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Dibattiti - Editoriali

L’EDITORIALE DI LUGLIO-AGOSTO 2002

Emergenza giovani

In questo numero “Il filo” pubblica una sintesi degli esiti di una ricerca effettuata di recente tra i ragazzi del Liceo “Giotto Ulivi” di Borgo San Lorenzo, attraverso un questionario che indaga i loro comportamenti e le loro idee su diversi argomenti. Vorremmo che la lettura di questi risultati –ottenuti su un campione vasto, di quasi 1000 ragazzi- suscitasse, anche nei prossimi mesi, una riflessione approfondita. E come sempre, il nostro giornale mette a disposizione le sue pagine, per tutti coloro che intendono offrire analisi, osservazioni e soprattutto proposte.

Non vi è dubbio infatti che se molto dei giovani si parla e si scrive, poco si fa per loro e con loro. La sempre più lunga età dell’adolescenza è divenuta l’epoca del disorientamento. Le nostre realtà locali sono in grado di offrire a giovani e giovanissimi veri e propri punti di riferimento? In quale misura vi sono spazi e iniziative in grado di dare ai giovani la possibilità di sperimentare il gusto dell’impegno e dell’assunzione di responsabilità? Chi e cosa oggi ha il coraggio di proporre valori, ideali, orizzonti condivisi ai nostri ragazzi? Le famiglie spesso sono mute e impotenti, sole e in crescente difficoltà, i tradizionali luoghi di aggregazione mostrano larghi vuoti, i servizi pubblici, al di là della facciata, sono spesso inconcludenti, perfino gli ambiti parrocchiali danno segno di non riuscire più ad offrire in modo ampio una proposta educativa rivolta a tutti.

Così i segnali sono contraddittori e preoccupanti. Che dire ad esempio del dato, che emerge dal questionario compilato dai giovani del liceo mugellano, che praticamente nessuno fa più vita associativa e il volontariato tra i giovani è oggetto sempre più raro? O del fatto che la parrocchia di Borgo San Lorenzo ha deciso di cancellare il turno dei giovani a Cavallico, per il troppo basso numero di iscrizioni? O, ancora, del crescente numero di bocciati nelle nostre scuole superiori? E quali risposte, quali “accompagnamenti”, quali aiuti vi sono per i ragazzi “difficili” e per le loro famiglie?

Troppe volte si dice che è meglio prevenire che curare. Troppe volte, perché lo si dice ma non lo si fa concretamente. Spesso, in verità, si attende troppo, quando il rimedio diventa davvero difficile. Per questo, crediamo, la società civile, nelle sue varie componenti, dovrebbe sentire quella dei giovani come la più grande emergenza. Un’emergenza sulla quale investire subito, investire tanto, in termini di impegno, intelligenze, disponibilità, risorse economiche. Un’emergenza, attenzione, che richiede prima di tutto agli adulti un serio e doloroso esame di coscienza: perché non si può offrire ai giovani quello che non si ha più. Perché per indicare ai giovani un orizzonte ricco di fascino, quell’orizzonte anche gli adulti devono averlo nel cuore, od avere forza e volontà per riscoprirlo e cercare di viverlo. Perché crescere in umanità non è questione né di servizi, né di sportelli-giovani, né di iniziative calate dall’alto. E’ l’offerta di una compagnia, di una vicinanza, che faccia sentire che è possibile spendersi per qualcosa che vale, e che è possibile non sentirsi soli, scoprendo che c’è più gioia nel donare e nel ricevere. E’ la ritrovata capacità di accoglienza, senza distinzioni, anzi con un’attenzione particolare a chi è in maggiore difficoltà. Questo, crediamo, debba interpellare tutti. Senza inutili giustificazioni o autodifese, ma con lo spirito di capire limiti, rimuovere chiusure e atteggiamenti che finiscono non per avvicinare ma per allontanare e irrigidire i ragazzi. Che invece hanno bisogno di luoghi e presenze più fraterne e umane, che siano alternativa concreta e gioiosa al disinteresse e alla solitudine.

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