, di collaborare, di mettersi insieme ad altri per offrire noi stessi, per conoscere pensieri e sensibilità diverse. Le occasioni possono essere tante: la creazione di un nuovo servizio –quanti bisogni vi sono nella nostra società!-, la proposta di attività nuove, le tante forme già esistenti del volontariato. E perfino un mercatino della roba usata –il prossimo novembre al Martinelli- e le iniziative di “Una goccia nell’oceano” a dicembre possono essere occasione per ritrovarsi insieme e fare qualcosa di utile. Piccola piccola, ma è una proposta.

Vi aspettiamo…

il filo

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2007

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