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La copertina di questo mese
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Dibattiti - Editoriali
L'EDITORIALE - GENNAIO 1999

Oratorio

All'oratorio si prega, s'impara, si lavora, si gioca, ci si vuole bene, anche se non ce ne rendiamo sempre conto. Chi ha fatto esperienza dell'oratorio rimane segnato per tutta la vita. Sogna il mondo come un oratorio, e mentre sogna lo fa crescere, questo nostro vecchio mondo assetato di giovinezza e di meraviglia che non passa mai.

L'oratorio, a ben guardare, non è un luogo, è un modo di essere. Certo, un luogo accogliente fa molto comodo, ma non è mai decisivo. Decisive sono quelle persone che giocano e non si rendono conto di pregare, lavorano e sembra loro di divertirsi, imparano a rispettarsi e ad amarsi e sfugge loro che stanno arricchendosi della forma di conoscenza più alta che sia data di sperimentare alla persona. Si dice che anche Nostro Signore, che certo di queste cose ormai ha una certa esperienza, non sia ancora riuscito a capire se impara di più chi crede di stare insegnando o insegna di più chi crede di stare imparando.

Anche il Filo fa il tifo per l'oratorio. Tutto sommato è lì che affondano le sue radici. Ed è per questo che offre la propria collaborazione a tutti quelli che vogliono fare oratorio. Lo fa perché ritiene che la Chiesa, cioè tutti noi , abbiamo una gran voglia di gioire volendosi bene. Tutto il resto non serve a rendere ragione dell'amore di Dio.

E con i tempi che corrono siamo convinti che l'oratorio sia l'investimento più "redditizio" per la comunità cristiana. I convegni stufano, le commissioni non dicono più niente a nessuno, di votazioni ne abbiamo già piene le tasche, di verbosissime e disincarnate speculazioni teologiche non ne abbiamo certo bisogno. Abbiamo bisogno invece di assecondare la sete di vero che Dio ha messo nel nostro cuore, usando con semplicità la fede e la ragione che il Signore ci ha donato quali - sono parole del Papa - "ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità".

E' una bella avventura! Tanto bella che osiamo proporla a quanti, celebrata la Cresima, sembrano essere arrivati a quella sorta di "rompete le righe" ancora - ci pare - non sufficientemente compreso nella sua drammaticità dall'insieme della comunità. E' come se un albero da frutto venisse sradicato proprio nel tempo in cui può incominciare a fruttificare. Predisponiamo allora questi giovani, fin dalla preparazione sacramentale, ad impegnarsi nell'oratorio, ad essere sorelle e fratelli maggiori responsabili dei più piccoli. Sappiamo che chi ha fatto questa esperienza non è rimasto deluso. Anzi, ha potuto mettere in pratica i propri talenti e scoprirne dei nuovi. E lo sapeva molto bene San Giovanni Bosco, del quale il 31 gennaio celebriamo la festa, e al quale appartiene il "copyright" dell'oratorio al quale pensiamo.

Scrive Charles Péguy nel suo "I Santi Innocenti":

Tale è il mio paradiso, dice Dio.

Il mio paradiso è ciò che c'è di più semplice.

Niente è più spoglio del mio paradiso.

Ai piedi dell'altare stesso

questi semplici bambini giocano

con la loro palma e le loro corone di martiri

Penso che giochino al cerchio - dice Dio -

e forse ai cerchietti

e la palma sempre verde serve loro,

a quanto sembra, da bacchetta.

Un oratorio, appunto.

il filo

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