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La copertina di questo mese
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Articoli
L'EDITORIALE - MARZO 2004

Che freddo, ai “poli”...

Ma siamo sicuri che questa storia del bipolarismo funzioni davvero? I due poli, l’alternanza, il  “o di qua o di là”... Non ne siamo mai stati troppo convinti, ma ora assistiamo a uno spettacolo così irreale e penoso, che occorre domandarsi ad alta voce in che modo porre rimedio a una situazione rapidamente degradatasi.

A tutti i livelli. Perché oggi la politica italiana sembra in mano ai dilettanti allo sbaraglio, e davvero pare che non vi siano più bussole orientatrici. Si urla e si strepita, si formano alleanze “contro natura” pur di vincere. Certo, le ragioni sono complesse e molteplici. Ma vi è da chiedere se non conti molto anche la pretesa di fare come in America, ovvero di ridurre tutto il confronto tra una destra e una sinistra. Quando invece la nostra tradizione politica è molto più composita, e semplificare ha molti risvolti negativi, a cominciare da una più ridotta partecipazione, e finendo per abbassare il livello, annacquare, accordarsi al ribasso. E’ quello che vediamo accadere anche in Mugello, dove da mesi lo schieramento nettamente maggioritario si è paralizzato di fronte alla scelta di un’unica poltrona, quella per il sindaco di Borgo San Lorenzo. Ovvero uno scontro di potere, e di equilibri interni al potere ha cancellato completamente ogni riferimento ai corretti modi di scegliere le persone, di individuare e discutere pubblicamente i progetti per il futuro in grado di assicurare sviluppo e migliore qualità della vita alle popolazioni amministrate.

Qui però non ci interessa additare e criticare, ma semmai domandarci quali spazi, quali occasioni vi siano per invertire la rotta, o comunque per non farsi travolgere da un modo di concepire la politica sempre più artefatto, “interessato” e superficiale. Perché in fondo la “colpa” non è soltanto di chi la politica la fa. Oddio, loro fanno ben poco per favorire la partecipazione dei non addetti ai lavori. Ma alla base, forse anche per delusione e disgusto, ma soprattutto per pigrizia e convenienza, sta l’assenza dei tanti. E così l’impegno civile e politico diventa questione da elite, tema che non interessa. In queste settimane abbiamo visto qualche gruppo dell’opposizione, di vario e opposto segno, proporre assemblee e incontri: ma, ci dicono, la partecipazione è stata comunque bassa. E non c’è bisogno di essere grandi analisti per capire che alla strarande maggioranza delle persone non solo ben poco interessano questi argomenti, ma anche assai poco sono informati e sanno che cosa accade, quali siano le situazioni reali, le proposte, le forze in campo. Tanto da domandarsi legittimamente come potranno fare, anche nell’urna, una scelta veramente consapevole.

Allora come uscirne? Confessiamo di non avere ricette. Solo un desiderio, e una consapevolezza. La consapevolezza che l’azione sociale e politica è un pezzo importante della vita dell’uomo, e quando entrano in crisi i meccanismi di partecipazione e di democrazia diventiamo tutti più poveri e ci esponiamo a rischi gravi. Il desiderio invece è che tutti coloro che avvertono l’importanza della questione riflettano sul da farsi. E ci viene da pensare alla comunità cristiana locale: il mondo cattolico non solo ha sempre avuto un’alta tradizione di feconda presenza sociale e politica, ma porta nel proprio DNA le ragioni forti di un impegno e di una presenza a servizio della società. Ma oggi questo impegno e questa presenza appaiono appannati e afoni, frutto di disorientamento e di divisioni che occorrerebbe far di tutto per superare. Anche perché non ci insegnavano che pure l’omissione è un peccato?

 © il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio-marzo 2004

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