Prima di tutto, l’educazione
Nei mesi scorsi è stato diffuso un appello, a livello nazionale, sottoscritto da intellettuali, docenti, giornalisti, sul tema dell’educazione.
Un tema davvero importante e prioritario. Sul quale crediamo sia giusto interrogarsi in profondità, anche nella nostra realtà mugellana, dove si moltiplicano segnali non proprio confortanti. Per questo, oltre a pubblicare il testo, come riflessione per tutti, ospitiamo nelle pagine centrali alcuni contributi. Con l’invito a continuare e approfondire una riflessione mirata ad aiutare l’intera comunità locale a prendere coscienza del problema e soprattutto a trovare strade per dare risposte. Magari parziali e non del tutto risolutive. Ma sarebbe da irresponsabili che –famiglie, scuola, parrocchie, società sportive, enti locali- si facesse finta di nulla.
il filo
L’Italia
è attraversata da una grande emergenza. Non è innanzitutto quella
politica e neppure quella economica - a cui tutti, dalla destra alla
sinistra, legano la possibilità di “ripresa” del Paese -, ma
qualcosa da cui dipendono anche la politica e l’economia.
Si chiama “educazione”. Riguarda ciascuno di
noi, ad ogni età, perché attraverso l’educazione si costruisce
la persona, e quindi la società.
Non è solo un problema di istruzione o di
avviamento al lavoro.
Sta accadendo una cosa che non era mai
accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti
di educare i propri figli.
Per anni dai nuovi pulpiti - scuole e
università, giornali e televisioni - si è predicato che la libertà è
assenza di legami e di storia, che si può diventare grandi senza
appartenere a niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio
gusto o piacere.
È diventato normale pensare che tutto è
uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la
posizione sociale. Si vive come se la verità non esistesse, come se
il desiderio di felicità di cui è fatto il cuore dell’uomo fosse
destinato a rimanere senza risposta.
È stata negata la realtà, la speranza di un
significato positivo della vita, e per questo rischia di crescere
una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e
senza maestri, costretti a camminare come sulle sabbie mobili,
bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque
in balia delle mode e del potere.
Ma la loro noia è figlia della nostra, la loro
incertezza è figlia di una cultura che ha sistematicamente demolito
le condizioni e i luoghi stessi dell’educazione: la famiglia, la
scuola, la Chiesa.
Educare, cioè introdurre alla realtà e al suo
significato, mettendo a frutto il patrimonio che viene dalla nostra
tradizione culturale, è possibile e necessario, ed è una
responsabilità di tutti.
Occorrono maestri, e ce ne sono, che
consegnino questa tradizione alla libertà dei ragazzi, che li
accompagnino in una verifica piena di ragioni, che insegnino loro a
stimare ed amare se stessi e le cose.
Perché l’educazione comporta un rischio ed è
sempre un rapporto tra due libertà.
È la strada sintetizzata in un libro cruciale,
nato dall’intelligenza e dall’esperienza educativa di don Luigi
Giussani: Il rischio educativo. Tutti parlano di capitale umano e di
educazione, ci sembra fondamentale farlo a partire da una risposta
concreta, praticata, possibile, viva.
Non è solo una questione di scuola o di
addetti ai lavori: lanciamo un appello a tutti, a chiunque abbia a
cuore il bene del nostro popolo.
Ne va del nostro futuro.
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, maggio 2006

