Parliamo di noi...
E
son duecento: quello che qui leggete è infatti il duecentesimo
numero del “Filo”. Un bel traguardo, che ci fa contenti. E fra
qualche mese –se Dio vorrà- potremo festeggiare anche il ventesimo
“compleanno” del nostro giornale. Per questo ci sia consentito, da
tempo non lo facevamo, di ragionare sul ruolo di questo strumento di
comunicazione locale. Anche perché la sua origine, e ancor più la
sua conduzione, è atipica: non è un’azienda, non produce redditi per
nessuno, non ha stipendiati, ma è retto esclusivamente dal lavoro
volontario di alcune –poche!- persone. Chi ve lo fa fare allora?,
chiederanno dunque coloro ai quali la nostra società ha inculcato
che è solo il denaro che muove il mondo, che “senza lilleri non si
lallera”. “Il filo” nacque, duecento numeri fa, su una convinzione:
quella che fosse utile in Mugello uno strumento, uno spazio di
informazione, di confronto, di idee, di dibattito. Una comunità ha
bisogno di parlarsi e di conoscersi. Ha bisogno di essere informata,
perché questo aumenta la consapevolezza e aiuta le scelte. In questi
anni il Mugello è cambiato, e anche la piccola voce del “Filo” ha
raccontato e accompagnato questo cambiamento, registrando ed
evidenziandone i più disparati aspetti. Con curiosità e rispetto,
con senso critico e desiderio di contribuire alla crescita della
società mugellana. L’economia e la cultura, la storia locale e
l’ambiente, l’urbanistica, i servizi pubblici, le attività sociali
hanno riempito queste più di 5000 pagine del nostro mensile, con
l’intenzione di valorizzare e di far conoscere le caratteristiche e
le ricchezze della nostra terra, e di evidenziarne problemi e limiti
allo scopo di meglio superarli.
“Il
filo”, lo sanno i nostri lettori più attenti e affezionati, è nato
con un’identità chiara. Nacque sotto un campanile, fatto da persone
che pensavano e pensano che la visione cristiana non sia roba da
sacrestia, o da custodire nella propria coscienza, ma che abbia
qualcosa di rilevante da dire e da dare alla società. Oggi come
ieri, oggi più di ieri. Abbiamo detto, con tutti i nostri limiti,
come la pensavamo, senza arroganza e supponenza, ma con convinzione.
Perché “cammina l’uomo, quando sa bene dove andare”. E anche quando
siamo in ricerca, dobbiamo cercare con passione, non certo con
apatia e scetticismo. Per questo abbiamo dato spazio e rilievo a
tematiche che riguardano la vita intera delle persone –e l’uomo è
formato da corpo e anima- e della società di cui facciamo parte.
Desiderosi di scoprire la verità,
la bellezza e la vivibilità della fede.
Pronti a dialogare con tutti. Talvolta, in verità, questa offerta di dialogo è caduta nel vuoto. Talvolta nemmeno in casa nostra vi è stata particolare sensibilità a sfruttare questo strumento, che ogni mese entra nelle case di migliaia di famiglie, per dire la propria, per offrire un contributo e un supplemento di riflessione, un pensiero, un indirizzo. Di questo ce ne dispiace. Ma continuiamo non solo a insistere nel ribadire la nostra piena, totale disponibilità, a mettere a disposizione le nostre pagine per tutti coloro che abbiano qualcosa da offrire, in termini di pensiero e di proposta, alla comunità locale. Ma anche a ricordare –prima di tutto a noi stessi- che viviamo tempi difficili, che abbiamo di fronte sfide radicali, con visioni della vita e progetti che rischiano di mettere in discussione i primari fondamenti della convivenza umana, sfide e attacchi che richiedono di non abbandonare il campo o di chiudersi in un privato scialbo e menefreghistico, ma di sviluppare un nuovo senso di appartenenza, di svegliarsi, giocando di proposta e dando un orientamento alla cultura. Evitando ogni rischio di irrilevanza.
Anche noi, umilmente, vorremmo contribuire a dare questo contributo. Con le iniziative che, pur troppo saltuariamente, in questi anni abbiamo promosso, e con queste stesse pagine. Che speriamo, anche con il sostegno dei lettori, di poter continuare a far uscire ... almeno per altri duecento numeri.
il filo
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2007

