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La copertina di questo mese
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Articoli
Dibattiti - Editoriali
L'EDITORIALE - FEBBRAIO 1999

Chi sono i "crociati"?

"C'è innanzitutto il diritto fondamentale del concepito, quel diritto di nascita sul quale, secondo me, non si può transigere. E' lo stesso diritto in nome del quale sono contrario alla pena di morte (...) Vorrei chiedere quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il "non uccidere". E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l'onore di affermare che non si deve uccidere".

Queste parole di Norberto Bobbio sono tornate attuali in questi giorni, segnati da un'inattesa e durissima offensiva laicista -che ha visto in prima fila i grandi giornali, a cominciare da Repubblica, e il principale partito della sinistra- a proposito della legge sulla fecondazione artificiale.

Si badi, non è questione di poco conto: essa pone infatti al centro i temi fondamentali del nascere e del morire, del rispetto dei diritti umani, e, accanto ad essi, le ricorrenti tentazioni di un'intolleranza culturale e di una grave censura informativa.

"Non ha alcun senso -ha scritto di recente Antonio Maria Baggio, figura di spicco del Movimento dei Focolari- che la sinistra "ufficiale" lanci una crociata, in nome della civiltà e del progresso, su argomenti, come la fecondazione eterologa e la distruzione degli embrioni, che compiono un vero e proprio tradimento di quei valori di giustizia e uguaglianza ai quali la sinistra ha sempre voluto ispirarsi.

Non c'è infatti alcuna giustizia nell'impedire a un cittadino di conoscere il nome dei propri genitori biologici, nell'impedirgli di curarsi adeguatamente a causa dell'ignoranza delle proprie malattie ereditarie, nell'esporlo al rischio di matrimonio con consanguinei. Né c'è uguaglianza nel consentire che un cittadino venga al mondo all'interno di una coppia non sposata, in cui nessuno si è assunto pubblicamente responsabilità nei suoi confronti; e neppure nel lasciar decidere al caso quale degli embrioni congelati deve nascere, passando sopra al fatto che gli altri, destinati alla sperimentazione e alla distruzione, sono i fratelli di quello, più fortunato, che ha visto la luce.

E' su queste scelte che la sinistra sceglierà se vivere o morire, se salvare la propria anima o appiattirsi su una cultura borghese e individualista che spinge il consumismo fino all'acquisto del figlio, che privilegia i desideri forti (i nati, politicamente rappresentati) rispetto ai diritti dei deboli (i non nati, che ancora non votano, e dunque non interessano)".

La vicenda dei bambini in provetta, della difesa degli embrioni (ricordiamo, per favore, che ognuno di noi è stato embrione, minuscolo bambino nel seno di sua madre) non è cosa dunque da addetti ai lavori, ma questione di civiltà. E c'è da stupirsi che non si riesca a capire l'intima coerenza che c'è tra l'impegno appassionato del Papa -tanto applaudito- contro la pena di morte, e l'appello costante -tanto aborrito e ignorato- contro l'aborto, le manipolazioni genetiche, la fecondazione artificiale che produce la soppressione degli embrioni.

Così come stupiscono le reazioni scomposte, offensive, aggressive, nei confronti dei cattolici su temi così importanti come la difesa della vita umana.

Tutto questo interpella fortemente la comunità dei credenti. E dovrebbe stimolarci a un impegno nuovo, di ragione, di dialogo, per far capire a tutti, con pazienza, ma anche con decisione, che ogni diritto, dell'uomo e della donna, è minacciato, che ogni norma di convivenza civile è a rischio quando non si riesce a mettere al primo posto la difesa della vita, del diritto primario all'esistenza, quando ci si avventura nella pericolosissima distinzione di valore tra una vita e un'altra. Di più: i fatti di questi giorni chiedono conto alla comunità ecclesiale di altre cose: del grado di informazione, di riflessione, di consapevolezza, di formazione, su questi ed altri temi cruciali. Pensiamoci. E magari discutiamone. Anche su queste piccole pagine.

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