Link alla Homepage
Menu

La copertina di questo mese
La copertina di questo mese
Articoli
L'EDITORIALE / SETTEMBRE 2005

Contenti di questo Papa

Siamo proprio contenti. Papa Ratzinger ci piace. Lo sentiamo vicino. Al diavolo i raffronti. Dai suoi occhi, dalla sua voce flebile e timida percepiamo essenzialmente due cose: che vuol bene. Che ci vuol bene, che vuol bene alle persone che ha davanti. Da qui il suo desiderio che ciascuno possa aprire il proprio cuore al tesoro più grande, all’incontro con Dio. 

Un’apertura che cambia la vita, che le dà direzione e senso. Un sostegno nelle difficoltà. Una compagnia. Benedetto XVI lo ha detto ai giovani convenuti a Colonia: In vaste parti del mondo esiste oggi una strana dimenticanza di Dio. Sembra che tutto vada ugualmente anche senza di Lui. Ma al tempo stesso esiste anche un sentimento di frustrazione, di insoddisfazione di tutto e di tutti. Vien fatto di esclamare: Non è possibile che questa sia la vita! Davvero no.”

E qual è allora la vita degna di essere vissuta? Molto ci ha colpito questa riflessione del Papa, rivolta ancora ai giovani:  “Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo” dice san Paolo. Con ciò intende dire: Poiché riceviamo il medesimo Signore ed Egli ci accoglie e ci attira dentro di sé, siamo una cosa sola anche tra di noi. Questo deve manifestarsi nella vita. Deve mostrarsi nella capacità del perdono. Deve manifestarsi nella sensibilità per le necessità dell’altro. Deve manifestarsi nella disponibilità a condividere. Deve manifestarsi nell’impegno per il prossimo, per quello vicino come per quello esternamente lontano, che però ci riguarda sempre da vicino. Esistono oggi forme di volontariato, modelli di servizio vicendevole, di cui proprio la nostra società ha urgentemente bisogno. Non dobbiamo, ad esempio, abbandonare gli anziani alla loro solitudine, non dobbiamo passare oltre di fronte ai sofferenti. Se pensiamo e viviamo in virtù della comunione con Cristo, allora ci si aprono gli occhi. Allora non ci adatteremo più a vivacchiare preoccupati solo di noi stessi, ma vedremo dove e come siamo necessari. Vivendo ed agendo così ci accorgeremo ben presto che è molto più bello essere utili e stare a disposizione degli altri che preoccuparsi solo delle comodità che ci vengono offerte. Io so che voi come giovani aspirate alle cose grandi, che volete impegnarvi per un mondo migliore. Dimostratelo agli uomini, dimostratelo al mondo, che aspetta proprio questa testimonianza dai discepoli di Gesù Cristo e che, soprattutto mediante il vostro amore, potrà scoprire la stella che noi seguiamo”. 

“Allora non ci adatteremo più a vivacchiare...”: non è forse questa la prospettiva della quale abbiamo bisogno? Non la superficie, ma la profondità, non il torpore ma una sana inquietudine, perfino rivoluzionaria: “I beati e i santi sono stati persone che non hanno cercato ostinatamente la propria felicità, ma semplicemente hanno voluto donarsi, perché sono state raggiunte dalla luce di Cristo. Essi ci indicano così la strada per diventare felici, ci mostrano come si riesce ad essere persone veramente umane. Nelle vicende della storia sono stati essi i veri riformatori che tante volte l’hanno risollevata dalle valli oscure nelle quali è sempre nuovamente in pericolo di sprofondare (...) I santi, abbiamo detto, sono i veri riformatori. Ora vorrei esprimerlo in modo ancora più radicale: Solo dai santi, solo da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo”

E qui entra in gioco la Chiesa: “Si può criticare molto la Chiesa. Noi lo sappiamo, e il Signore stesso ce l’ha detto: essa è una rete con dei pesci buoni e dei pesci cattivi, un campo con il grano e la zizzania. Papa Giovanni Paolo II, che nei tanti beati e santi ci ha mostrato il volto vero della Chiesa, ha anche chiesto perdono per ciò che nel corso della storia, a motivo dell’agire e del parlare di uomini di Chiesa, è avvenuto di male. In tal modo fa vedere anche a noi la nostra vera immagine e ci esorta ad entrare con tutti i nostri difetti e debolezze nella processione dei santi.  In fondo, è consolante il fatto che esista la zizzania nella Chiesa. Così, con tutti i nostri difetti possiamo tuttavia sperare di trovarci ancora nella sequela di Gesù, che ha chiamato proprio i peccatori. La Chiesa è come una famiglia umana, ma è anche allo stesso tempo la grande famiglia di Dio, mediante la quale Egli forma uno spazio di comunione e di unità attraverso tutti i continenti, le culture e le nazioni. Perciò siamo lieti di appartenere a questa grande famiglia; siamo lieti di avere fratelli e amici in tutto il mondo”.

Che anche nel nostro Mugello tutti i credenti, laici e sacerdoti, si aiutino a vicenda, per entrare in questa prospettiva. Che davvero riempie il cuore. E siamo grati che anche questo vecchio Papa con gli occhi buoni ce lo ricordi con ferma dolcezza.

il filo

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, settembre 2005

Cerca in questo sito gli argomenti sul Mugello che ti interessano powered by FreeFind
Copyright © 2006 - Best viewed with explorer - webmaster Stefano Saporiti contatti: info@ilfilo.net, Tel. 333 3703408