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La copertina di questo mese
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Dibattiti - Editoriali

L’EDITORIALE – marzo 1998

E se cercassimo…

Tempo fa ragionavamo di partecipazione. E, ci pare, non a torto. Guardandoci attorno i segni di crescente difficoltà ad esprimere pensieri e azioni in coerenza tra loro, ad essere presenti e partecipi nella vita di questa nostra società sono infatti sempre più preoccupanti.

Nel piccolo e nel grande. Che la persona "conti" sempre meno, nelle decisioni e negli indirizzi della società è constatazione banale e drammatica. Il "potere al popolo" è sempre stato uno slogan, ma oggi avvertiamo con crescente evidenza la divaricazione tra una democrazia ovunque declamata e una pratica impossibilità a "prendere parte", con il proprio contributo e le proprie idee, allo sviluppo sociale e alle scelte politiche. Se ne vedono continuamente di tutti i colori: così ci sono segretari di partito che decidono di aderire ad altre entità politiche senza curarsi di portare la discussione tra gli iscritti; o iscritti che vengono chiamati a discutere e "decidere" sul nuovo nome e sul nuovo simbolo quando gli scalpellini nella sede centrale hanno già rimosso falce e martello e il nuovo simbolo è già stampato ovunque.

Vero: i partiti hanno sempre meno attrattiva per la gente comune: i loro meccanismi appaiono demodé, le loro stanze fumose e ingiallite, le loro attività monotone e incapaci di suscitare passione civile. Ma c'è da domandarsi che cosa davvero abbia sostituito i partiti. In quali altri ambiti si elaborino progetti, si discutano problemi per cercarne la soluzione, si confrontino le idee, si formino persone capaci di assumersi con generosità responsabilità di guida.

Non pare vi sia granché. La maggior parte sta a casa, o al massimo opera in ambiti ristretti, settoriali. La dimensione "civica" è sentita come troppo faticosa, difficile, tanto fumo e poco arrosto, perfino impraticabile.

L'impressione è che gli eletti, nei nostri consigli comunali, rappresentino poco più che se stessi: ma non è "colpa" loro, almeno non del tutto. E' vero che, assorbiti dalle urgenze amministrative ben poco fanno, al di là di qualche iniziativa di facciata, e comunque assai poco partecipata, per sforzarsi di "chiamare a raccolta" i cittadini, per trovare forme nuove e più efficaci di partecipazione. Ma è anche vero che le persone al di fuori del Palazzo sono restie: forse a ragione, perché percepiscono di "contare" ben poco, anche nel momento elettorale, quando le scelte sono sempre più spesso calate dall'alto. Ma di frequente pesa anche la pigrizia, la difficoltà ad assumersi responsabilità, il crescente disorientamento.

Se il quadro è innegabilmente grigio, e se per il "mondo cattolico" le recenti, infinite divisioni sono un ulteriore elemento di turbamento e di difficoltà, occorre però avere la forza di alzare lo sguardo.

Chi ha l'ardire di credere e di seguire un Dio che muore e risorge non può certo abbandonarsi, se non per tre giorni, allo sconforto e al pessimismo, anche nella vita quotidiana, anche nella vita sociale e politica.

Per questo, crediamo, sia urgente riprendere un cammino, cercando sentieri inesplorati, abbandonando schematismi di schieramento e di partito preso, ricercando prima di tutto di rendere fecondità e maggiore vitalità a una tensione ideale che ha ancora certamente qualcosa di indispensabile da offrire alla società tutta. E per questo rivolgiamo un appello a chiunque su questo abbia proposte da avanzare, idee da offrire, iniziative da lanciare: le pagine del "Filo" sono aperte. Per un "ricominciamento" che parta da nuovi germogli corroborati da radici forti.

il filo

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