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Dibattiti - Editoriali
L’EDITORIALE DI APRILE 1994
L'ora della ricostruzione

"Grande sovrano! Quello che noi abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso. Lui stesso e tutto ciò che viene da Lui": così in un racconto di Soloviev i cristiani rispondono al nuovo imperatore che si dice disposto a dar tutto quello che di più caro i cristiani hanno pur di averli dalla sua parte.

Questa frase è risalita alla memoria, riflettendo sui risultati elettorali.

Il pessimo risultato, soprattutto nei termini della rappresentanza parlamentare, di quello che un tempo raccoglieva la maggior parte dei consensi dei cattolici italiani, ha lasciato molti sconcertati e stupiti.

Noi invece preferiamo guardare avanti, e concentrarci, per ricostruire, su quello che è l'essenziale, su quello che davvero ci è "caro". Del resto la presenza di Cristo nel mondo non è legata ai regimi politici, e a noi deve stare a cuore non il potere, bensì la libertà dell'uomo e la sua dignità, affinché per tutti sia possibile fare esperienza di Colui che sa cosa c'è dentro i nostri cuori, affinché ognuno possa incontrare Colui che solo può donare vera pienezza di vita.

Per questo, sia ben chiaro, i recenti risultati elettorali ci preoccupano: riteniamo difficile che una politica che ha per piedistallo gli affari e il primato assoluto del mercato possa salvaguardare i più deboli e la loro dignità. E ci sarebbe stata altrettanta preoccupazione se avessero prevalso coloro che negli indirizzi circa la difesa della vita, la promozione della famiglia, l'educazione e il pluralismo, sono segnati da uno statalismo e da un individualismo radicale, contrario alla visione cristiana dell'uomo e della società.

Ci sia dunque permesso di rifiutare sia la salita sul carro dei vincitori, che l'apparentamento col gruppo dei perdenti. Noi siamo altro, e crediamo che il patrimonio ideale e progettuale rappresentato dalla dottrina sociale cristiana, ed anche le scelte di fondo fatte dai cattolici in questo Paese non possano essere disperse e cancellate, né da un risultato elettorale negativo, né da un sistema elettorale sbagliato, e neppure dagli errori e dai tradimenti che nel recente passato hanno deturpato la presenza politica dei cattolici in Italia.

Adesso dunque è l'ora della ricostruzione. Modi ed energie sono ancora tutte da trovare, anche se, riteniamo, il valore di un'unità d'azione e di collaborazione feconda e responsabile tra persone unite da una stessa fede sia ancora valido, ed anzi oggi che finalmente se ne sono andate le pesanti zavorre di quelli che c'erano non per servire ma per il proprio tornaconto, questa unità sia più facile ed auspicabile.

Una cosa è certa: non è più tempo di deleghe e disimpegni. Ognuno deve fare la propria parte, con passione e coraggio. I laici cristiani che sentono l'urgenza e la drammaticità del momento assumendo responsabilità dirette, senza più trovare alibi per restare ancora una volta a casa.

E la Chiesa deve riprendere con decisione un lavoro di formazione sociale, pre-politico, capace di educare le persone a un impegno attivo nella società e nella politica, senza omissioni ed equidistanze. Un'opera formativa che sia parte integrante di una nuova evangelizzazione. Perché oggi anche i risultati elettorali segnalano non la scomparsa della DC, o della crisi della politica, ma una seria malattia dell'intera società italiana. "Si potrebbe dire -scriveva Peguy- che il popolo non vuole più credere negli idoli e non vuole più credere nel vero Dio. La stessa incredulità, una stessa incredulità minaccia gli idoli e Dio (...). Una stessa sterilità inaridisce la città e la cristianità. La città degli uomini e la città di Dio. Si tratta precisamente della sterilità moderna. Nessuno quindi si rallegri nel vedere la sventura che colpisce il nemico, l'avversario, il vicino, perché la medesima sventura, la medesima sterilità lo colpisce".

Solo tornando a ciò che è a noi più caro, solo riscoprendo la fedeltà a Cristo e alla sua proposta di vita, potremo offrire, a noi stessi e agli altri, un'alternativa alla sterilità che ci minaccia.

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