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La copertina di questo mese
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Dibattiti - Editoriali

L'EDITORIALE DI APRILE 2002

CercarLo...

A pensarci bene, Nostro Signore avrebbe potuto aver maggiore misericordia di noi e del nostro cuore duro. Anziché risorgere nel nascondimento di un sepolcro in campagna, avrebbe potuto manifestare la sua divinità in modo ancor più esplicito, in qualche piazza affollata, davanti a migliaia di spettatori. Anzi, viene da chiedersi perché non abbia atteso un altro paio di migliaia di anni, per sfruttare le telecamere televisive che avrebbero portato il più straordinario evento nelle case di tutti...

Non ha scelto così, e qualche buona ragione dev’esserci. Prima di tutto il Dio dei cristiani è un Dio Padre, che propone e non impone, ovvero che lascia liberi i suoi figli. Ha lasciato nella storia parole e tracce del suo passaggio, ma in modo discreto, senza abbacinamenti, per consentire a tutti di fare una scelta personale. “Vieni e vedi”, “Vieni e seguimi” è la proposta.

Questa offerta di compagnia che Dio fa all’uomo, ad ogni uomo tante volte può essere ignorata: lo constatiamo molte volte nella nostra vita. Finiamo per snobbarla, per frapporre presunte ragioni, di consuetudine e di bon ton. Stiamo alla larga dalla parola e dalla presenza di Cristo, non consentiamo che essa dia indirizzo e senso alle nostre scelte. In questo tempo di Pasqua dobbiamo chiederci quanto quel sepolcro vuoto, quel Dio che si è fatto uomo conta nella nostra vita. Dobbiamo chiederci se e quanto il nostro cuore sia innamorato di Cristo, della Sua parola. Dobbiamo chiederci se davvero gli abbiamo aperto le nostre porte, oppure se lo trattiamo, al massimo, come un soprammobile, un pezzo di ceramica posto in un angolo del salotto.

E se la nostra risposta a questi interrogativi fosse il riconoscimento di un’assenza, fosse il prendere coscienza che in fondo davvero viviamo come se Dio non esistesse, tale constatazione non porti all'abbandono senza speranza.

Semmai a uno scatto della nostra interiorità. Perché se il nostro è un Dio nascosto, lo è perché vuol farsi trovare, perché vuole che Lo cerchiamo. Nell’inquietudine del cuore che cerca il senso della vita, nel desiderio di un “di più” che questo mondo non può offrire, di un “di più” che beni materiali, ricchezza e potere non sostituiscono e anzi cercano di soffocare, nei segni di gioia che percepiamo nel nostro cuore ogni volta che siamo in grado di star vicini a una persona, ogni volta che riusciamo ad amare, a dare in modo disinteressato, ad offrire noi stessi e ad aprire le braccia, lì c’è la scintilla del Dio che è morto e risorto.

Una scintilla che però può rischiare di spegnersi. Per questo allora occorre accendere e tenere acceso il fuoco pasquale; e per far questo, dopo l’impegno personale e la disponibilità a cercare, occorre il conforto e l’aiuto di una comunità di persone. Perché, ci ripeteva spesso il nostro vecchio pievano, "non ci si salva da soli". Sta qui il compito primario di ogni comunità cristiana locale: essere compagnia accogliente per chi cerca. Per chi porta dentro, spesso inespresso, il desiderio dell’incontro con Cristo. E una comunità dove si impara l’affetto dell’abbraccio, il calore del “prendersi cura” l’uno dell’altro, la gioia dello spendersi per gli altri, è la migliore porta d’ingresso a quel sepolcro vuoto, a quell’entusiasmo speciale di chi scopre con gratitudine il senso della propria vita.

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