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Dibattiti - Editoriali

L'EDITORIALE - MARZO 2000

Cinismo politicamente corretto

"... Chi è quel disgraziato che pensa che un cantante possa davvero fare qualcosa che non sia far fare bella figura al Consiglio dei Ministri, far guadagnare qualche centinaio di milioni all'agenzia pubblicitaria appaltatrice e infine fare bella figura pure lui? Smettetela di coinvolgere i personaggi dello spettacolo e della cultura per risolvere i vostri problemi di coscienza e di impotenza per ogni questione, e cominciate a far veramente qualcosa di utile?" Queste parole le pronunciò, pochi mesi fa un certo Jovanotti, per motivare il proprio rifiuto a fare da testimonial in una campagna contro la droga, quando nel novembre scorso scoppiò il caso ecstasy. E' lo stesso Jovanotti che ora ben volentieri ha offerto il suo rap sanremese per un bello spot sul problema del debito dei paesi poveri. Non è la pena per questa sfacciata, misera incoerenza del personaggio che ci spinge a riflettere sull'episodio, ma il terribile cinismo che questa vicenda sottende, vicenda nella quale, ahinoi, sono entrati in gioco perfino un presidente del consiglio dei ministri, e un segretario di partito che non ha trovato di meglio che pontificare a sproposito su temi troppo più grandi di lui.

 

Perché parliamo di cinismo? Perché ormai coerenza l'è morta, e tutto viene sacrificato - anche nelle nostre realtà locali- sull'altare del potere, di una ricerca spasmodica del consenso che prescinde da ogni valore e da ogni riferimento certo. Così il dramma dei Paesi poveri serve per sventolare la bandiera buonista della solidarietà. Poco importa che il nostro buon presidente del Consiglio faccia parte della "famiglia politica" che è nella stanza dei bottoni del potere di quasi tutto il mondo opulento, degli Stati Uniti come dei nove decimi dell'Europa: fa più gioco farsi fotografare con due rockstar che chiedono l'eliminazione del debito estero del Terzo Mondo, piuttosto che incidere su scelte economiche, quelle sì, che continuano ad affamare centinaia di milioni di persone. E che dire dei silenzi che su altri temi, altrettanto fondamentali per la vita delle persone (dall'aborto che solo in Italia sopprime ogni anno oltre centomila bambini alla diffusione delle droghe che minacciano il futuro di tanti giovani, dalle posizioni politiche e culturali che attentano alla famiglia, che propugnano ogni uso e abuso degli embrioni umani, che sostengono il "diritto" all'eutanasia), stendiamo ogni giorno, per non dispiacere certe parti politiche e non disturbare alleanze e connubi?

Anche di questo, sì, proprio di questo dovremmo chiedere perdono.

il filo

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