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La copertina di questo mese
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Articoli
l'editoriale - luglio 2005

Contenti, senza esagerare...

Non ce l’aspettavamo proprio il risultato dei referendum. E’ stata una sorpresa. Chi, come noi, era ed è convinto dell’utilità di una legge che metta regole e limiti alla fecondazione in provetta, per evitare la “produzione”, la manipolazione, la sperimentazione e la distruzione di embrioni umani, non può essere che contento e sollevato.

Contenti e sollevati, ma non soddisfatti. Perché la vicenda del referendum ha posto una serie di questioni che non possono essere rimesse nel cassetto.

E sarebbe giusto e opportuno che il comitato "Scienza & Vita" Mugello continuasse la sua opera e il suo servizio, offrendo occasioni di approfondimento, di informazione, di dibattito, servizio al quale "Il Filo" collaborerà più che volentieri.

Quello dei referendum è un risultato importante, che dimostra come chi si era autoproclamato maggioranza avanzata del Paese, paladino di una presunta modernità, con l'ausilio di opinion leaders, personaggi dello spettacolo, "poteri forti", grandi mezzi di comunicazione, partiti politici, è invece netta minoranza. Parlano chiaro i numeri: a votare è andato infatti soltanto il 25,5% degli aventi diritto, il tetto più basso mai toccato nella storia dei referendum del nostro Paese. Visti i temi, vista la mobilitazione, è palese la sconfitta dei referendari, che né al Nord, né al Sud, nemmeno in Toscana, nemmeno in Mugello sono riusciti a portare alle urne neppure tutti coloro che solitamente li votano. Le loro tesi sono state sonoramente bocciate, e non solo perché non si è raggiunto il quorum. Ma soprattutto perché sono state sostenute e votate da una quota di cittadini veramente limitata. Solo il 22,3% del corpo elettorale ha votato sì per cambiare la legge cancellando i diritti dell’embrione umano. E questa minoranza è ancor più esigua sulla fecondazione eterologa, dove solo il 19,7% si è detto a favore.

Un risultato di cui va tenuto conto: e dispiace la tendenza a “squalificare” i cittadini per la loro scelta di astensione. Non si capisce bene perché la gente sia intelligente e all’avanguardia quando vota come vogliono "loro", sciocca, menefreghista e ignorante quando si comporta in un modo diverso dalle attese dell’intellighenzia. Noi sappiamo bene che in quel 74,5% di astenuti c'è una quota di menefreghisti, di persone che non hanno capito, di astensionismo "fisiologico". Ma ci sarà pure una quota, e consistente, di persone che hanno scelto consapevolmente, attraverso la riflessione personale e/o e la percezione intuitiva della realtà, e che con la loro astensione, non dando retta ai mass-media, hanno voluto esprimere il loro disagio e il loro dissenso circa l'abuso dell’istituto referendario, e circa l’utilizzo strumentale e demagogico di temi così delicati e complessi.

 Tutti coloro che hanno dimostrato questa sensibilità, laici e cattolici, rendendosi disponibili a “deragliare” rispetto al clima dominante, rappresentano una grande risorsa. Coagulare questa disponibilità, darle sviluppo, significa costruire una speranza e un'opportunità per il futuro.

Ce n'è bisogno anche perché il dibattito -e lo scontro- di questi ultimi mesi ha mostrato una virulenza ideologica inattesa, e temi così importanti e delicati sono stati, lo diciamo con amarezza, trattati spesso con superficialità e strumentalità. Son tornate accuse "datate", qualche segno di violenza e di intolleranza, la tendenza a usare in modo spregiudicato e distorto l'informazione, un sentimento e un pregiudizio anti-cattolico che speravamo appartenesse ormai al passato.

Questo dimostra quanta necessità vi sia di un lavoro più incisivo, in positivo, politico e culturale, per frenare un relativismo etico, una lacerante deriva zapateriana, un'assurda contrapposizione tra laici e cattolici, cose che costituiscono una minaccia per la tenuta, civile e solidale, della società italiana.

 L'esperienza di questi mesi, la collaborazione tra persone, anche di diverse provenienze politiche, è stata molto positiva. Anche se non sono mancate difficoltà. Specie in casa nostra, in ambito ecclesiale. Talvolta si è avvertita la drammatica carenza di luoghi dove poter condividere e confrontare le idee, forse sarebbe stato necessario rendere più agevole e agibile l'incontro e il dialogo con i giovani. Dove questo è stato fatto, l'esperienza è stata feconda. Mentre invece altre volte ci pare sia prevalsa l'eccessiva cautela. A nostro giudizio però le comunità dovrebbero aiutare ad osare, piuttosto che a mimetizzarsi per non scontentare nessuno. A vivere ciò che si crede. Il tema aiutava a crescere, e chi ha messo la sordina forse ha perso e fatto perdere un'occasione. Non è mai però troppo tardi. E speriamo che a settembre si possa riprendere con buona lena il cammino. 

il filo

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, luglio 2005

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