Link alla Homepage
Menu

La copertina di questo mese
La copertina di questo mese
Articoli
Dibattiti - Editoriali

L'EDITORIALE DI SETTEMBRE 2002

Dare alla vita un senso 
per costruire la pace


Possibile essere già stanchi alla partenza? Alla partenza di un nuovo anno di lavoro, dopo le vacanze, dopo le ferie, dopo l’estate. E’ possibile, è possibile, e non tanto per colpa dei capricci del tempo. Non sappiamo se esprimendo ciò riusciamo ad interpretare un sentimento diffuso. Ma ci pare che davvero si viva non una stagione nuova, ma una stanca stagione, segnata dallo stress e dal malcontento, dal disagio e dal pessimismo.

E’ stanca la politica, sempre più asfittica e ripetitiva, con polemiche e contrapposizioni sempre meno sulle cose e sulle idee quanto piuttosto sugli schieramenti e sui preconcetti, una politica che sempre meno sa pensare e analizzare, affidata a slogan e scatti umorali e guidata da interessi parziali e poco chiari. E’ stanca la cultura, sempre più affidata agli effetti speciali, alle provocazioni gratuite, al chi urla e trasgredisce di più, è stanco il tempo libero e l’intera vita sociale, sempre più preda di riti imposti dal mercato e dalle mode. Parlano di pace e preparano la guerra. E se ci eravamo detti, attoniti, che niente, dopo il terribile schianto dell’11 settembre sarebbe stato più lo stesso, un anno dopo ci accorgiamo che violenza e ingiustizia, egoismo e diffidenza sono ancora i più forti, nei rapporti tra gli Stati come nei nostri cuori.

Allora è facile svegliarsi già stanchi. Stanchi di vivere. Oppure annoiati, che è anch’essa una forma di stanchezza dell’anima, una stanchezza, la noia, che ghermisce soprattutto le nuove generazioni.

Sentiamo tutto questo con preoccupazione e angoscia, e lo segnaliamo, nel nostro piccolo, non per piangerci addosso, o per aggiungere nero a nero, ma per ricordare, prima di tutto a noi stessi, e poi a tutti i nostri lettori, che una speranza esiste. Che una speranza va cercata e coltivata.

Non basta certo dirlo e scriverlo, s’intende. Ma quello che vogliamo dirci, oggi, è che in questo grigiore dell’anima quanto ha da dire e da offrire di decisivo per l’esistenza la prospettiva cristiana della vita! Che non è illusione e dolce sentimentalismo, ma che nel realismo di un Dio che si è fatto carne sa guardare al buio che è nel cuore dell’uomo, ma che indica anche una prospettiva di riscatto, uno strumento, quello dell’amore fraterno, del servizio reciproco, del dono di sé, capace di dare senso alla vita e perfino alla sofferenza, di offrire una prospettiva di gioia e di serenità, quella felicità che scaturisce dall’abbraccio e dalla fiducia, dalla condivisione, dal perdono e dalla misericordia.

Tutto questo crediamo sia importante. Anzi, decisivo. Perché alla fine avrebbe ben poco senso curare i propri orticelli, cercare il benessere materiale dei propri figli e delle proprie famiglie, o ad affaccendarsi ad animare la vita sociale nei nostri paesi del Mugello, se non riuscissimo a fabbricare in numero sufficiente gli antidoti alla tossina della noia e della sfiducia, della disperazione e del vuoto, se non facessimo entrare nel cuore una speranza più grande. Nei nostri comportamenti, nelle nostre scelte, nei nostri giudizi, nei nostri rapporti, provare  a metterci l’essenza del messaggio cristiano, l’amore, la dedizione, il servizio disinteressato, il perdono. Altrimenti non avremo difese efficaci contro quella tossina che infetta il mondo, e che finirà per pervadere tutto, per insinuarsi sotto le porte e le finestre, intristire i rapporti familiari, aumentare i conflitti tra le persone, accrescere la tendenza all’isolamento individualistico, allontanare e dividere.

A tutti è chiesto di fare qualcosa; a tutti è richiesto di smetterla di pensare che tocchi solo all’altro.

Segni di speranza, grazie a Dio, non mancano, nel piccolo e nel grande: persone che donano il proprio tempo e le proprie energie agli altri ci sono. Persone che trovano una ragione di gioia nel servizio –a una persona malata, a un familiare in difficoltà, e magari nel far giocare serenamente tanti ragazzi al Settembre Giovanile-, ci sono. Persone che sanno accogliere e sorridere, che sanno comprendere anziché giudicare. E che vi si impegnano, vi si sforzano, perché non sempre è facile comprendere e accogliere, star vicini e amare. Occorre che questi semi si espandano, si moltiplichino. Perché, tanti segnali ce lo dimostrano, oggi ce n’è davvero un grande, grandissimo bisogno.

E la Madonna della Pace di Sant’Omobono–abbiamo scelto quest’opera dei Chini come copertina di questo mese, per non dimenticare, nell’anniversario dell’attacco terroristico a New York, il desiderio di una pace vera, fondata nella giustizia e nell’amore- ci aiuti a non smarrire, o a ritrovare, la strada di una vita degna di essere vissuta. E a ricordare sempre che “ci sono sempre mille soli al di là delle nuvole”.

il filo

Cerca in questo sito gli argomenti sul Mugello che ti interessano powered by FreeFind
Copyright © 2006 - Best viewed with explorer - webmaster Stefano Saporiti contatti: info@ilfilo.net, Tel. 333 3703408