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Dibattiti - Editoriali

 

L’EDITORIALE DI MAGGIO 1998

Educare al sociale

Stavamo riflettendo sul decennale della presenza scout a Borgo San Lorenzo, quando è uscita la nota pastorale della Chiesa italiana dal titolo "Le comunità cristiane educano al sociale e al politico". Così la riflessione è divenuta più ampia, perché avvertiamo un legame tra l'esperienza scout in Mugello e molti dei concetti espressi in quella nota.

E se ci permettiamo di sottolineare alcuni di questi concetti è perché, purtroppo, nelle nostre comunità la parola della Chiesa, i suoi documenti, difficilmente "filtrano" verso il basso: nelle Assemblee domenicali è raro che la riflessione dei vescovi sui problemi del nostro tempo trovi amplificazione e approfondimento, e troppo spesso utili spunti di meditazione, stimoli e suggerimenti finiscono al più in qualche polverosa libreria, se non nel cestino.

Eppure l'incapacità ad educare al sociale e al politico rischia di produrre -sono parole dei Vescovi italiani- "una evangelizzazione monca". Il Concilio Vaticano II lo indica chiaramente: "La missione della Chiesa non è soltanto di portare il messaggio di Cristo e la sua grazia agli uomini, ma anche di permeare e perfezionare l'ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico".

Ecco allora l'invito che viene rivolto alle comunità perché educhino "cittadini cristiani": "Per una evangelizzazione integrale -si legge nella nota- occorre educare alla dimensione socio-politica cristiani che sappiano essere cittadini consapevoli e attivi, che sul territorio facciano la loro parte e non subiscano passivamente gli avvenimenti; lavoratori coscienti e non solo dipendenti; intellettuali che non vivano le loro competenze chiusi nelle élites culturali, ma sappiano portare energie alla ricerca di un futuro più umanizzato; politici non più maestri di tattiche e strategie estranee alla gente, ma che riscoprano idealità e competenze per la costruzione del bene comune che è nelle aspirazioni profonde di tutti". E Dio solo sa quanto oggi di tutto questo vi sia bisogno!

Quale però la strada da seguire? "Le comunità cristiane non si propongono come detentrici di soluzioni per ogni problema, ma piuttosto, come compagne di viaggio, intendono sostenere e incoraggiare la ricerca di orientamento e di direzione. Comunità di cristiani adulti che nella complessità imparano a confrontarsi senza fughe; a entrare nel vivo dei problemi analizzandoli nel confronto e nel dialogo, anche nella pluralità delle culture, per individuare inizi di soluzioni. Cristiani che non si abbandonano al pessimismo sulla tragicità dell'oggi, ma cercano i segni dei tempi in cui sono stati chiamati a vivere, sapendo mettere mano alle cose con la responsabilità di chi ha imparato a guardarle con la visuale ampia di Dio".

E' una prospettiva non facile, ma per certi versi obbligata, per coloro che non vogliono piegarsi ai condizionamenti di un mondo sempre più disumanizzante. E per camminare su tale strada, questa è l'indicazione chiara della Chiesa italiana, bisogna investire tutto sulla formazione, sulla crescita di comunità che educhino concretamente, favorendo l'incontro tra la fede e le culture del nostro tempo, per costruire una visione della vita e della storia segnate dall'evento cristiano. Dunque niente credenti spauriti o angosciati, o che stanno alla finestra, ma cristiani e cittadini maturi, che hanno "una verità da dire e delle proposte da sostenere, che non vivono ai margini della realtà, ma con coraggio si assumono la responsabilità delle situazioni".

Anche nella vita sociale, anche nella vita politica: e qui la nota pastorale dei Vescovi affronta con franchezza un punto delicato, invitando "i cristiani che operano scelte politiche e militanze in campi diversi, a non arenarsi nella contingenza delle polemiche politiche pur legittime né tantomeno a svilirsi nella litigiosità politica che ha già causato troppa insofferenza ed estraneità nei confronti del mondo cattolico da parte della società italiana. E' una controtestimonianza che i cristiani devono arginare: la società civile ha diritto a un volto nuovo della politica, dopo che è stata troppo svilita in tatticismi, contrapposizioni strumentali e inadempienze. La società da tempo aspetta politici competenti e preparati, capaci di esprimere alte idealità". E dai cristiani, dice ancora la nota "si ha diritto di aspettarsi maggiore coerenza sia nei contenuti che nella prassi politica", ed anche maggiore unità nelle scelte coerenti con la fede che si professa, e progettualità comuni ispirate alla visione cristiana dell'uomo e ai principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa"; inoltre "è urgente evitare che la pluralità di opzioni si risolva nella deriva di una diaspora dispersiva".

Su questi argomenti sono chiamate in causa anche le nostre comunità locali, sollecitate alla riflessione e ad iniziative che valorizzino occasioni e ambiti di formazione: i Vescovi nella nota chiedono quanto si sappia educare al sociale nella catechesi, nella pastorale giovanile, nelle omelie, e riconoscono: "C'è uno scarto enorme tra i principi enunciati dal Magistero e la prassi corrente della pastorale ordinaria".

C'entrano gli scout borghigiani in tutto questo? C'entrano, perché essi rappresentano un'esperienza cristiana, certo non unica, ma senz'altro significativa, di formazione giovanile. C'entrano, perché anche la loro esperienza, se non resta settoriale, chiusa in se stessa, diventa ricchezza per tutta la Chiesa locale e per la società. E da questa esperienza -che si basa sull'intuizione feconda della stretta connessione tra essere e agire, tra fede e vita, quale fondamento per educare i giovani al dono di sé, all'esperienza di fede, al senso di libertà e di responsabilità, tutti possiamo, tutti dobbiamo imparare qualcosa.

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