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Dibattiti - Editoriali

L'EDITORIALE DI SETTEMBRE 2001

Latte, vino e... fede

Avete presente il sapore del Mukky Mugello? Come tutti i latti freschi ha un sapore speciale, e un sorso tira l'altro. Lo stesso per il vino genuino, non trattato, o per quella birra fresca, non pastorizzata, che di recente si poteva degustare al Beer Festival del Bluesinn di Vicchio. Sapori veri.

Non così i gusti omogeneizzati del latte sterilizzato, del vino trattato. Sapori impastati e artificiali, niente a che vedere con il "fresco".

Lo stesso è nella vita concreta degli uomini e delle donne. Lo stesso, ancora, è nell'esperienza di fede. Se la vita non si rinnova, l'abitudine rischia di asfissiare, di ottundere il gusto, di cancellare ogni sapore vero. E allora finisce che una patina opaca copra tutto, e tutto renda grigio. Tutto grigio, tutto uguale. Il regno dell'indifferenza, del cinismo, o della tristezza.

Ed è drammatico che questo possa capitare alla fede cristiana. Perché essa, di per sé, con la sua proposta di amore fraterno e di servizio, e con la percezione di non essere mai soli, perché creature volute da Qualcuno che ci ama, è il più potente antidoto al grigiore e alla stanca abitudinarietà. Ma viviamo in un mondo che, spesso in maniera subdola e suadente, altre volte, sempre più spesso, in modo esplicito e violento, ci propone stili di vita, mete e abitudini dove il cristianesimo non trova più posto. Un mondo dove tutto è omogeneizzato verso il basso, e dove si offrono ovunque -questa è la peggiore globalizzazione- surrogati ed emozioni artificiali: la pasticca, la vacanza esotica, l'arrivismo e il denaro, tante facce di una solita medaglia.

C'è da chiedersi se nella comunità cristiana, anche a livello locale, vi sia la percezione chiara, del pericolo che la fede sta vivendo. Il rischio dell'evaporazione, il rischio che resti solo il guscio senza vita. Perché essa, così ci sembra, ha difficoltà ad alzare la luce sul lucerniere, ad essere sale del mondo; ovvero, a proporre a tutti coloro che sentono nel cuore una domanda di autenticità alla quale la società consumista non dà certo risposte, l'abbraccio caldo di una comunità che sa accogliere, luogo del perdono e della festa.

Non è una critica. Semmai un desiderio. Il desiderio di chi, consapevolmente o inconsapevolmente, ha nel cuore la nostalgia di Gesù, di Colui che è in grado di dare senso e pienezza alla vita, il desiderio di chi, in una società dove sembra non vi sia più posto per Cristo, vuole non solo sentir parlare di lui, ma incontrarlo. Nello sguardo e nell'azione di chi cerca di seguirlo.

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