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La copertina di questo mese
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Articoli
l'editoriale - settembre 2006

Se l’ambiente si sporca...

Sulle sponde di Bilancino sporcizie di ogni genere, lattine, bottiglie e buste di plastica su sentieri e boschi mugellani. Anche questi  mesi estivi hanno evidenziato la solita brutta abitudine, di tanti, a sporcare e ferire l’ambiente. Maleducazione e non solo. Perché questa noncuranza di fronte al degrado ambientale, di cui la lattina lasciata nel bosco è soltanto un aspetto, pare davvero dilagare. Il degrado è frutto del consumismo sprecone, che si illude che le risorse naturali siano infinite e rigenerabili, e che non si domanda mai quali conseguenze certe scelte abbiano nel medio e lungo periodo. Ecco allora le cementificazioni di urbanizzazioni pensate poco e male –e anche nel nostro bel Mugello (documentato anche dalle nostre belle immagini “dall’alto”) gli esempi non mancano-, ecco l’aria sempre più appesantita da gas e rumore, ecco l’acqua sporcata o fatta sparire da interventi devastanti su falde, pozzi e sorgenti.

Non solo maleducazione, si diceva. Certo però anche l’educazione conta. Conta il buon esempio degli adulti sui giovani, conta il contributo della scuola, conta anche il buon comportamento delle amministrazioni pubbliche che spesso portano evidenti responsabilità, sia nella scarsa cura posta nell’assicurare una sufficiente pulizia e decoro degli ambienti che nell’insufficiente azione di tutela e di controllo. Perché se le strade sono sporche o infestate d’erbacce è più facile per il cittadino considerare le vie come luogo dove gettare di tutto, dal mozzicone alla cartaccia, e poi ripetere il gesto anche negli spazi verdi.

Il disprezzo verso la cura ambientale ha però radici ancor più profonde. E preoccupanti. In fondo si tratta di un’altra manifestazione di egoismo e di individualismo. Chi spreca risorse naturali, chi sporca, pensa soltanto a se stesso, e se ne frega di chi verrà dopo di lui. E’ l’eclisse della cultura, l’insensibilità interiore, quella patina grigia sugli occhi e sull’anima, di chi non sa più riconoscere la bellezza intrinseca della natura, e non la percepisce come dono e risorsa, bensì come merce da sfruttare. “La creazione buona di Dio, nel corso della storia degli uomini –ha detto di recente il Papa Benedetto XVI- è stata ricoperta con uno strato massiccio di sporco che rende, se non impossibile, comunque difficile riconoscere in essa il riflesso del Creatore; anche se di fronte a un tramonto al mare, durante un’escursione in montagna o davanti a un fiore sbocciato si risveglia in noi, sempre di nuovo, quasi spontaneamente, la consapevolezza dell’esistenza del Creatore”.

E l’insensibilità verso la tutela ambientale ha un altro risvolto importante, anch’esso segno dell’egoismo che alimenta tale insensibilità. E’ ancora Benedetto XVI a segnalarlo, in un intervento ancor più recente, quando ricorda che questo “grande dono di Dio”, l’ambiente naturale, è “esposto a seri rischi da scelte e stili di vita che possono degradarlo”. E prosegue: “Il degrado ambientale rende insostenibile particolarmente l’esistenza dei poveri della terra. Occorre impegnarsi ad avere cura del creato, senza dilapidarne le risorse e condividendole in maniera solidale”. Un invito rivolto a tutti, rivolto a ciascuno di noi, e che si inserisce con perfetta coerenza in un atteggiamento di rispetto e di amore verso la vita. Anche un’accresciuta sensibilità ambientale è un tassello per un mondo più umano e fraterno. Ricordiamocelo, quando la prossima volta saremo in quel sentiero al Giogo...

il filo

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, settembre 2006

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