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La copertina di questo mese
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Dibattiti - Editoriali
L'EDITORIALE DI APRILE 1995,
ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Quel che unisce

C'è molta preoccupazione in giro, a proposito delle elezioni. Questa volta poi, ai tradizionali scontri tra le tradizionali forze politiche, si aggiungono contrapposizione inedite: e come purtroppo talvolta capita, c'è più veleno tra ex-amici o parenti che hanno rotto, che tra gli avversari di sempre.

Animosità e suscettibilità sono perfino comprensibili. Ma senza esagerare. Scelte politiche diverse sono lecite, e corrispondono non solo a sensibilità diverse, ma anche ad esperienze e condizioni diverse. Questo dovremmo cercare di capirlo e impararlo tutti, senza scomuniche reciproche, ma anche con un comune impegno di responsabilità e di coerenza.

Perché quello che oggi più causa sofferenza e disorientamento è la ricerca di una qualche coerenza tra idee, valori, ideali che ognuno porta nel cuore, e il voto che si è chiamati a esprimere. Ma gli agglomerati che la politica italiana ci offre non danno risposte esaustive al desiderio di coerente chiarezza. Non è un caso che oggi la Chiesa italiana insista nel dovere di una scelta consapevole, guidata da una valutazione attenta dei candidati e dei programmi. E ricorda anche che non tutte le scelte sono compatibili e accettabili per un cristiano: il rispetto della vita, il valore della famiglia fondata sul matrimonio, la libertà di educazione, per un cattolico non sono questioni facoltative, ma temi fondanti per ogni tipo di presenza nella società e nella politica.

Soprattutto occorrerà pensare al dopo. Non è pensabile infatti che possa continuare all'infinito una situazione dominata da ambiguità e incoerenze, e neppure è possibile sopportare rapporti fondati su tensione e sospetto. Davvero è necessario ricominciare a pensare in positivo. A costruire. A riscoprire quel che è necessario fare, senza troppe parole, ma con i fatti, per dare un contributo positivo in una società che sempre più mostra segni di lacerazione e di crisi. Per questo non siamo più capaci di entusiasmarci per le presenti contese politiche. Perché non vorremmo essere come quelli che nel cortile si bisticciano e si pestano mentre alle loro spalle la casa brucia.

Certo, brucia anche per l'inadeguatezza e la povertà di una politica sempre più avvitata su se stessa, senza respiro, senza programmi e progetti veri; ma la casa brucia anche per il crescente disimpegno di ognuno di noi, per il nostro "ci pensino gli altri", per l'abitudine diffusissima di criticare senza fare e proporre. E, alla fine, perderemo tutti.

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