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La copertina di questo mese
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Dibattiti - editoriali

L’EDITORIALE DI GIUGNO 2002
L'insegnamento di Cavallico

Alla fine del mese scorso tante persone –ne parliamo all’interno-, di diverse generazioni, si sono ritrovate a Cavallico, la casa della parrocchia di Borgo San Lorenzo, che proprio trent’anni fa fu voluta dall’allora pievano don Rodolfo Cinelli. E’ stata un’occasione molto bella di incontro e di festa, di ritrovo per persone che magari erano anni che non si vedevano. Ma anche un’occasione particolare di riflessione. Non solo e non tanto sul passato, sui ricordi, sul com’eravamo. Ma soprattutto su chi siamo e chi dovremmo essere.

Un’amica, a cui la vita ha riservato prove molto dure, confidava anche lassù, nel piazzale di Cavallico, di essere convinta che senza quel tipo di esperienza giovanile non sarebbe riuscita a resistere e a trovare un senso alla propria vita. Non sono parole che possono passare invano. Perché ci ricordano che se la fede cristiana penetra nella vita concreta, se ne diventa il motore inesauribile, il punto di riferimento primario, tutto cambia senso, e le nostre povere esistenze possono scoprire orizzonti insperati.

Ma non è detto che la fede penetri nel fondo del nostro cuore. Anzi, il rischio più frequente è che essa resti solo, quando resta, in superficie, sbiadito quadretto appeso nella stanza della nostra vita, alla quale ogni tanto diamo uno sguardo distratto. Una fede schermata da cento altre cose: dalle preoccupazioni economiche, dall’ansia di primeggiare, dall’egoismo e dalla sete di possesso. Così come dalle fatiche reali di una vita sempre più complicata, sempre più condizionata.

Che c’entrano questi ragionamenti con Cavallico? Cavallico di don Cinelli è stata per tanti un’esperienza forte di comunità cristiana. Non l’unica, certamente, neppure la migliore. E nemmeno priva di difetti e limiti. Ma un’esperienza schietta, efficace, viva, coinvolgente. Un’occasione particolare per avvertire il calore dell’abbraccio di Dio, il senso della fraternità. Di questo, crediamo, ancora oggi c’è gran bisogno nella Chiesa e dalla Chiesa: non commissioni o documenti, non freddi appuntamenti di routine, o intellettuali elucubrazioni ma l’incontro con l’amore accogliente dei cristiani, di chi ha scoperto che lo sforzo sincero di seguire Cristo e il suo insegnamento può dare pienezza e senso alla propria vita. Ma tutto questo è più facile a dirsi che a farsi: ce ne tiene lontano l’orgoglio, le incrostazioni delle nostre abitudini e dei nostri comodi, le ferite di scontri, delusioni, esperienze negative. Eppure, se avessimo –ed è possibile!- il coraggio di liberarci da queste remore che ci incatenano verso il basso –e che nonostante ogni agio e “successo” ci fanno un po’ tristi-, potremmo davvero sentirci parte attiva del disegno di Dio, ed essere più felici. Sentirci insomma più fratelli, volerci più bene.

Questo pensavamo a Cavallico. Possiamo dire oggi che Cristo, il suo insegnamento, la sua via sono davvero la nostra vita? Sta qui la chiave di tante nostre difficoltà e insoddisfazioni. E nell’adesione a quello che don Cinelli ci ricordava essere “il centro, il cuore del mondo”, invitandoci a “non distogliere mai i vostri occhi, la vostra mente, il vostro cuore da Lui”, potremo ritrovare gioia e senso per la nostra vita.

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