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La copertina di questo mese
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Dibattiti - Editoriali
L'EDITORIALE DI SETTEMBRE 1999

Il tempo del ripensamento

Non ci riesce proprio entusiasmarci per la crescente attesa millenaristica. Al di là del fatto che a rigore il nuovo millennio inizierà, spiegano, il primo gennaio del 2001, nella storia dell'uomo il giorno dopo lo scoccare del 2000 sarà uguale e diverso, come tutti i giorni del calendario: ci sarà chi nasce e chi muore, chi lavora e chi si riposa, chi è felice e chi è preoccupato.

Un aiuto comunque il mitizzato 2000 potrà offrircelo: potrà infatti costituire un'occasione particolare di verifica e di riflessione su noi stessi, sulla nostra esistenza e le nostre scelte. Del resto è questo il significato più vero dello stesso Anno Santo, del Giubileo. Charles, un nostro amico clochard, quest'estate, ce lo ha fatto notare: "Il vero Giubileo è qui, nel cuore". Ovvero, i viaggi a Roma, le visite alle chiese, per non dire dei restauri ai monumenti e delle opere pubbliche messe in cantiere in occasione del Giubileo, saranno contorno, e anzi rischieranno di fuorviare, se prima di tutto non vi sarà il silenzio interiore che consenta un esame di coscienza senza scorciatoie e zone franche.

Lo ricorda anche il cantautore Guccini in una sua canzone: "Settembre, il mese del ripensamento, sugli anni e sull'età…". Ripensamento non significa, intendiamoci, né arrovellamento psicologico, né disfattismo interiore. Piuttosto si tratta di cogliere l'occasione per guardarci, una volta tanto, in controluce; per fermarsi un attimo a pensare in modo diverso, non contingente; per domandarci il senso di quello che siamo e facciamo; per trovare il coraggio di operare correzioni di rotta e cambiamenti.

In questo, crediamo, la stessa comunità cristiana, ha un compito fondamentale: quello di aiutare tutti coloro che vogliono intraprendere un cammino di pellegrinaggio interiore, quello di suscitare il desiderio sincero di una revisione di vita. Perché ce n'è un gran bisogno. Viviamo infatti in tempi evidenti di malessere spirituale. E la comunità dei credenti non ne è certo indenne. Il disorientamento di fronte alla babele crescente, l'omologazione a modi di vita e di pensiero contrastanti con il vissuto cristiano, lo scontrarsi talvolta con esempi poco edificanti di incoerenza, hanno in molti casi un esito letale per l'esperienza di fede: non la si rifiuta in modo esplicito, ma la si mette su uno scaffale nascosto della nostra coscienza, come un soprammobile. Non più il motorino intorno al quale tutto ruota, ma un accessorio, o peggio, un impaccio.

Se questo è vero, non è possibile far finta di niente. E nemmeno è possibile continuare con i soliti tran tran. Gli antichi con l'anno sabbatico si ricaricavano, trovavano nuove energie, saldavano i conti con il passato. Noi, con la ripresa delle attività, professionali, associative, pastorali, alla vigilia di un Anno Santo e di un cambio di millennio, cogliamo almeno la suggestione che viene da questi appuntamenti per fare un po' d'ordine. Anche nella nostra vita.

Il filo

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